mercoledì 30 giugno 2010

Libia: dal campo di detenzione di Misratah ai container, "i ribelli" eritrei rischiano l'espulsione

MILANO – Che fine hanno fatto i respinti lo sappiamo già: rinchiusi in carcere in Libia. Ma adesso il problema è capire che fine faranno. Da stamattina all'alba infatti abbiamo perso le loro tracce. I container sono partiti carichi di uomini alle cinque del mattino, lasciandosi alle spalle i cancelli del campo di detenzione di Misratah. Un reparto dell'esercito ha fatto irruzione nelle celle in piena notte. Le ultime telefonate d'allarme sono giunte alle cinque del mattino. Poi il silenzio: tutti i telefonini sono stati sequestrati. I detenuti portati via sono almeno 300. Tutti eritrei, uomini e donne, compresi una cinquantina di minorenni. Tutti arrestati sulla rotta per Lampedusa, chi respinto in mare nell'ultimo anno e chi fermato nelle retate della polizia libica a Tripoli. La diaspora eritrea, da Roma e da Tripoli, ci ha chiesto di dare la massima diffusione alla notizia, perché il rischio di un'espulsione di massa a questo punto è molto alto.

L'Aquila, "vi racconto cosa è la mia città oggi"

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky.

Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai.



Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì.

Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio.

martedì 29 giugno 2010

Il cuore della rivoluzione bolscevica batte ancora a Ischia

In Italia c'è chi non ha mai smesso di preparare l'assalto al Palazzo d'Inverno: il cuore della rivoluzione bolscevica batte ancora a Ischia, a tenere viva la speranza Domenico Savio, protagonista del documentario Il segretario generale del Partito comunista italiano marxista leninista di Antonio Moreno. Sull'Isola verde nel golfo di Napoli, reddito medio pari a quello svizzero, si continua ostinatamente a parlare di lotta di classe: «Quello che mi ha affascinato - racconta il regista - non è l'aspetto originale o magari folkloristico ma l'avventura umana di un uomo ostinatamente attaccato alle sue idee. Mi domando: è giusto essere coerenti fino al punto di rimanere soli? Un interrogativo che credo sia fondamentale visto la deriva che sta prendendo il paese».
La sede del Pci-ml a Forio è dipinta di giallo e rosso in ogni minimo dettaglio, dalle rifiniture sulle porte alle ringhiere, le falci e martello sono ovunque, anche nel disegno delle mattonelle. Lo spazio è organizzato intorno alla sala per i dibattiti e alla biblioteca, sugli scaffali si trovano ad esempio le annate di Ordine nuovo rilegate in rosso oppure la raccolta completa delle opere di Stalin in italiano e in russo. Sulle pareti i ritratti dei padri fondatori, un Lenin in colori pastello o Marx in bianco nero, accanto al Premi Spartaco. Domenico Savio, settantenne agguerrito, ha ereditato la passione dal padre, famoso antifascista di Ischia, ha studiato da dirigente del Pci alle Frattocchie e ha trasmesso la passione al figlio, «terza generazione di comunisti», rivendica orgoglioso.

Con un capolavoro di distorsione giornalistica, con un servizio al limite dell'incredibile il Tg1 di Minzolini assolve Dell'Utri

Un capolavoro di distorsione giornalistica, un servizio al llimite dell'incredibile, che ha subito provocato una reazione con centinaia di telefonate ai centralini della Rai, mail di protesta, reazioni stupefatte e ironiche su Internet. Il tg1 delle 13 è riuscito a confezionare la condanna di Marcello Dell'Utri a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa facendola passare per una sconfitta dell'accusa e per una vittoria del senatore, che si è visto ridurre la pena di due anni rispetto al processo primo grado.

Dopo la Nakba (il disastro) milioni di palestinesi dispersi in un dramma senza fine

L'Unrwa (L’Agenzia Onu per il sostegno ai profughi palestinesi) li definisce "le persone il cui normale luogo di residenza tra il giugno 1946 e maggio 1948 era la Palestina e che hanno perso tanto le loro case quanto i principali mezzi di sostentamento in seguito al conflitto arabo-israeliano del 1948". Sono gli oltre sette milioni di profughi palestinesi dispersi in tutto il mondo, il 67 per cento di tutti i palestinesi attualmente presenti sulla terra

Dopo la guerra del 1948, che i palestinesi non a caso definiscono come la Nakba (il disastro), milioni di palestinesi si sono dispersi nei paesi confinanti. Allo stato attuale circa 2 milioni sono dislocati in Giordania, oltre 400mila in Siria e Libano, circa 300mila all'interno dello stesso stato di Israele, meno di 50mila in Egitto ed in cifre ancora minori in Iraq.

