sabato 3 aprile 2010

Zimbabwe, i bianchi non sono tutti uguali


In Zimbabwe le lotte politiche e sociali si sono spesso giocate sulla gestione della terra e sullo sfruttamento delle risorse agricole. Dopo la lunga dominazione coloniale britannica, durante la quale la terra era sotto il controllo quasi esclusivo della minoranza bianca al potere, a partire dall'indipendenza del 1980 la principale preoccupazione dei governi dello Zimbabwe è stata la redistribuzione delle terre. Tuttavia quasi tutte le riforme agrarie si sono basate in realtà sull'espulsione dei "white farmers", dei coltivatori bianchi. Soprattutto negli ultimi dieci anni di potere di Robert Mugabe, sono state confiscate quasi tutte le terre di proprietà dei bianchi. D'altra parte, i movimenti indipendentisti zimbabweani si erano costituiti negli anni settanta proprio contro il sistema coloniale che assegnava alla maggioranza autoctona soltanto le terre meno produttive. Ancora oggi, la terra è al centro di vicende politiche ed economiche non solo interne allo Zimbabwe.

Molti ex proprietari terrieri bianchi, espulsi dallo Zimbabwe, si trovano per esempio nel vicino Sudafrica, dove hanno provato ad entrare in possesso di terreni produttivi. A Città del Capo, circa settanta cittadini zimbabweani di origine europea hanno occupato di recente uno dei quattro grandi appezzamenti terrieri di proprietà del governo di Harare. Due tribunali sudafricani hanno stabilito che i diritti di proprietà dovranno essere assegnati agli "esuli" zimbabweani, in compensazione per l'esproprio forzato delle loro terre in Zimbabwe. I settanta, infatti, avrebbero ricevuto il terreno in affitto dal governo; non si tratterebbe di una vera e propria occupazione, ma di una transazione economica. Il governo di Mugabe non ha ancora risposto a quella che potrebbe apparire un'ingerenza estera in affari interni. In realtà, soprattutto dopo la recente visita del presidente sudafricano Zuma, Mugabe è consapevole che l'alleanza con il ricco e potente vicino è fondamentale per conservare il potere, anche se in coabitazione con l'avversario Tsvangirai. Inoltre, come ha sottolineato il legale dei settanta zimbabweani di Città del Capo, la riforma agraria di Mugabe ha colpito anche 128 contadini sudafricani - bianchi - costretti a lasciare le terre e intenzionati dunque a chiedere forme di compensazione ad Harare. La vicenda dimostra che in Sudafrica è possibile adire le vie legali contro il governo dello Zimbabwe.

Tutto ciò accade proprio mentre in Zimbabwe non tutti i bianchi vengono cacciati dalle loro terre. L'intransigente riforma agraria "etnica", infatti, non si applica evidentemente ai ricchi imprenditori e uomini d'affari graditi a Mugabe. Billy Rautenbach è uno di questi. Un personaggio bizzarro, ricchissimo e molto discusso. Nato in Zimbabwe, da sempre attivo in mezza Africa, in Europa, negli Stati Uniti e in Australia, si è arricchito soprattutto con il commercio e l'industria mineraria in Repubblica Democratica del Congo, grazie a società off-shore nei paradisi fiscali dei Caraibi e del Pacifico. È anche proprietario della rete di vendita della Volvo in Zimbabwe. Coinvolto persino nell'omicidio di Yong Koo Kwon, manager della Daewoo, Rautenbach è stato a lungo nella lista dei venti più ricercati in Sudafrica, per truffe e frodi fiscali. Europa e Usa hanno inserito il suo nome nella loro blacklist per il sostegno esplicito al regime di Mugabe. Proprio da Mugabe, Rautenbach ha appena ottenuto un contratto di 600 milioni di dollari per la costruzione di un impianto per la produzione di etanolo, il secondo al mondo per estensione (oltre quarantamila ettari). Nell'area scelta, Chisumbanje nella valle del fiume Sabi, vivono oltre 250mila persone, perlopiù contadini. Neri. L'impianto dovrebbe produrre l'80 per cento di tutto il biocarburante dello Zimbabwe, ma il prezzo è il trasferimento forzato di migliaia di famiglie. Il partito del primo ministro Tsvangirai, il Mdc, è peraltro maggioranza nei collegi elettorali della provincia di Manicaland, dove si trova Chisumbanje, e denuncia che così Mugabe punta ad accrescere le tensioni politiche nell'area. I dettagli del progetto di Rautenbach sono noti solo al diretto interessato e all'entourage del presidente. Le proteste e le lamentele della popolazione e del Mdc sono state così forti che il parlamento ha predisposto una commissione d'inchiesta.

Mentre i coltivatori bianchi dello Zimbabwe continuano ad essere cacciati dalle loro proprietà, cercando magari "rifugio" in Sudafrica, un bianco zimbabweano accresce il suo patrimonio grazie allo sfruttamento della terra. Una parentesi non trascurabile per la propaganda di Mugabe sul "black power" che si riprende le terre "rubate" dai bianchi.

di Giorgio Caccamo

Fonte: PeaceReporter

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