sabato 29 maggio 2010

“Non saremo il vostro bancomat!!” Stavolta la crisi la devono pagare soltanto i ricchi


E’ efficace, pertinente e socialmente giusta l’affermazione che sta guidando le mobilitazioni dei lavoratori pubblici (e ci auguriamo presto anche quelli del settore privato) contro l’’ultima manovra antisociale del governo. “Noi non siamo e non saremo più il vostro bancomat” hanno scritto sui volantini e sui cartelli, gridato nei megafoni, socializzato nelle strade i lavoratori pubblici che venerdi hanno protestato davanti alle banche in tutta Italia (e alla Banca d’Italia a Roma). La metafora usata dai lavoratori organizzati nei sindacati di base è decisamente pertinente. Ormai da almeno diciotto anni (correva l’anno 1992) che i governi che si sono succeduti - con perfetta convergenza bipartizan di scelte e priorità – hanno saccheggiato i redditi, gli stipendi, i salari, le pensioni dei lavoratori rastrellando imposte, aumentando le tariffe dei servizi pubblici privatizzati, taccheggiato con balzelli palesi e occulti chi – con solo il proprio salario – ha arricchito per quasi venti anni coloro che campano sulla rendita finanziaria che gli deriva dal possesso dei titoli di stato del debito pubblico italiano o dalla sarabanda speculativa nelle Borse. E chi sono costoro?

I dati ci dicono che il “risparmio delle famiglie” si è assottigliato, anche nella sua versione più legata alla rendita. I Bot people nel 1992 rastrellavano il 53% dei titoli di stato investendovi le liquidazioni, le eredità di famiglia o il surplus sui redditi particolarmente elevati. Sedici anni dopo i Bot people (quelli terrorizzati e terrorizzanti dalla tassazione evocata negli anni ’90) sono ridotti a poca roba. Infatti l’83% dei titoli del debito pubblico italiano sono saldamente in mano alle banche, alle assicurazioni e ai fondi di investimento stranieri, cioè a coloro che alimentano artatamente “il rischio paese” dell’Italia e con esso la speculazione finanziaria tesa ad ottenere rendimenti più alti.
Hanno fatto dunque non bene ma benissimo i lavoratori pubblici a manifestare davanti alle banche e alla Banca d’Italia, perché sono queste che alimentano la voragine del debito pubblico e ingoiano da anni decine di miliardi ricavati dalle imposte pagate dai lavoratori, dal taglio dei servizi alle famiglie e dalle privatizzazioni che hanno costruito i nuovi monopoli privati nelle utilities. Non è caso che i maggiori profitti e le maggiori capitalizzazioni di borsa non siano quelle delle industrie ma proprio quelli delle banche e delle società che gestiscono i servizi a rete (elettricità, gas, carburanti, telecomunicazioni). Ogni due mesi queste ultime incassano sul sicuro e vanno a profitto attraverso un altro bancomat: quello delle bollette che le famiglie sono costrette a pagare per avere gas, luce, telefono, acqua, benzina etc.
“Abbiamo tutti assistito, nei mesi scorsi all’impressionante sequela di fallimenti delle banche statunitensi e anglosassoni, agli arresti di banchieri e finanzieri senza scrupoli che si sono arricchiti speculando nei mercati finanziari e azionari di tutto il mondo utilizzando i risparmi della gente comune che, convinta che qualche briciola di capitalismo sarebbe toccata anche a loro, gli avevano affidato i propri quattrini” scrive in volantino la USB. In Italia non è fallito nulla, non hanno arrestato nessuno, solo hanno deciso, qui come in Grecia, in Portogallo, in Spagna di riversare sul mondo del lavoro, sulla gente comune, sui lavoratori e le loro famiglie i costi della crisi.
Le attività speculative dei gruppi capitalisti (siano esse banche o imprese), sono dunque da “prenditori” piuttosto che da imprenditori. Queste attività vengono sostenute e finznaiate apertamente dalle leggi dello stato e da manovre come quella messa in campo da Berlusconi/Tremonti ma anche dalla Commissione Europea di Bruxelles e dalla Banca Centrale Europea a Francoforte che delineano ormai la natura prettamente imperialista, antipopolare e reazionaria dell’Unione Europea. Su questo è bene essere non chiari ma chiarissimi. Hanno ragioni da vendere i compagni greci quando affermano che la fuoriuscita della Grecia dell’Unione Europea sarebbe oggi il male minore.
“Noi non siamo il vostro bancomat”.Con questo slogan che chiarisce molto bene come stavolta la crisi la devono e la dobbiamo far pagare solo ai ricchi, anche noi saremo in piazza nei prossimi giorni e sabato 5 giugno per le vie di Roma nella manifestazione nazionale contro la crisi e l’attacco al lavoro.
Per l'occasione Contropiano, il giornale della Rete dei Comunisti, uscirà con un numero speciale ricco di tabelle, dati e valutazioni a nostro avviso utilissimi per capire come sono andate le cose negli utlimi venti anni e dove colpire per impedire che continuano ad andare contro i lavoratori, i pensionati, le famiglie proletarie, i precari e i neoproletarizzati degli ex "ceti medi".

La redazione di Contropiano

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