Secondo le stime ufficiali fornite dall'Unrwa e quindi calcolate in base ai palestinesi iscritti nei registri dell'agenzia internazionale, la distribuzione dei profughi palestinesi sarebbe così riassumibile: 41,6 per cento in Giordania, 23,2 per cento nella Striscia di Gaza, il 16,3 per cento in Cisgiordania, 10,0 per cento in Siria e 8,9 per cento in Libano.

lunedì 28 giugno 2010

Il profitto e l'operaio

Il PRIMO ministro del governo italiano ha percepito nel 2009 un reddito pari a 11.490 (undicimilaquattrocentonovanta) volte il reddito di un operaio Fiat di Pomigliano d'Arco. Le cedole della sua quota personale di Fininvest (Silvio Berlusconi detiene il 63,3% dell'azienda, escluse le azioni possedute dai figli) gli hanno fruttato l'anno scorso un dividendo di 126,4 milioni di euro. Cifra che corrisponde per l'appunto a 11.490 volte il reddito di un lavoratore metalmeccanico di Pomigliano che nello stesso periodo ha risentito della cassa integrazione, portando a casa circa 11.000 (undicimila) euro lordi. In altri termini, la persona fisica del nostro primo ministro ha guadagnato nel 2009 due volte (e più) il monte salari dell'intero stabilimento al centro della drammatica vertenza che sta rimettendo in gioco le relazioni sindacali del paese.

Nichi è il nostro Presidente

Tracce significative dell'agenda d'inizio giugno. L'8 è stato a Bruxelles. Il 10 a Roma, il 14 a Vicenza, il 15 a Pomigliano D'Arco. Il 17 a Roma, di nuovo. Il 20 a "Telecamere" su RaiTre con Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino. Convegni, dibattiti, confronti su Finanziaria, sindacato, sviluppo, futuro della sinistra. E interviste, da "La Stampa" al "manifesto", dal "Sole 24Ore" a "Vanity Fair" al "Fatto". Come minimo, per Nichi Vendola, governatore della Puglia, è solo un allenamento. Una prestazione atletica. Uno sfizio narcisista da politica locale in trasferta. Come massimo, l'inizio di una Lunga Marcia per diventare il capo. E il sospetto, l'idea, forse la follia o la predestinazione non arriva solo dal fuoco nemico o da quello amico. Arriva da lontano, dal mondo anglosassone. Così il 14 giugno è anche successo che sul "Times" Bill Emmott, ex direttore di "The Economist", lo abbia segnalato come l'uomo, nella sinistra, da tenere sotto osservazione, quello capace di mobilitare le masse stile Obama. Quale comunista, ex Rifondazione persino, e ora portavoce di Sel, Sinistra Ecologia Libertà, aveva mai avuto un'investitura internazionale? Troppo rumore per nulla, secondo alcuni, vedi l'entourage di Enrico Letta con cui si guarda in cagnesco.

Benedetti dalla Santa Sede costruiscono per il Vaticano

Quattro imprese edili gradite al Vaticano e approdate, sulla scorta degli stretti rapporti con la Santa Sede, sopra gli appalti della Protezione civile. È l'ultimo filone d'inchiesta individuato dalla procura di Firenze, dalla quale è partita l'inchiesta G8. In quattro casi gli inquirenti hanno certificato un percorso inverso rispetto alla "Anemone costruzioni": grazie alla saldatura di un'amicizia con i vertici del mattone pubblico, il gentiluomo del Papa Angelo Balducci in particolare, Anemone nel tempo era diventato uomo di fiducia del Vaticano e di Propaganda Fide.

Per accedere agli uffici pontifici, hanno accertato in procura, bisognava essere presentati, quindi passare un esame fiduciario. La famiglia Navarra ne è un esempio. Certifica un'attività edilizia dalla fine dell'Ottocento e dal 1975, attraverso la Italiana costruzioni, si è consolidata sui cantieri pubblici più vari - la terza corsia del Grande raccordo anulare di Roma, il nuovo centro di Roma, Maxxi per le arti contemporanee, Palazzo Ducale a Genova, due caserme a Milano e Lecco - trovando parallelamente ascolto in Vaticano. I tecnici del Governatorato, con la supervisione del direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci, hanno scelto infatti di affidare ai Navarra il restauro del colonnato del Bernini di piazza San Pietro, commessa da 20 milioni da portare a termine nel 2015.

sabato 26 giugno 2010

La Finmeccanica della riconversione?


Nel 1979 viene pubblicato il libro "Corsa agli armamenti e uso alternativo delle risorse: presentazione e analisi della situazione italiana" di Alberto Tridente, Segretario Nazionale F.L.M. L'autore scrive che in quel periodo sebbene l'attenzione fosse fissata sul rinnovo degli accordi SALT fra Stati Uniti e Unione Sovietica, la corsa agli armamenti assumeva caratteristiche preoccupanti e i conflitti si moltiplicavano. Tridente sente che le responsabilità di situazioni drammatiche come quelle presenti nei paesi in cui si usano le armi occidentali per reprimere le rivolte interne (Cile, Nicaragua, Argentina, Sudafrica, ecc) o nei conflitti locali, deve portare a decisioni da parte di tutte le forze politiche e del movimento operaio.

Solo trenta o quaranta anni fa avremmo chiamato emigranti. Oggi, come dovremmo chiamarli?

"Sarà che il fenomeno emigrazione riguarda il passato del nostro paese e non più il presente?" Sarà vero che gli italiani hanno smesso di far la valigia alla ricerca di miglior fortuna altrove? Un giorno in Europa si compone di quattro storie, quattro storie di italiani all'estero.

In Paraguay guerriglia all'attacco?



