venerdì 16 aprile 2010

Una nuova ordinanza delle Forze di Difesa Israeliane autorizzerà deportazioni di massa dalla West Bank



Questa settimana entrerà in vigore una nuova ordinanza militare il cui intento dovrebbe essere quello di prevenire infiltrazioni, ma la cui conseguenza sarà invece la deportazione di decine di migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania o, in alternativa, il loro rinvio a giudizio per accuse che faranno rischiare loro fino a sette anni di carcere.

Quando questa ordinanza entrerà in vigore, decine di migliaia di palestinesi si trasformeranno automaticamente in criminali a rischio di punizioni severissime.

Se ci basiamo su come le autorità israeliane per la sicurezza hanno agito negli ultimi dieci anni, possiamo facilmente dedurre che i primi ad essere colpiti dalle conseguenze di queste nuove regole, saranno quei palestinesi sui cui documenti di identità è riportato un indirizzo della Striscia di Gaza – persone nate a Gaza con figli nati in Cisgiordania, ad esempio, oppure palestinesi nati in Cisgiordania o all'estero che per vari motivi hanno perso il loro status di residenza. Ed è anche molto probabile che questa nuova ordinanza andrà anche a colpire i coniugi stranieri dei palestinesi.

Fino ad oggi poteva accadere, di tanto i tanto, che i tribunali civili israeliani impedissero l'espulsione dalla Cisgiordania di persone appartenenti a queste tre categorie. La nuova ordinanza, però, le metterà da ora in poi sotto l’esclusiva giurisdizione dei tribunali militari israeliani, definendo chi entra illegalmente in Cisgiordania come uninfiltrato”, cioè "una persona presente in una certa zona senza essere legittimamente in possesso di un permesso". Questa disposizione porta, sostanzialmente, alle sue estreme conseguenze la definizione di “infiltrato” del 1969; questo termine, infatti, originariamente veniva utilizzato soltanto per quelle persone illegalmente residenti in Israele e che vi erano arrivate dopo aver attraversato quei paesi alloraclassificati come stati nemici: Giordania, Egitto, Libano e Siria.

Il modo stesso in cui quest’ordinanza è stata scritta è allo stesso tempo generico e ambiguo; si sostiene, ad esempio, che il termine “infiltrato” sarà applicato anche ai palestinesi residenti a Gerusalemme, a cittadini dei paesi con i quali Israele ha rapporti amichevoli (come, ad esempio, gli Stati Uniti) e ai cittadini israeliani, siano essi arabi o ebrei. E tutto questo dipenderà solo ed esclusivamente dal giudizio e dalle decisioni dei comandanti delle Forze di Difesa Israeliane.

Il Centro Hamoked per la Difesa dell'Individuo è stata la prima associazione israeliana per i diritti umani ad allarmarsi per le conseguenze di questa ordinanza, firmata sei mesi fa da Gadi Shamni, a quell’epoca comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria.

Due settimane fa Dalia Kerstein, direttrice del Centro Hamoked, ha inviato ad Avi Mizrahi, GOC del Comando Centrale, una richiesta per ritardare l’entrata in vigore dell'ordinanza, richiesta giustificata dai "drammatici cambiamenti che l'entrata in vigore di queste nuove regole comporterebbero, in termini di diritti umani, per un enorme numero di persone ".

Secondo le nuove disposizioni, "una persona si presume essere un infiltrato se si trova in una certa zona senza un documento o un permesso che ne attestino la regolare presenza in quell’area". Tale documentazione, si dice, deve essere "rilasciata dal comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria o da qualcuno che faccia le sue veci ".

Le istruzioni, però, non chiariscono se le autorizzazioni di cui si parla sono quelle attualmente in vigore o se ci si riferisce a nuove autorizzazioni che i comandanti militari potranno rilasciare in futuro. La disposizione non è chiara neppure riguardo alla situazione delle persone in possesso di permessi di soggiorno in West Bank, negando così l’esistenza stessa dell'Autorità Palestinese e gli accordi firmati da Israele con l'OLP.

