martedì 29 giugno 2010

Dopo la Nakba (il disastro) milioni di palestinesi dispersi in un dramma senza fine

L'Unrwa (L’Agenzia Onu per il sostegno ai profughi palestinesi) li definisce "le persone il cui normale luogo di residenza tra il giugno 1946 e maggio 1948 era la Palestina e che hanno perso tanto le loro case quanto i principali mezzi di sostentamento in seguito al conflitto arabo-israeliano del 1948". Sono gli oltre sette milioni di profughi palestinesi dispersi in tutto il mondo, il 67 per cento di tutti i palestinesi attualmente presenti sulla terra

Dopo la guerra del 1948, che i palestinesi non a caso definiscono come la Nakba (il disastro), milioni di palestinesi si sono dispersi nei paesi confinanti. Allo stato attuale circa 2 milioni sono dislocati in Giordania, oltre 400mila in Siria e Libano, circa 300mila all'interno dello stesso stato di Israele, meno di 50mila in Egitto ed in cifre ancora minori in Iraq.

Secondo le stime ufficiali fornite dall'Unrwa e quindi calcolate in base ai palestinesi iscritti nei registri dell'agenzia internazionale, la distribuzione dei profughi palestinesi sarebbe così riassumibile: 41,6 per cento in Giordania, 23,2 per cento nella Striscia di Gaza, il 16,3 per cento in Cisgiordania, 10,0 per cento in Siria e 8,9 per cento in Libano.

Secondo il Palestinian Return Center (Prc) quella dei profughi palestinesi appare come la più lunga ed irrisolta crisi in materia. Storicamente la loro presenza all'interno dei confinanti paesi arabi non è sempre stata ben vista e spesse volte si è giunti anche allo scontro armato con le forze militari giordane o libanesi.

Tutti questi numeri sono stati oggetto di profonda riflessione durante lo svolgimento dell'ultima giornata mondiale del profugo celebrata lo scorso 20 giugno. Una giornata che ha rappresentato l'ennesima occasione per alcuni rappresentanti politici palestinesi per condannare l'occupazione israeliana ed invocare a gran voce il diritto al ritorno.

In particolare uno dei principali esponenti di Hamas, Izzat al-Rishq, si è lanciato in un'invettiva contro l'occupazione sionista, ricordando come il ritorno dei palestinesi sulle terre del 1948 sia un loro diritto inalienabile.

A conferma delle sue rivendicazioni, l'esponente di Hamas ha citato l'art. 2 della IV Convenzione di Ginevra del 1949 chiedendo che la stessa venga applicata all'interno dei territori palestinesi ed in particolare della striscia di Gaza. Da ricordare come anche l'articolo 33 della Convenzione vieti qualsiasi forma di punizione collettiva risultando in stridente contrasto con la situazione nella Striscia.

In materia di diritto internazionale anche la Risoluzione Onu 194 dell'11 dicembre 1948 sancisce come "i rifugiati che desiderino ritornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini debbano essere autorizzati a farlo il prima possibile e che deve essere pagato un risarcimento per le proprietà di coloro che scelgono di non ritornare e per la perdita o il danneggiamento delle proprietà, [risarcimento] che, secondo i principi del diritto internazionale o in base al rapporto utile-netto, deve essere compiuto dai governi o dalle autorità responsabili.

La necessità di risolvere in maniera giusta ed adeguata la situazione dei profughi palestinesi verrà poi successivamente ricordata anche nella Risoluzione Onu 242 del 22 Novembre 1967.

Al momento nessuna delle sue Risoluzioni internazionali è risultata essere stata applicata nella sue pienezza. Allo stato attuale sono le agenzie internazionali delle Nazioni Unite, l'Unrwa e l'Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) che si occupano del problema dei profughi e dei rifugiati palestinesi. Nello specifico, l’area geografica di competenza dell’Unrwa è limitata a Libano, Siria, Giordania, Cisgiordania ed alla Striscia di Gaza mentre nelle restanti regioni i rifugiati ed i profughi palestinesi rientrano nel mandato dell’Unhcr.

Proprio l'Unrwa ha recentemente ricevuto ingenti finanziamenti dalle casse di Washington in quanto il presidente Barack Obama ha stanziato 40 milioni di dollari per l'agenzia internazionale in una manovra di aiuti complessiva per l'Autorità nazionale palestinese (Anp) di 400 milioni di dollari. Diciannove milioni di sterline sono invece state stanziate, sempre in favore dell'Unrwa, dal governo britannico il quale ha fornito denaro per risollevare la situazione nella Striscia di Gaza.

Nonostante gli ingenti finanziamenti, l'Unrwa vive però un endemico stato di crisi economica ed ormai da tempo i bilanci dell'agenzia faticano a trovare un equilibrio finanziario.

di Marco Di Donato - Osservatorio Iraq

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