Due agenti di polizia sono morti in seguito a un violento scontro a fuoco con alcuni presunti miliziani dell'Epp, Ejercito del Pueblo Paraguayo, avvenuto nel dipartimento di Concepcion, a circa 450 chilometri dalla capitale Asuncion.


La notizia è stata diffusa dai portavoce del ministero dell'Interno paraguayano. Probabilmente uno o più guerriglieri potrebbero essere stati colpiti dagli uomini dei reparti d'elite della Policia Nacional.


Secondo la ricostruzione dei fatti gli uomini della Foper (Fuerza Operativa de Policia Especializada) la sparatoria sarebbe avvenuta in un bosco durante un pattugliamento che aveva l'obiettivo di catturare guerriglieri o fiancheggiatori del gruppo. "Crediamo che i guerriglieri che si sono scontrati con le truppe d'elite possano essere i membri principali del gruppo, i leader, i capi" dice Rafael Filizzola, titolare al dicastero degli Interni.

L'infinita agonia del PD

L'evidente crisi di Berlusconi non trova soluzione per un'altrettanto evidente mancanza d'alternative. Non che manchino volenterosi successori o ipotesi d'ingegneria istituzionale per condurre in porto un'alternativa al fallimentare governo di Tremonti e Berlusconi; il problema sembra essere piuttosto la mancanza di una massa critica attorno alla quale coagulare e sviluppare il progetto.
Tale massa critica dovrebbe in teoria trovarsi dalle parti del primo partito d'opposizione, ma le sue vicissitudini e il suo approssimarsi pericolosamente all'implosione lo mettono fuori gioco, privando così il copione di uno degli attori principali. Il PD è reduce da almeno un paio di notevoli secessioni: quella presto metabolizzata di Rutelli, Binetti e altri cattolici astuti, e quella recentissima del PD siciliano, che ha rivendicato la propria autonomia per sostenere il governo più che fallimentare di Lombardo e della sua MPA e della parte di Forza Italia che è scappata insieme a Miccichè. Idealmente si tratta di guadagni netti per il PD, nella pratica sono invece emorragie che avranno sicuramente effetti sul corpo del partito, già leggerino.

venerdì 25 giugno 2010

Gaza, Israele non lascia passare quel che serve davvero

Ketchup, maionese, aghi da cucito e filo sono i prodotti che settimana scorsa Israele ha inserito nella lista dei pochi beni autorizzati a Gaza. A questi si sono aggiunti martedì attrezzi agricoli, pezzi di ricambio per automobili, giocattoli e make-up che sopra 130 camion abbiamo visto entrare all'interno della Striscia.


Prendendo atto della decisione del governo israeliano di "allentare" l'assedio a Gaza concedendo l'immissione di più merce, l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem ha commentato : "questo è un primo mini passo nella giusta direzione per portare la politica d'Israele in linea con i suoi obblighi".
Passo davvero microscopico, se consideriamo che solo dal valico di Karni, prima dell'inizio dell'assedio, passavano più di diecimila camion al mese e che comunque anche allora eravamo lontani dai 500 camion di merci al giorno, quantitativo minimo necessario stabilito dalle Nazioni Unite per coprire in parte i fabbisogni di un milione e mezzo di persone.

La Bosnia Erzegovina e il suo enorme potenziale energetico

La Bosnia Erzegovina è ricca di acque e ha un enorme potenziale energetico. La sola Federazione bosniaca progetta la costruzione di dodici centrali idroelettriche, termiche ed eoliche nei prossimi dieci anni. Le gare di appalto condotte in questo settore, tuttavia, non sono finora avvenute in maniera trasparente.
Gli investimenti nel settore energetico, in Bosnia Erzegovina, rappresentano una delle principali possibilità di sviluppo per un Paese con mezzo milione di disoccupati. Secondo dati forniti dal ministero dell'Agricoltura, dell'Acqua e delle Foreste, in Bosnia Erzegovina viene attualmente sfruttato solo il 40% del potenziale idrico totale per la produzione di energia elettrica, con una produzione annuale di circa 11.750 Gwh.
Nella Federazione bosniaca, nel 2009 la compagnia energetica “Elektroprivreda BiH“ ha prodotto 6.661 Gwh. Solo 4.095 di questi Gwh sono stati consumati dai cittadini bosniaci e dalle aziende del Paese. L'energia rimanente è stata esportata. La causa di questa eccedenza, attualmente circa il 40% di quanto prodotto, risiede nel fatto che la produzione industriale non ha più raggiunto il livello che esisteva prima della guerra, e che alcuni tra i maggiori consumatori di energia non lavorano più a pieno regime.

giovedì 24 giugno 2010

Rinasce a Pomigliano l’autonomia di una classe che si dichiarava in via di estinzione ?

Una vittoria del sì al ricatto molto risicata che si evince dalle analisi più attente tra gli operai e gli impiegati, ( SOLO IL 52 % DEGLI OPERAI HA DETTO Sì) cioè tra coloro che direttamente dovranno subire gli effetti del nuovo ciclo produttivo e chi invece dovrà controllare che esso sia sempre ai livelli previsti dai piani padronali , è il dato che ha gettato nel panico alle prime luci dell’alba di oggi sindacalisti asserviti e consenzienti, giornalisti incapaci di comprendere la inumanità della fabbrica a ciclo continuo e della rabbia che cova in ogni singolo schiavo salariato che olia con il suo sudore e il suo sangue lo sferragliare infinito delle macchine e la voglia di dare una scatto di reni, un segnale che il Sud è sempre pronto a fare la sua parte per la rivoluzione sociale.