L'ordinanza stabilisce che se un comandante scopre un infiltrato recentemente entrato in una determinata zona, "può ordinarne l'espulsione entro 72 ore a decorrere dal momento in cui viene emesso l'ordine di espulsione, a condizione che il deportato venga rimpatriato nel paese o nella zona da cui si era infiltrato ".

Il decreto autorizza anche procedimenti penali contro presunti infiltrati che possono portare a condanne con pene fino ad un massimo di sette anni di reclusione.Saranno anche processate quelle persone in grado di dimostrare di essere entrate in Cisgiordania legalmente, ma senza un permesso per rimanervi, e rischieranno pene fino a tre anni. (Secondo l'attuale legge israeliana, la pena per persone illegalmente residenti è mediamente di un anno).

Le nuove disposizioni autorizzano anche il comandante delle Forze di Difesa israeliane di esigere chel’infiltrato paghi per il costo della sua detenzione, della sua custodia e della sua espulsione, fino a un totale di NIS 7500.

Il timore che i palestinesi con gli indirizzi di Gaza sui documenti di identità saranno i primi ad essereperseguiti da questa ordinanza, si basa sull’analisi di tutte quelle misure che Israele ha preso negli ultimianni per limitare il loro diritto a vivere, lavorare, studiare o anche solo di visitare la West Bankl. Misure che, lo ricordiamo, violano gli accordi di Oslo.

Secondo una decisione del comandante in carica in West Bank e non sostenuta dalla legislazione militare, i palestinesi con indirizzi di Gaza sui documenti, dal 2007 devono richiedere un permesso di soggiorno per la Cisgiordania. E dal 2000 sono stati definiti come residenti illegali esattamente come se fossero cittadini di uno stato straniero. Molti di loro sono stati deportati a Gaza, compresi quelli nati in Cisgiordania.

Attualmente i palestinesi hanno bisogno di permessi speciali per entrare nelle aree in prossimità del muro di separazione, anche se le loro case si trovano proprio lì e i palestinesi siano stati a lungo esclusi dalla valle del Giordano senza alcuna speciale autorizzazione. Fino al 2009 gli abitanti di Gerusalemme Est avevano bisogno di un permesso per entrare nell'area A, territorio sottoil pieno controllo della PA.

Un’altra categoria che sarà particolarmente danneggiata da queste nuove norme sarà quella dei Palestinesi emigrati in Cisgiordania grazie alle disposizioni per il ricongiungimento familiare, la concessione delle quali è stata poi interrotta da Israele per diversi anni.

Nel 2007, tra una moltitudine di petizioni del Centro Hamoked e come gesto di buona volontà nei confronti del presidente palestinese Mahmoud Abbas, decine di migliaia di palestinesi hanno ricevuto permessi di soggiorno. La PA distribuiva i permessi, ma era Israele ad avere ilcontrollo esclusivo su chi poteva o non poteve riceverli.Migliaia di palestinesi, tuttavia, sono rimasti classificati come "residenti illegali", molti dei qualinon sono cittadini di altri paesi.

Questa nuova disposizione è solo l'ultimo di molti passi compiuti dal governo israeliano negli ultimi anniper generare permessi che limitino la libertà di movimento e residenza che in passato era stata garantita dai documenti d'identità palestinesi. I nuovi regolamenti sono stati concepiti per fare piazza pulita, autorizzando vere e proprie azioni criminali e l'espulsione di massadelle persone dalle loro case.

Il portavoce dell’Ufficio dell'IDF ha replicato: "Le rettifiche all'ordinanza sulla prevenzione all'infiltrazione, firmata dal Comando Centrale GOC, sono state emesse nell'ambito di una serie di manifesti, disposizioni ed incontri, pensati sia in ebraico che in arabo, in Giudea e Samaria, e saranno pubblicate negli uffici dell’amministrazione civile e degli avvocati difensori dei tribunali militari in Giudea e Samaria.L'IDF è pronta ad attuare l'ordinanza, che non è destinata ad essere applicata agli israeliani, ma solo a persone presenti illegalmente in Giudea e Samaria ".


di Amira Hass

Traduzione di Guerrilla Nenna per http://guerrillaradio.iobloggo.com/


READ IN ENGLISH

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori