mercoledì 28 aprile 2010

Le mamme-signore di Adro, immancabilmente con tacco 12, SUV e cellulare-ultima-generazione con “l’ignoranza innalzata a virtù”

Dopo quanto visto e ascoltato nella puntata di giovedì scorso ad Annozero si è finalmente materializzata quell’orda di razzisti che vive solitamente sopita nelle osterie e che coltiva il proprio personale orticello di odio fra le mura domestiche. Aver avuto una telecamera che riprendesse lo stato d’animo e le idee di quelle mamme è stato un incentivo per lo sversamento di una montagna di bile che va montando chissà da quanto tempo, fomentata da anni di bombardamenti mediatici imposti dal ministero della paura.
Che a inscenare quell’orrendo spettacolo fossero delle signore, delle madri di famiglia, giovani donne con una lunga vita davanti ci dà il senso di cosa si stia radicando in quel profondo nord, in cui vivo, lontano dai riflettori della Roma distratta dalle chiacchiere che sta sempre a “guardarsi l’ombelico”. Così come si è visto ad Adro, anche nel vicentino si respira la stessa aria ed immagino in tutte le province del nord, visti i risultati elettorali. Quei fenomeni di intolleranza verso i “terroni” e i “negri”, per non parlare dei “culattoni” e degli zingari, fino ad oggi si son sempre limitati a goliardiche canzonature e battutacce da bar. Ora però qualcosa è cambiato. La legittimazione all’odio e al razzismo è arrivata per via democratica attraverso il voto popolare. Ho dei compaesani così ignoranti che non conoscono neppure il significato della parola razzismo. Io ci vivo in questo clima in cui l’ignoranza è innalzata a virtù, la scarsa capacità di linguaggio è difesa come un sacro simbolo di riconoscimento e l’avversione verso chi dimostra un minimo di cultura può essere figurata come il ripudio dei vampiri verso le corone d’aglio. E’ terribile sopravvivere in questa palude di trogloditi che ascoltano le tue argomentazioni con la bolla al naso, la clava in spalla e l’espressione del viso a forma di punto interrogativo, ma purtroppo la situazione mi sembra ormai irreversibile e destinata a sprofondare negli abissi della povertà umana.

di Stefano Facci

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