50 anni fa a Battipaglia , a un centinaio di chilometri da Pomigliano, le operaie , i braccianti, i disoccupati con la loro rivolta diedero fuoco non solo a centinaia di mezzi della polizia e ai simboli di uno Stato che aveva svenduto l’economia meridionale agli interessi del capitale industriale e finanziario del Nord, ma anche all’illusione che l’Italia del modello consumista e dell’industrializzazione di massa, fosse pace sociale ed eliminazione del conflitto di classe.

La desertificazione del cemento

«Secondo i dati Istat, elaborati dal Wwf, in Italia fra il 1990 e il 2005 sono stati divorati dal cemento e dall'asfalto (dunque sterilizzati per sempre) 3,5 milioni di ettari, cioè una regione grande più del Lazio e dell'Abruzzo messi assieme. Il tutto a un ritmo di 244.000 ettari l'anno. In Germania dal '98 il consumo di territorio non può crescere più di 11.000 ettari l'anno». Tutto questo accade in Italia, il Belpaese per antonomasia, la culla del Rinascimento e delle piazze, l'unica nazione al mondo che dei beni artistici e paesaggistici fa la propria risorsa principale. O, almeno, così dovrebbe essere. La realtà, però, è tutt'altra. Ce lo dimostra il dato macroscopico citato in apertura, una delle tante informazioni che è possibile ricavare dalla lettura di La colata , l'ultimo titolo sfornato della prolifica casa editrice chiarelettere (pp. 528, euro 16,60), scritto da un gruppo di giornalisti di diverse testate: Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo, Antonio Massari. Sia detto per sgombrare il campo da infingimenti, le più interessanti delle oltre cinquecento pagine del volume non sono quelle che palesemente rientrano in un progetto a tesi. Non sappiamo se - come proclamano gli autori - si possa parlare di un «modello italiano», se gli intrecci tra politica, malaffare e imprenditoria criminale sia un destino incombente sulla testa degli italiani, come se questi avessero qualche colpa antropologica da scontare. Però, se si mettono da parte gli accenti più "travaglisti" degli autori, là dove essi si scagliano contro la politica, indifferentemente di destra o di sinistra, o contro l'onnipresente "casta", rimane una valanga di informazioni interessantissime. Per esempio, su come stanno cambiando le città italiane o sulla realtà sociologica - questa davvero tutta da studiare - delle periferie-satelliti, come il quartiere di Ponte di Nona costruito da Caltagirone a Roma o gli assalti di Ligresti al Parco Sud di Milano. 

Intanto, in vista dell'Expo, i ciellini si mangiavano Milano con un'ingordigia senza confini

Mettere le mani su un patrimonio pubblico da oltre un miliardo e mezzo di euro, gestirne la svendita ai privati senza alcun controllo e finanziare così altri cinque anni di affari milionari dell'edilizia sanitaria lombarda. I magistrati di Firenze e Perugia devono ancora chiudere il menù delle abbuffate della "cricca" e già dalla metropoli milanese sale il crepitio di un'altra orda di mandibole della politica.

I più scandalizzati sono i medici cattolici e i sacerdoti ambrosiani fedeli all'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Sotto accusa c'è l'operazione di "valorizzazione" dell'enorme patrimonio immobiliare dell'Ospedale Maggiore Policlinico, annunciata dal presidente ciellino Giancarlo Cesana: migliaia di case, terreni, abbazie e palazzi monumentali, sparsi in più di cento comuni... che generazioni di cittadini milanesi e lombardi hanno donato, nell'arco di cinque secoli, alla storica struttura sanitaria fondata dal duca Francesco Sforza nel 1456.

IL DOPO VOTO A POMIGLIANO D’ARCO: un fronte padronale assetato di vendetta e di odio di classe

Il risultato del Referendum svoltosi a Pomigliano d’Arco tra i lavoratori dello stabilimento della Fiat chiamati ad “esprimersi” sul famigerato Piano Marchionne, segnala alcune questioni politiche sulle quali vogliamo appuntare l’attenzione dei compagni e dei tanti delegati onesti e combattivi che in questi anni, a vario titolo, hanno animato mobilitazioni e lotte contro la Fiat e contro l’intero padronato.
a) Sui lavoratori di Pomigliano, come hanno evidenziato in tanti, si è abbattuto un autentico tornado i cui obiettivi travalicano la dimensione aziendale e puntano ad un riverbero negativo in tutto il mondo del lavoro in materia di diritti, di salario e di democrazia reale. Non si spiega, altrimenti, il volume di fuoco che la Fiat, la Confindustria, l’insieme dei poteri forti e i sindacati collaborazionisti hanno messo in campo contro gli operai.


mercoledì 23 giugno 2010

“Laurea=Disoccupazione": ”Cosa resterà di questi “Anni Zero”?


