mercoledì 5 maggio 2010

Ribellione greca, Atene in fiamme

 Tre persone sono morte in una banca nel centro di Atene che ha preso fuoco dopo essere stata colpita da alcune bombe molotov lanciate da alcuni giovani incappucciati (almeno questa è la versione diffusa dal ministero degli Interni). Una notizia gravissima giunta al termine delle grandi manifestazioni pooplari che oggi hanno attraversato la capitale ellenica.
Centinaia di migliaia di persone sono scese oggi in piazza ad Atene e nelle altre principali città elleniche nel secondo giorno di sciopero generale indetto dai sindacati contro il piano di tagli targato UE ed FMI approvato domenica dall’esecutivo di Papandreu. Si tratta della più grande manifestazione mai realizzata in Grecia negli ultimi dieci anni, con decine di migliaia di persone che a due ore dalla partenza ufficiale del corteo indetto dalle varie organizzazioni sindacali e dai partiti politici della sinistra nel centro della capitale, ancora dovevano cominciare a muoversi dato l’alto numero di partecipanti. A poca distanza hanno sfilato circa ventimila attivisti del Pame, il braccio sindacale del Partito Comunista Greco (Kke), contrario come sempre a scendere in piazza al fianco delle altre formazioni sindacali e politiche, anche se questa volta il numero dei manifestanti era tale che il corteo dei sindacalisti del Pame si è praticamente fuso con l’altro corteo.



Ieri un centinaio di attivisti del Pame e del KKE avevano fatto irruzione all’interno dell’Acropoli, superando gli sbarramenti di sicurezza, ed hanno esposto due striscioni con su scritto, in inglese ed in greco, ‘Popoli d’Europa sollevatevi!’, riproponendo una forma di lotta dal forte contenuto simbolico che gli attivisti di un’altra organizzazione comunista greca, il KOE, avevano già messo in atto il 10 marzo scorso, alla vigilia del precedente sciopero generale, calando uno striscione ai piedi del Partenone.


Da ieri a mezzanotte il paese è praticamente paralizzato da uno sciopero generale della durata di 48 ore nel settore pubblico e di 24 in quello privato: sono fermi i trasporti pubblici e i collegamenti per le isole, mentre le compagnie di bandiera hanno dovuto annullare centinaia di voli da e per la Grecia. Chiusi ospedali, scuole, università, uffici pubblici e banche mentre a causa dello sciopero totale dei giornalisti nel paese è in atto un vero e proprio blackout informativo. Anche alcune organizzazioni di commercianti hanno aderito alla protesta lasciando chiusi i negozi dei propri aderenti. Il piano di tagli ai salari e alle pensioni, che deve essere votato in parlamento nelle prossime ore, é criticato, oltre che dai sindacati, da tutta l'opposizione politica che, a cominciare dalla destra di Nuova Democrazia voterà contro. Unica eccezione il piccolo partito di estrema destra Laos che in cambio di misure restrittive sull’immigrazione sostiene il massacro sociale contenuto nel piano del governo socialista in nome della salvezza della Grecia dal fallimento. Scontata l’approvazione del piano di tagli e nuove tasse da parte del Governo, che può contare in Parlamento su 160 deputati sui 300 totali. Ma il successo dello sciopero generale di oggi – tre milioni i lavoratori che hanno aderito – e delle manifestazioni lasciano intendere che i lavoratori e i giovani greci, anche al di là della titubanza delle direzioni dei sindacati legati storicamente al partito socialista, non intendono tornare a casa e accettare supinamente un massacro sociale descritto da esponenti politici e media come inevitabile ma che ricade esclusivamente su lavoratori, studenti e pensionati: secondo i calcoli realizzati dai sindacati greci ogni lavoratore ellenico perderà circa 300 euro di salario ogni mese, per non parlare dell’aumento generalizzato delle tariffe dei servizi e dei beni di prima necessità – causato dall’aumento dell’IVA dal 19 al 23% - che metterà in ginocchio milioni di famiglie già colpite dall’aumento della disoccupazione e della precarietà.


Contro il piano governativo di tagli a salari e pensioni oggi sono scesi in piazza, con slogan contro il governo l'Ue e il Fondo Monetario Internazionale, operai, impiegati, agricoltori, studenti, professori e pensionati, insieme all'intera sinistra parlamentare ed extraparlamentare e al movimento anarchico, con marce e concentrazioni in tutto il paese. Quando i cortei hanno raggiunto le destinazioni finali, sono già iniziati gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Sia ad Atene che a Salonicco si sono registrati scontri tra attivisti delle organizzazioni anticapitaliste e polizia in assetto antisommossa che ha cercato di disperdere i manifestanti che provavano ad avvicinarsi ai palazzi governativi. Gli scontri più duri sono ancora in corso nella capitale dove i manifestanti hanno letteralmente assaltato il cordone della polizia che sbarrava loro il passo davanti al Parlamento. Secondo numerose testimonianze centinaia di giovani a faccia scoperta continuano ad attaccare davanti al parlamento ateniese la polizia con lanci di pietre e di bombe molotov. Gli agenti rispondono con brevi cariche. Scontri duri sono segnalati anche a Patrasso dove la polizia ha fatto uso più volte di bombe lacrimogene – di fabbricazione israeliana - contro gruppi di dimostranti ai margini delle manifestazioni ufficiali che hanno anche dato fuoco a cassonetti dell'immondizia. Scontri con la polizia anche a Salonicco, Ioannina, a Corfù e a Creta.
In varie città italiane si terranno tra oggi e domani presidi e sit in di solidarietà con i lavoratori greci organizzati dai sindacati di base e dalle organizzazioni della sinistra italiane. A Roma la manifestazione si terrà oggi pomeriggio a partire dalle 16 davanti all’Ambasciata greca in via Mercadante. Scrivono Sdl ed RdB in un comunicato: 
“Gli istituti finanziari internazionali, gli stessi che hanno inondato il mondo con fondi spazzatura determinando la più grave crisi economica mai conosciuta, che sono stati salvati dal fallimento con l’aiuto generosissimo dei governi occidentali a spese dei contribuenti, hanno determinato il collasso della Grecia. Ora a pagare saranno i soliti di sempre: lavoratori pubblici a cui vengono tagliate indennità e tolte tredicesima e quattordicesima, pensionati a cui vengono congelate le pensioni, dipendenti privati che si vedono togliere il 15% dei propri salari; e poi aumento dell’età pensionabile a 67 anni, privatizzazione dei servizi pubblici, aumenti dell’IVA, blocco delle assunzioni, liberalizzazioni del mercato del lavoro e precarietà e licenziamenti a dismisura.
La Grecia dovrà restituire complessivamente 110 miliardi di euro, il cui peso ricadrà tutto sulle spalle dei lavoratori e dei ceti popolari, e già la speculazione ha messo nel mirino Portogallo, Spagna, Irlanda e la stessa Italia non se la passa troppo bene.
Contro le misure predisposte dal Governo ‘socialista’ nelle scorse settimane sono scesi in piazza e hanno scioperato milioni di lavoratori; un altro sciopero di due giorni, 4 e 5 maggio, sta già paralizzando il paese”. Al presidio di oggi hanno aderito le organizzazioni di lotta per la casa, i Blocchi Precari Metropolitani ed alcune organizzazioni politiche.


di Marco Santopadre - Radio Città Aperta

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