lunedì 14 giugno 2010

Alitalia, la cordata dei “salvatori della patria” si è sfracellata al suolo. Con la sfacciataggine di chiedere ancora soldi allo Stato ripetono in coro: "meno male che Silvio c’è"

C’era una volta il libero mercato e c’era una volta un governo, che ai quattro venti urlava di essere liberale, ma che sotto sotto non lo era nemmeno lontanamente.
C’era una volta una compagnia aerea italiana dilaniata dai debiti. Questa compagnia si chiamava Alitalia ed era stata adocchiata dai francesi di Air France che l’avrebbero voluta comprare, risistemare e risollevare.
Ma in quel regno qualsiasi normale logica di mercato veniva incatenata, stuprata e torturata per un ideale piùsquallido e grande: il potere.
In quel regno... dominava un piccolo e buffo omino pluriprescritto che, sotto la falsa motivazione della compagnia di bandiera da salvare, fece l’ennesimo regalo agli squali dell’economia italiana.

Fu così che Alitalia, grazie ad un intervento del governo, in barba quindi al libero mercato, fu divisa in due pezzi:bad company (tutti i debiti) e good company (tutti i ricavati)La prima fu accollata allo Stato. La seconda fu regalata ai soliti quaquaraqua mangia soldi, con i più sentiti auguri da parte dei contribuenti.
Oggi probabilmente stiamo per arrivare all’epilogo di questa storiaccia all’italiana perché la cordata dei “salvatori della patria” si è sfracellata al suolo.
Da fonti ben informate vieniamo a sapere che l’amministratore delegato Rocco Sabelli potrebbe essere sfiduciato a breve. Di fronte alle perdite enormi della compagnia di bandiera, i soci storici si sono rifiutati di versare la seconda parte dell’aumento del capitale. E sottolineano ancora le nostri fonti di uno violento scontro esploso in Intesa – la banca che si è assunta l’onere del salvataggio perché gravata del debito enorme di Air One di Carlo Toto, fra l’amministrato delegato Corradino Passera e il direttore del Corporate Micciché, colui che ha voluto e ottenuto, anche contro la volontà del presidente Roberto Colaninno, Rocco Sabelli alla guida della compagnia. Sarebbe stato chiesto, inoltre, per tamponare un buco pauroso, l’intervento governativo della Cassa Depositi e Prestiti. Intanto, da parte sua, Passera sta consultando un nuovo manager: ne ha già contattati due, più un outsider. Nei prossimi giorni è atteso infine un incontro risolutivo di Colaninno con il vertice di Air France intenzionato a commissariare Sabelli con un proprio manager. (Dagospia)
Sì, avete letto bene: non solo questi signori si sono pappati tutta la good company ma, dopo averla devastata per la seconda volta, hanno ancora il coraggio di chiedere l’intervento governativo per colmare il loro buco pauroso.
Dite addio alla compagnia di bandiera, ora Air France potrà papparsi tutta la torta molto più facilmente. La morale è sempre la stessa: meno male che Silvio c’è.
di WHILE

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