Forse abbiamo toccato il fondo. Ma forse resta ancora da scavare, in questa discesa verso l’abisso. Sinceramente le notizie che arrivano dal “fronte” non sono così rassicuranti.
Due indagini, la prima sulle “Statistiche in Tema di Laureati e di Lavoro”, la seconda di Od&M Consulting, hanno messo nero su bianco ciò che sospettavamo da tempo: un buon tornitore guadagna più di un neolaureato. Il 26,3% dei laureati specialisti incassa infatti -a dodici mesi dal titolo- tra i 1000 e i 1250 euro al mese. Un tornitore: 1303 euro.
Va un po’ meglio, ma di poco, ai laureati triennali: a dodici mesi dal titolo il 23,4% di loro viene retribuito tra i 1251 e i 1500 euro. Quanto un caposquadra… Gli esperti però assicurano: “I frutti si raccolgono dopo”. Certo, dopo aver passato anni sottopagati, alla perenne ricerca di un’assunzione in un mercato del lavoro dove l’85% delle offerte è sommerso, e ci si arriva solo con gli “agganci” giusti, facendo slalom tra stage e contratti a termine…

Ossetia del Sud: il dopoguerra ha tre passaporti

Leningor-Tzkhinval (Ossetia del Sud) - Arrivare a Leningor (Montagna di Lenin) dalla capitale Tzkhinval è davvero un’impresa. Novanta chilometri di monti e di valli di una bellezza indescrivibile, immersi in un verde cupo, compatto, ondulato come una capigliatura ricciuta che non lascia mai intravvedere la cute. La strada è stata scavata in tutta fretta dai bulldozer, in pochi mesi. Il fondo stradale è un mare dalle onde aguzze di pietra. Condutture di scolo non c’era il tempo di scavarle e, dunque, la terra, ricchissima di acqua alpina, crea pantani e laghi interi, dentro il quale solo auto da guerra e giganteschi Kamaz posso sguazzare.
Le salite e le discese sono così ripide che solo prime marce rinforzate consentono di superarle. Chi si rompe rimane sul posto in attesa che, qualche giorno dopo, vengano a trarlo d’impaccio.
Non c’è altro modo. Il quarto distretto dell’Ossetia del Sud, quello che appunto si chiama Leningorskij (gli altri tre sono il Dzhavskij, lo Tkhinvalskij, e lo Znaurskij) è separato dagli altri da montagne intatte. Quando l’Ossetia del Sud era una regione autonoma della Georgia, cioè fino al 1990, per restare nel secolo XX, per passare da una valle all’altra si scendeva da Tzkhinval a Gori, e poi si risaliva verso Leningor. In tutto una quarantina di chilometri, per giunta asfaltati.

martedì 22 giugno 2010

La Corte Costituzionale boccia il nucleare della "cricca"

La Corte Costituzionale ha bocciato la legge che permetteva il ritorno all’energia nucleare nel nostro paese. Questa legge era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall’ex ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Era considerata uno dei fiori all’occhiello del governo nazionale. La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo agli enti locali, ed in particolar modo alle regioni, la facoltà di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell’esecutivo nazionale in materia di energia nucleare. Finisce anche ogni possibilità di commissariamento, essendo stata dichiarate illegittima ogni urgenza in materia.

Pomigliano, un altro tassello verso lo smantellamento dello statuto dei lavoratori

La ricetta imposta stavolta non è molto diversa da quelle del passato, e più che sulla produttività punta sul vecchio ingrediente: lavoro a basso costo.
La questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, al di là delle caratteristiche specifiche e degli esiti che al momento non sono ancora noti, rappresenta un tassello verso lo smantellamento dello statuto dei lavoratori di cui si sono appena celebrati i 40 anni di vita. I diritti dei lavoratori sono ancora una volta messi in discussione.


I termini della proposta Fiat si inseriscono in un clima generale che dà per scontata la necessità di derogare alle regole sancite dal diritto del lavoro per salvaguardare l’occupazione. Non deve stupire che le imprese oggi offrano condizioni di lavoro peggiorative rispetto ai diritti acquisiti. Si sentono legittimate a farlo grazie al clima culturale, all’ideologia neoliberista dominante e alla complicità del governo. È anche vero che se è emersa la proposta Fiat ciò è dovuto allo smembramento della classe operaia, non perché gli operai siano pochi - sono ancora una quota importante della forza lavoro - ma perché sono frammentati e divisi, sia all’interno del paese che a livello internazionale. Una frammentazione dovuta alla fine del modo di produzione fordista, alla deregolamentazione del lavoro, al sopravvento del cosiddetto modello neoliberista, all’enfasi sulla competizione che ha sovrastato l’idea di solidarietà. La globalizzazione poi, con le sue opportunità di delocalizzazione, evidenzia il problema della mancanza di solidarietà internazionale e dell’insufficiente coordinamento dei sindacati anche a livello europeo. Se la scelta Fiat ricadrà su Pomigliano ci saranno operai polacchi che rimarranno senza lavoro; di questo poco o nulla si è detto in questi giorni.

lunedì 21 giugno 2010

Colombia: Juan Manuel Santos, l’uomo di Álvaro Uribe, come Berlusconi, come un narco

Juan Manuel Santos, l’uomo di Álvaro Uribe, ha stravinto come previsto le elezioni in Colombia. Controlla i media come Berlusconi, i sicari paramilitari come un narco ed è solo l’ultimo rampollo delle poche decine di famiglie che da sempre considerano la Colombia cosa loro.

