mercoledì 28 aprile 2010

Il cemento depotenziato dei boss



Caltanissetta. In una vasta operazione, denominata “Doppio colpo”, che ha interessato Sicilia, Lombardia, Lazio ed Abruzzo, i carabinieri ed i finanzieri di Caltanissetta hanno arrestato 14 persone e sequestrato sette aziende siciliane operanti nel settore del movimento terra su ordine del Gip di Caltanissetta, Giovanbattista Tona, su richiesta della Procura. Secondo gli inquirenti i boss mafiosi imponevano la fornitura del calcestruzzo prodotto dalla Calcestruzzi Spa alle imprese aggiudicatarie di appalti pubblici o privati “eliminando scomode concorrenze e consentendo l'espansione dell'azienda bergamasca nel mercato della Sicilia orientale”.


In particolare sarebbero stati i boss mafiosi Giuseppe Madonia, Francesco La Rocca e Giuseppe Giovanni Laurino, tutti e tre già detenuti per associazione mafiosa, ritenuti “esponenti di spicco delle articolazioni nissena e catanese di Cosa nostra”, a imporre la fornitura del calcestruzzo. Secondo i militari dell'Arma e la Guardia di finanza di Caltanissetta sarebbero emerse “senza ombra di dubbio” le responsabilità dei proprietari e dei gestori delle imprese siciliane dedite al movimento terra, che avevano rapporti di lavoro con la Calcestruzzi. Sono state, quindi, accertate le responsabilità dei consulenti e dei dipendenti della Calcestruzzi Spa “nell'avere creato e utilizzato un sistema informatico per alterare i dati di gestione produttiva del calcestruzzo fornito per appalti pubblici e privati in difformità alle previsioni contrattuali” e “per occultare la scadente qualità del calcestruzzo venduto”. Sono emerse, infine, responsabilità di due ex dipendenti della Calcestruzzi che, nella loro qualità di tecnologi, avrebbero fornito per le commesse relative all'appalto 'Porto Isola-Diga Foranea Gelà, “conglomerati composti da un minor quantitativo di cemento e da inerti non idonei per lo stesso impiego”. 
Nell'ambito dell'operazione sarebbero stati notificati due avvisi di garanzia a Carlo Pesenti, in qualità di legale rappresentante pro tempore di Italcementi spa, e a Mario Colombini, ex amministratore delegato della Calcestruzzi Spa, arrestato il 30 gennaio 2008. 
I due sono indagati dalla Dda nissena per illecita concorrenza con violenza o minaccia, riciclaggio e impiego di denaro o beni di provenienza illecita. 
La tesi accusatoria non è affatto condivisa dall'avvocato Alberto Alessandri, legale della Calcestruzzi Spa, che «prende atto, con sorpresa», delle misure cautelari e «respinge con rinnovata fermezza qualsivoglia ipotesi di contiguità di qualsiasi società del Gruppo con fenomeni di criminalità organizzata». Il penalista sottolinea in una nota che «una perizia, svolta dai massimi esperti del settore, ha consentito di accertare che non vi sono pericoli di sorta in ordine alla sicurezza delle strutture esistenti» e che l'incidente probatorio «ha complessivamente smentito i risultati delle indagini condotte dal consulente tecnico del Pm, poste a base delle accuse di ieri e di oggi». Tuttavia nell'ordinanza del Gip Tona, che ha esaminato e accolto quasi integralmente le richieste di custodia cautelare e di sequestro cautelativo della Dda di Caltanissetta, viene specificato che “al di là delle valutazioni tranquillizzanti riguardo l'insussistenza di immediati pericoli di crollo nelle opere esaminate va evidenziato che non vi è stata opera sottoposta a valutazione dei periti che non abbia rilevato delle anomalie di pure diversa significatività”.
 Quindi il Gip fornisce anche alcuni esempi come lo svincolo di Castelbuono, sull'A20 dove “a fronte di un'unica ricetta utilizzata per il confezionamento del calcestruzzo per tutta la parte dell'opera sottoposta a verifica gli esiti delle prove di resistenza hanno dato un'estrema variabilità di esito e questa circostanza può essere sintomatica di un alterato equilibrio del rapporto acqua/cemento”. Secondo il Gip “le forniture non rispettavano le ricette di qualifica, spesso indulgevano al risparmio nell'utilizzo dei materiali necessari per il confezionamento, finivano per creare le condizioni per la frode”. Anche per la galleria Cozzo Minneria, sull'A20, “operando un calcolo sugli esiti di tutte le prove di laboratorio, si ricavano valori di resistenza media superiore a quello richiesto, ma con un enorme scarto tra valori massimi e minimi; una variabilità assai sospetta, imputabile plausibilmente a variazioni notevoli nella composizione delle singole forniture di calcestruzzo”. Per l'ospedale S. Elia di Caltanissetta, inoltre, “sono stati rilevati già dal direttore dei lavori, prima dell'indagine, dei provini di calcestruzzo non conforme; vi è da credere che le forniture potessero essere effettivamente non conformi, per la variazione in corso di produzione del mix design utilizzato”. Tona ha ricordato anche “i risultati perentori delle prove di schiacciamento effettuati sulla Galleria Cipolla, lungo lo scorrimento veloce per Licata. I periti hanno pure ventilato pericoli di crollo, riservandosi eventuali ulteriori approfondimenti che non sono stati disposti. E anche sulla scorrimento 626 Salso III i periti hanno evidenziato valori non accettabili e comunque diversi da quelli rilevati in altre parti dell'opera”. “A fronte di questi dati - conclude Tona - è stato rilevato nel sistema informatico un numero cospicuo di ricette che prevedevano mix design per le medesime opere, con valori di dosaggio delle materie prime che, se applicati, avrebbero determinato un prodotto non conforme. Inoltre sono state riscontrate tracce inequivocabili di tentativi di inquinamento delle prove, con la soppressione di numerose ricette conservate nella banca dati poco dopo l'avvio delle indagini sugli impianti di Riesi e di Gela”. 




