giovedì 24 giugno 2010

Intanto, in vista dell'Expo, i ciellini si mangiavano Milano con un'ingordigia senza confini

Mettere le mani su un patrimonio pubblico da oltre un miliardo e mezzo di euro, gestirne la svendita ai privati senza alcun controllo e finanziare così altri cinque anni di affari milionari dell'edilizia sanitaria lombarda. I magistrati di Firenze e Perugia devono ancora chiudere il menù delle abbuffate della "cricca" e già dalla metropoli milanese sale il crepitio di un'altra orda di mandibole della politica.

I più scandalizzati sono i medici cattolici e i sacerdoti ambrosiani fedeli all'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Sotto accusa c'è l'operazione di "valorizzazione" dell'enorme patrimonio immobiliare dell'Ospedale Maggiore Policlinico, annunciata dal presidente ciellino Giancarlo Cesana: migliaia di case, terreni, abbazie e palazzi monumentali, sparsi in più di cento comuni... che generazioni di cittadini milanesi e lombardi hanno donato, nell'arco di cinque secoli, alla storica struttura sanitaria fondata dal duca Francesco Sforza nel 1456.

Cesana è medico ma è soprattutto uno dei leader politici di Cl: il governatore Roberto Formigoni l'ha nominato al vertice del Policlinico proprio per gestire la gigantesca torta immobiliare. Solo negli ultimi dieci anni la Regione Lombardia ha speso più di 4 miliardi di euro per finanziare quasi 600 costruzioni o ristrutturazioni ospedaliere.

Il Policlinico ha già approvato il maxi-progetto esecutivo di una nuova torre sanitaria destinata ad aggiungersi agli altri grattacieli politici realizzati a Milano, come "L'altra sede" della Regione Lombardia o il cosiddetto "Gratta-cielle", il semicerchio di palazzoni grigi costruiti di fronte a Monte Stella, a costo di sconvolgere la viabilità di accesso alla città, dove hanno sede la Compagnia delle Opere (Cdo) e le società personali dei più rinomati affaristi ciellini.

La crisi economica e i tagli imposti dal ministro Tremonti rendono più difficile finanziare altre cattedrali sanitarie con soldi trasferiti dallo Stato. Di qui l'uscita di Cesana: delegare a Infrastrutture Lombarde, che è il braccio societario di Formigoni nelle grandi opere, la vendita del ricchissimo patrimonio donato dai milanesi al loro ospedale, dove i ciellini hanno la maggioranza in consiglio d'amministrazione. 

La giustificazione sembrava uno stop agli sprechi: gli affitti di favore accumulati dai tempi di Tangentopoli garantiscono una rendita immobiliare dello 0,7 per cento. Ma appena l'uomo forte di infrastrutture Lombarde, l'ingegner Antonio Giulio Rognoni, è venuto a presentare il suo piano, il direttore generale del Policlinico, Giuseppe Di Benedetto, manager di fiducia dell'ex ministro Girolamo Sirchia, si è dimesso sbattendo la porta. Riservato e alieno da protagonismi, ha scritto una lettera che parla diplomaticamente di "motivi di salute", ma il primo a non crederci è stato Cesana, che ha fatto il possibile per fargli ritirare le dimissioni-scandalo prima del cda di venerdì 18 giugno.

A questo punto, però, anche la curia arcivescovile ha deciso di accelerare la nomina del proprio consigliere d'amministrazione, che è vacante da tre mesi, e ha già scelto un nome (che verrà ufficializzato a giorni) in grado di garantire la più ferma opposizione alla svendita immobiliare.

"Il tesoro del Policlinico è dei milanesi, non dei politici: se il patrimonio rende poco, perché non fare una gara europea per scegliere la società più capace di valorizzarlo?", tuona un primario cattolico. Un alto dirigente non ciellino dell'ospedale spiega che è in gioco il futuro di tutta la sanità pubblica lombarda: "Il Policlinico è troppo importante perché l'Arcivescovo possa lasciar ripetere le manovre edilizie e immobiliari che abbiamo visto organizzare in questi anni da Varese a Como, da Legnano al Niguarda".

Negli ultimi due casi, i maxi-appalti per i nuovi ospedali sono stati demoliti da un'ispezione diretta dal ministero dell'Economia (e anticipata da "L'espresso") che ha accusato proprio Infrastrutture Lombarde di aver procurato ai costruttori privati oltre un miliardo di profitti "senza alcun rischio d'impresa". Quando i tecnici di Tremonti hanno denunciato lo scandalo del nuovo Niguarda alla Procura di Milano, che ha aperto un'inchiesta penale tuttora in corso, Formigoni è insorto annunciando nientemeno che un ricorso alla Corte costituzionale contro il governo Berlusconi: secondo il presidente ciellino, lo Stato non dovrebbe avere alcun potere di controllare i mega-appalti sanitari della sua Regione, anche se finanziati proprio con le tasse statali.

Ora lo scontro sul tesoro del Policlinico sta aprendo una nuova guerra di potere in Lombardia. Dal 1995 ad oggi il modello Formigoni ha spostato circa 5 miliardi all'anno dagli ospedali pubblici alle grandi strutture private e a una rete di centinaia di piccole e medie imprese appaltatrici che sono salite sul carro vincente di Cdo e Cl. Ora, con la crisi e con le inchieste giudiziarie sulle cliniche degli orrori e dei rimborsi gonfiati, questa torta sembra finita. Per cui l'edilizia rischia di restare l'unica frontiera dei nuovi affari sanitari. E la spartizione dei nuovi ospedali sta già incrinando gli equilibri del sistema.

Affidare la direzione dei lavori del futuro Policlinico agli ingegneri di Formigoni significa svuotare un appalto già aggiudicato alla Techint, il colosso edilizio che ha costruito alcuni tra i più importanti ospedali lombardi. Il gruppo Techint, attraverso l'Humanitas, controlla anche grandi ospedali privati, dove fino a ieri comandavano manager graditi a Formigoni e al suo nuovo sottosegretario, Paolo Alli. Sarà un caso, ma il vertice dell'Humanitas è cambiato proprio in coincidenza con la sfida di Cl sul Policlinico.

Grandi manovre in corso anche all'Istituto dei Tumori, dove un piano parallelo di "valorizzazione e vendita" degli immobili donati dalle famiglie dei pazienti sta spaccando il vertice amministrativo e rischia addirittura di costringere Formigoni ad assegnare tutti i poteri a Claudio Lucchina, il super-direttore della sanità regionale. Lo stesso Istituto è al centro di un mega-progetto di fusione con gli ospedali Sacco e Besta, da trasferire in periferia (su aree private) in una nuova maxi-struttura da 520 milioni: un altro business gestito da una Fondazione presieduta da Luigi Roth, l'uomo di Cl per la Fiera e l'Expo.

In questo quadro, la battaglia sugli immobili del Policlinico diventa una prova di forza decisiva. Ma a complicare lo scontro di potere è il peso elettorale della Lega: dopo che perfino Lucchina aveva smentito Cesana sul passivo del Policlinico (16 milioni invece dei 100 dichiarati), l'assessore lumbard Luciano Bresciani si è schierato, per ora, contro la svendita degli immobili. Un tesoro che fa gola ai capi di Cl, ma rischia di scandalizzare il popolo cristiano.

di Paolo Biondani
Fonte: L'espresso

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