"Alternativa sta dalla parte della Fiom perché è l'unica parte giusta e dignitosa; perché è una casamatta in cui difendere i lavoratori e da cui ripartire"

E' in corso la demolizione dei diritti del lavoro. Le centrali sindacali nazionali l'accettano o la sopportano senza reagire. La FIOM resta l'unico baluardo di questa difesa. Non possiamo lasciarla sola.
A Pomigliano il contratto nazionale viene stracciato con il sostegno dei sindacati gialli e con il balbettio di Bersani.
La FIAT ricatta i lavoratori di Pomigliano, e blandisce con promesse che non potrà mantenere, perché  non ha un piano di rilancio che non sia il delirio scimmiesco di altri sei milioni di vetture che non produrrà e che, se producesse, non potrebbe vendere per mancanza di acquirenti.

domenica 20 giugno 2010

Stati Uniti, deriva razzista contro i messicani. Il credito dei migranti nei confronti di Obama è finito

Juan Varela era un immigrato messicano in Arizona addirittura di terza generazione. Aveva 44 anni, era nato negli Stati Uniti come suo padre e viveva nelle vicinanze di Phoenix nell’Arizona che a fine aprile ha approvato le leggi discriminatorie contro gli immigrati che hanno causato il ripudio di una parte importante della comunità internazionale. Era stato suo nonno, al tempo del Plan Bracero, a passare verso Nord la frontiera artificiale di quello che un tempo era tutto Messico. Lo ha assassinato Thomas Kelly, un suo vicino, dopo averlo più volte “invitato” (ci sono almeno sei testimonianze diverse di espressioni razziste di Kelly verso Varela) a tornarsene in Messico. L’omicidio è avvenuto il 6 maggio, appena pochi giorni dopo l’approvazione delle leggi discriminatorie, ma solo dopo lunghe tergiversazioni legali per far passare il delitto come una lite causata dall’alcool, solo il 9 giugno l’aggravante dell’odio razziale è stata rubricata come aggravante.

sabato 19 giugno 2010

PARAGUAY: il presidente Lugo è solo e la destra continua a farla da padrona nel regno della soja e dei narcos

Un paese in cui il presidente è solo e la destra continua a farla da padrona. Qualche progresso si vede ma la vecchia politica mafiosa e clientelare non cede. E ora è apparso anche un misterioso gruppo guerrigliero, l'Esercito del popolo paraguyano, a complicare ancora di più le cose per l'ex-vescovo: è un «miracolo» che due anni dopo sia ancora al potere.
«Presunto militante delle Farc abbattuto in Paraguay», «Catturano un presunto membro delle Farc», «I militari intensificano la lotta contro l'Epp», «La polizia brasiliana in allarme per la presenza dell'Epp», «L'Epp gode di appoggi nel governo». Questi sono solo alcuni dei titoli apparsi un martedì qualunque, da pagina uno a pagina 5, su ABC color, il più importante quotidiano paraguyano. E dicono tutto sul clima di assedio intorno al governo del presidente Fernando Lugo, clima che ha trovato la sua occasione d'oro nell'irruzione di questo enigmatico gruppo guerrigliero nel nord del paese: l'Ejercito del pueblo paraguayo.

José Saramago sapeva che ogni ingiustizia ha un nome, di persona o di istituzione: Berlusconi, Chiesa, Ratzinger...

José Saramago era il più grande scrittore vivente. Uno di quei rarissimi scrittori che quando incontri un suo libro – per te il primo – poi li leggi tutti, uno dopo l’altro, perché entri in un intero mondo che senza di lui non sarebbe mai esistito. Per questo era un classico già in vita. Prima di Saramago, mi era capitato solo con un altro scrittore, Bohumil Hrabal, e quando seppi della sua morte fu come fosse morta una persona che conoscevo, una persona cara. José Saramago ho invece avuto la fortuna di conoscerlo davvero, anche se troppo tardi, di vivere – mia moglie Anna ed io – con lui e con la sua Pilar una nuova amicizia, cosa che quando si va avanti con gli anni diventa cosa rarissima.

L'Italia è ormai in preda a una totale follia, frutto di un'irreversibile condizione di sfascio etico-morale

In poche ore è avvenuta una sequenza di eventi che confermano quanto l'Italia sia ormai in preda a una totale follia, frutto di un'irreversibile condizione di sfascio etico-morale.



1) Dopo la sentenza di condanna a un anno e 4 mesi per istigazione alla falsa testimonianza nel processo per il massacro nella scuola Diaz durante il G8 di Genova, l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro ha presentato le proprie dimissioni dal suo attuale incarico al vertice dei Servizi di Informazione e Sicurezza ma prontamente il Consiglio dei ministri gli "ha collegialmente confermato all'unanimità piena e completa fiducia". Dimissioni respinte.

giovedì 17 giugno 2010

Pomigliano d’Arco, la tomba del contratto nazionale del lavoro

Il contratto nazionale del lavoro sta trovando la sua tomba a Pomigliano d’Arco. Nel referendum che ci sarà tra un mese, fra gli operai della FIAT viene chiesto ai lavoratori se preferiscono essere feriti o ammazzati, se morire di fame e restare senza reddito o lavorare come schiavi. Mi sembra un quesito malato. Ai lavoratori si sta chiedendo solo di sottoporsi a un ricatto pur di continuare a portare il pane a casa, pur di continuare ad avere una qualche prospettiva di vita. Il referendum non da un aut aut, non propone scelte alternative, ma disegna con chiarezza un laccio stretto intorno al collo dei lavoratori e del mondo del lavoro.