L'inchiesta sulla Calcestruzzi spa e sui presunti rapporti con le cosche ha origine nel novembre del 2002 quando in contrada Salinelle si incontrarono vicino a un albero che nascondeva una microspia Giovanni Laurino, Francesco Librizzi, Francesco La Rocca, Alfio Mirabile e altri presunti esponenti di spicco delle mafia catanese e nissena che discutevano delle forniture di calcestruzzo in Sicilia. In quella conversazione, per ampi stralci riportata nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Giovanbattista Tona a carico degli indagati odierni, si fa riferimento all'acquisto e al trasporto di inerti per gli impianti della Calcestruzzi, in relazione ai quali gli esponenti di più famiglie mafiose sembrano stabilire un sovrapprezzo: si parla di 5.000 lire per ogni unità di misura. 
Oltre alle intercettazioni vi è anche un importante contributo dei collaboratori di giustizia. Tra questi figura Carmelo Barbieri, detto «u prufissuri», insegnante di educazione fisica di Resuttano, trasferitosi a Gela, e divenuto esponente di spicco di Cosa nostra, ritenuto vicino ai familiari del boss Giuseppe Madonia. Importante - secondo il gip - anche il contributo fornito dal collaboratore Pietro Riggio, anch'egli inserito nel clan Madonia, e degli altri due dichiaranti Librizzi e Ferrauto. “I dichiaranti - scrive Tona - riferiscono di modalità di conclusione e di esecuzione del contratto che integrano il reato di illecita concorrenza con metodologia mafiosa, visto che a tutti i 'padroncinì - i titolari di piccole imprese - veniva proposto di lavorare a condizioni economiche da loro non scelte ma imposte dall'esigenza di controllare il mercato e assicurare impropri guadagni alla cosca mafiosa. I dichiaranti hanno delineato un sistema di selezione dei padroncini che avrebbero lavorato con la Calcestruzzi in base a criteri di affidabilità non già fondati sulle regole concorrenziali, non sulla base delle qualità imprenditoriali delle controparti, non sulla qualità dei servizi da loro offerti, ma in relazione alla loro disponibilità di prestarsi alle operazioni di sovrafatturazioni che finanziavano poi la criminalità organizzata”. I reati contestati ai dipendenti assoggettati al provvedimento odierno, va specificato, sono riferibili a fatti precedenti al sequestro di Calcestruzzi spa (gennaio 2008) e antecedenti all'insediamento dell'amministrazione giudiziaria nella gestione dell'azienda. 
Del resto lo stesso Procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, si è complimentato stamani con l'amministratore giudiziario della Calcestruzzi, l'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, nominato quando scattò il primo troncone d'inchiesta nei confronti dell'azienda bergamasca “per il modo in cui la società è stata risanata e rimessa in condizioni di lavorare, grazie anche alla soppressione e sostituzione del vecchio sistema informatico 'Progress' che era stato appunto modificato per produrre le doppie ricette di calcestruzzo, quella ufficiale per eventuali controlli e quella ufficiosa che invece serviva per risparmiare nella fornitura e creare i fondi neri”. La Procura ha chiesto al gip di mantenere il sequestro e in subordine che venisse reiterata l'amministrazione giudiziaria dall'azienda come organo di controllo dell'attività produttiva. Inoltre  che venisse costituita “una struttura di vertice aziendale che operi un controllo sistematico sull'attività degli stabilimenti, sulla produzione”. 


di Aaron Pettinari














I nomi degli arrestati tra la Sicilia e la Lombardia


27 aprile 2010
Caltanissetta. I provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere al capomafia Giuseppe 'Piddù Madonia, 64 anni, al boss Francesco La Rocca, 72 anni, e a Giuseppe Giovanni Laurino, 53 anni, esponente di spicco del clan Cammarata di Riesi. Carabinieri e guardia di finanza hanno invece posto agli arresti domiciliari gli imprenditori Salvatore Rizza, 78 anni, Santo David e Gandolfo David, 71 e 77 anni; il consulente esterno e l'amministratore del sistema informatico della Calcestruzzi Spa, Gianni Cavallini, 48 anni di Ravenna e Alvis Alessandro Trotta, 41 anni, di Milano; il responsabile del controllo gestione della stessa società, Carlo Angelo Bossi, 41 anni, di Induno (Milano), e due ex dipendenti, Mario De Luca, 47 anni, di Napoli, e Nunzio Anello, 42 anni, di Mazzarino (Caltanissetta); e il consulente esterno dell'Italcementi, Giancarlo Bianchi, 54 anni, di Brignano Gero D'Adda. Sono stati invece condotti in carcere gli imprenditori Francesco Lo Cicero, 56 anni, di Campobello di Licata (Agrigento) e Vincenzo Arnone, 47 anni, di Serradifalco (Caltanissetta). Lo Cicero, Arnone e i due imprenditori David sono indagati per associazione mafiosa; La Rocca, Madonia, Rizza, Lauria, Lo Cicero, Arnone e gli stessi David sono accusati di illecita concorrenza con violenza e minaccia, aggravato dall'avere avvantaggiato Cosa nostra; a Cavallini, Trotta, Bossi, De Luca, Anello e Bianchi è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi in pubbliche forniture; e De Luca e Anello sono anche indagati per truffa.











Fonte: ANSA

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