giovedì 10 giugno 2010

A3, ovvero la Salerno-Reggio Calabria divisa tra le 'ndrine

Reggio Calabria. “Un sistema che conveniva a tutti”: alle 'ndrine da una parte e al Contraente generale dall'altra. Nel caso specifico il Consorzio Scilla, composto da due colossi dell'edilizia italiana: Società Condotte e Impregilo.  Così i magistrati di Reggio Calabria hanno commentato l'operazione che nella giornata di ieri ha portato all'arresto di 52 persone, tra capi e gregari delle 'ndrine che controllavano gli appalti per la realizzazione del V macrolotto dell'autostrada Salerno – Reggio. Attraverso un accordo che prevedeva la suddivisione dell'interminabile A3 in tratti di competenza territoriale per ciascuna cosca e la distribuzione del pizzo pari al 3% per ogni appalto.


Gli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, coordinati dai magistrati della Dda Roberto Di Palma, Michele Prestipino e Giovanni Musarò, hanno arrestato ieri mafiosi e prestanome, tutti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio ed estorsione. E a finire in carcere esponenti di spicco dei Gallico-Morgante-Sgrò-Sciglitano di Palmi e dei Bruzzise-Parrello di Barritteri e Seminara.


L'aspetto più preoccupante delle lunghe indagini, ha dichiarato alla stampa l'aggiunto Michele Prestipino, è “il concetto di controllo del territorio dei clan: a loro non importava l'affare e il guadagno – ha detto - quanto dimostrare che nulla si può fare contro la loro volontà”. La Salerno – Reggio era dunque “cosa loro” e per questo all'imposizione del pizzo si aggiungeva quella di ditte amiche nei subappalti e la fornitura di materiali scadenti.


In quanto agli accordi raggiunti tra le cosche, si apprende oggi dai risultati dell'indagine, la suddivisione degli importi spettanti ad ogni “famiglia” era stata raggiunta nel corso di una guerra di mafia che aveva lasciato sul campo di battaglia diverse vittime. E si era conclusa con una ripartizione delle somme adeguata all'importanza dei clan: 50% ai Gallico, 30 e 20 ai clan minori. E se qualcuno non rispettava l'accordo scattavano gli “omicidi preventivi”.


Per quanto concerne il versamento e la riscossione del pizzo, che nei cantieri era definito “tassa sicurezza”, gli inquirenti hanno dichiarato che non è stato possibile definire chi fisicamente pagava e chi ritirava la quota. Ma “appare di solare evidenza – hanno proseguito – che 'i soldi dell'autostrada' erano frutto di un'estorsione perpetrata 'a monte', dalle più importanti 'ndrine e ai danni del Contraente Generale – che sul V macrolotto era il Consorzio Scilla, costituito da Impregilo Spa e Condotte Spa”. “Il denaro – quindi – era consegnato dai rappresentanti del Contraente Generale a soggetti appartenenti alla criminalità organizzata di Rosarno ed erano poi i rosarnesi a distribuirli alle varie 'ndrine, in relazione alla competenza sul territorio in cui venivano eseguiti i lavori”.


Il Consorzio Scilla, dal canto suo, si sarebbe adeguato alla situazione dopo una serie di danneggiamenti affidando i lavori a ditte direttamente o indirettamente collegate alle cosche. E tutto sarebbe filato liscio fino a quando a rappresentare Impregilo non sarebbe arrivato Osvaldo Zedda, cha avrebbe immediatamente optato per la linea dura nei confronti degli attentati. Ponendosi così in conflitto con Giovanni D'Alessandro, rappresentante di Condotte, che i pm definiscono “soggetto cerniera tra le imprese e le cosche di 'Ndrangheta”.


“Non dobbiamo assolutamente sottostare alle voglie del signor D’Alessandro – è la voce intercettata di Zedda - che vuole prendere tutti quelli che lui conosce... un po’ va bene, però poi basta... quindi bisogna anche dirglielo specificatamente che hai rotto i coglioni, noi prendiamo tutti quelli che tu hai portato, ora prendi tutti quelli che dico io!!”. Nello stesso periodo D’Alessandro si sfoga con un amico: “Gliel’ho detto chiaro – dice in riferimento allo stesso Zedda -  non vedo in che cosa ci dobbiamo confrontare dico... ognuno va per la sua strada e vediamo poi chi ne esce vivo perché tu a Natale non ci arrivi”.


di Monica Centofante

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