L’AQUILA, FINALMENTE! Il cratere si rivolta




C’eravamo tutti. La città e il territorio insieme. Dei centomila abitanti del cratere, 20 mila erano presenti. Non si  ricorda una giornata così da moltissimo tempo finita con l’occupazione dell’autostrada 24 per più di un’ora. alcuni autobus della tratta L’Aquila –  Roma non sono potuti partire
Cittadini, istituzioni, il mondo della scuola, dell’Università, l’Arcidiocesi,  associazioni, movimenti, partiti, sindacati, forze imprenditoriali, dalle banche agli edicolanti e ai pizzaioli.

mercoledì 16 giugno 2010

La proposta di Marchionne non è un’ipotesi di lavoro, è una minaccia, una dichiarazione di guerra

La proposta Marchionne non è un’ipotesi di lavoro, è una minaccia. Anzi, ad essere più precisi, è una dichiarazione di guerra: la guerra del capitale contro il lavoro. Le tesi di Marchionne, infatti, nella loro volgarità, contengono un’evidenza sistemica che va ben oltre il contenuto contingente della minaccia. Perché quando si propone uno scambio tra lavoro e diritti, si afferma implicitamente un’idea del sistema sociale ed economico che reputa, sic et simpliciter, i diritti individuali e collettivi come incompatibili - o comunque in contrasto - con lo sviluppo del modello sociale ed economico del capitalismo, versione light o turbo poco importa.

martedì 15 giugno 2010

Pomigliano entra nei Tg perchè la FIOM non firma. Sparisce L'Aquila perchè contesta il Governo



I TITOLI DEL 14 GIUGNO 2010 -Questione Fiat e Pomigliano da una parte. Esordio dell’Italia dall’altra. Sono questi i temi fondamentali che prendono spazio nei Tg di questa sera. Su Pomigliano apre il Tg2 e il Tg3. Il Tg5 mette la notizia come terzo titolo del sommario. Il Tg1, Tg5, Studio Aperto e la copertina de La7 dedicano l’apertura all’Italia. Ne manca uno, di Tg, ed è quello diretto da Emilio Fede che sceglie di aprire con Silvio Berlusconi che  “ottiene la liberazione dell’ostaggio svizzero e risolve un lungo conflitto diplomatico fra Libia e Svizzera.

lunedì 14 giugno 2010

Argentina-Uruguay: gli abitanti della città argentina di Gualeguaychú e il ponte General San Martin


E’ dal 2006 che gli abitanti della città argentina di Gualeguaychú picchettano il ponte General San Martin, dove passa la Ruta Internacional 136, che segna il confine tra Argentina e Uruguay. Protestano contro un polo cartario, costruito sul lato uruguayo dalla società finlandese UPM. Denunciano l’inquinamento delle acque e dell’aria, i danni per il turismo e l’agricoltura. Ora, quella che è conosciuta come una delle proteste più testarde del Sudamerica, potrebbe essere arrivata al termine. Il governo di Buenos Aires ha infatti varato un decreto che chiede l’immediato sblocco del ponte, denunciando l’illegalità dei manifestanti. Le conseguenze si vedranno i prossimi giorni, quando la magistratura e la polizia saranno chiamate a far rispettare il decreto.

Mafia, gladio e droga in versione Turca

Dalla relazione 2009 dell’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze si rileva il consumo di eroina è in crescita in tutta l’Europa occidentale. Un analogo aumento viene registrato altresì, da fonti interne, in Russia e in altri paesi dell’est, pure in concomitanza con la crisi. E tale trend sembra recare delle significative correlazioni con quanto sta accadendo nelle economie di base dell’oppio, in Afganistan, che ne ospita la maggiore, e in altri paesi. I dati più recenti dell’Unodc offrono al riguardo un quadro piuttosto mosso. Emerge infatti che se le operazioni di contrasto dell’Onu hanno permesso di raccogliere qualche risultato sul terreno, con un calo delle superfici coltivate in alcune province dell’Afganistan e in altri paesi del Triangolo d’Oro, la flessione che l’ufficio delle Nazioni Unite aveva registrato fino al 2007 nei paesi della Mezzaluna d’Oro si è arrestata repentinamente, mentre è andata crescendo, in entrambe le aree, la produttività delle coltivazioni. Da un rapporto dell’ Unodc, Cannabis Survey 2009, uscito nell’aprile 2010, emerge, in aggiunta, che in Afganistan le coltivazioni di cannabis, la droga più consumata in Europa occidentale, hanno registrato un aumento importante, estendendosi a metà delle 34 province del paese, con l’esito di porre in discussione, a partire proprio dall’anno clou della crisi, il primato mondiale del Riz del Marocco.

Alitalia, la cordata dei “salvatori della patria” si è sfracellata al suolo. Con la sfacciataggine di chiedere ancora soldi allo Stato ripetono in coro: "meno male che Silvio c’è"

C’era una volta il libero mercato e c’era una volta un governo, che ai quattro venti urlava di essere liberale, ma che sotto sotto non lo era nemmeno lontanamente.
C’era una volta una compagnia aerea italiana dilaniata dai debiti. Questa compagnia si chiamava Alitalia ed era stata adocchiata dai francesi di Air France che l’avrebbero voluta comprare, risistemare e risollevare.
Ma in quel regno qualsiasi normale logica di mercato veniva incatenata, stuprata e torturata per un ideale piùsquallido e grande: il potere.
In quel regno... dominava un piccolo e buffo omino pluriprescritto che, sotto la falsa motivazione della compagnia di bandiera da salvare, fece l’ennesimo regalo agli squali dell’economia italiana.

Legge bavaglio: cancellato articolo voluto da Falcone

"Microspie per tre giorni? Una follia". "Un arretramento ingiustificato". "Un colpo a Falcone". "Un regalo alla mafia". "Una norma scritta in modo ambiguo e incomprensibile". Intercettazioni ambientali, cimici o microspie che le si voglia chiamare, nella versione prevista dal ddl Alfano? "Un meccanismo assurdo e inaccettabile destinato a favorire i criminali". Parola di magistrati e poliziotti. E dei finiani, come il numero due della commissione Antimafia Fabio Granata, che esige "un'immediata marcia indietro". E del dipietrista Luigi Li Gotti, che accusa il Guardasigilli Angelino Alfano "di aver abolito una legge importantissima voluta da Falcone".

domenica 13 giugno 2010

La Legge - bavaglio e il diritto di essere informati "per esempio sulla pubblica corruzione"

È adeguato alla serietà delle questioni sollevate dal disegno di legge del Governo sulle intercettazioni telefoniche e sulle limitazioni alla libertà di stampa il dibattito, anzi la rivolta, che ne è seguita. Siamo alle fasi finali della procedura parlamentare ma la procedura parlamentare non chiuderà la partita, anche se l'impostazione della legge è ormai definita. I poteri d'indagine penale risulteranno ridotti e, parallelamente, l'impunità della criminalità sarà allargata; i vincoli procedurali, organizzativi e disciplinari saranno moltiplicati a tal punto che i magistrati inquirenti ai quali venisse ancora in mente, pur nei casi ammessi, di ricorrere a intercettazioni saranno scoraggiati: a non fare non sbaglieranno; a fare correranno rischi a ogni piè sospinto. La libertà degli organi d'informazione d'attingere ai contenuti delle intercettazioni disposte nelle indagini penali sarà ridotta fortemente e la violazione dei divieti sarà sanzionata pesantemente. Tutto in proposito è stato ormai detto. Nulla potrebbe ancora aggiungersi e nulla potrebbe togliersi.

sabato 12 giugno 2010

La Legge bavaglio e il Paese narcotizzato dalla tv

Ddl intercettazioni, chi è questo sconosciuto? Disinformazione, qualunquismo, proteste. Sabato mattina al mercato rionale romano della Garbatella, quartiere rosso ex popolare, oggi quasi-centro di ceto medio e luoghi trendy: trovarvi un passante che conosca il contenuto della legge che limita la possibilità di indagine per gli inquirenti e cancella da giornali e tv decine di servizi, è come cercare l’ago nel pagliaio. 



Soprattutto se si cerca tra gli anziani. “Io ho altri problemi, delle intercettazioni poco mi importa, sono altre le leggi che servono: sul lavoro, sull’immigrazione” è il coro dei più, cioè dei tanti che hanno chiuso il giornale da anni, guardano la tv il pomeriggio e considerano la politica “un teatrino salva-poltrona”. Inutile spiegare i risvolti pratici della legge-bavaglio già votata al senato con la fiducia, in dirittura d’arrivo al massimo in autunno: “Io non ho nulla da nascondere, possono pure intercettarmi” è il mantra unito alla convinzione, nata a furia di sentire “ddl intercettazioni”, che la nuova legge serva a autorizzare i controlli sui telefoni.

Il ricatto della FIAT “di governo” per bocca di Sergio Marchionne

Nel 1831 il presidente del consiglio francese Casimir Perier ammoniva gli agitatori: "gli operai sappiano che per il loro bene non vi sono altri rimedi che la pazienza e la rassegnazione".

L’Italia è davvero uno strano paese, se è possibile che l’ad della FIAT Sergio Marchionne, a capo di un’industria che da sempre costruisce profitti miliardari finanziandosi attraverso il denaro dei contribuenti, può permettersi il lusso di sostituire il governo ed i sindacati, imponendo pro domo sua, nuove regole in netto contrasto con la legislazione in atto e con il contratto collettivo nazionale dei lavoratori.
Questo è infatti il senso del ricatto (perché di ricatto si tratta) attraverso il quale Marchionne ha minacciato la chiusura dello stabilimento FIAT di Pomigliano D’Arco, ed il conseguente licenziamento dei 5000 lavoratori occupati in quella sede, se i lavoratori stessi non accetteranno di rinunciare ai diritti che la legge vigente attribuisce loro.

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