sabato 19 giugno 2010

PARAGUAY: il presidente Lugo è solo e la destra continua a farla da padrona nel regno della soja e dei narcos

Un paese in cui il presidente è solo e la destra continua a farla da padrona. Qualche progresso si vede ma la vecchia politica mafiosa e clientelare non cede. E ora è apparso anche un misterioso gruppo guerrigliero, l'Esercito del popolo paraguyano, a complicare ancora di più le cose per l'ex-vescovo: è un «miracolo» che due anni dopo sia ancora al potere.
«Presunto militante delle Farc abbattuto in Paraguay», «Catturano un presunto membro delle Farc», «I militari intensificano la lotta contro l'Epp», «La polizia brasiliana in allarme per la presenza dell'Epp», «L'Epp gode di appoggi nel governo». Questi sono solo alcuni dei titoli apparsi un martedì qualunque, da pagina uno a pagina 5, su ABC color, il più importante quotidiano paraguyano. E dicono tutto sul clima di assedio intorno al governo del presidente Fernando Lugo, clima che ha trovato la sua occasione d'oro nell'irruzione di questo enigmatico gruppo guerrigliero nel nord del paese: l'Ejercito del pueblo paraguayo.
Solo qualche giorno fa è finito lo stato d'eccezione proclamato dal Congresso, senza che nessuno degli sfuggenti membri dell'Epp fosse stato catturato e neanche visto. Si dice che questa misterioso gruppo guerrigliero, che ha già una sua pagina su Wikipedia, conti non più di una quindicina di militanti. Fino a oggi hanno distrutto macchinari agricoli di una hacienda di soja accusata di contaminare le gente nel dipartimento di Concepción, hanno attaccato una caserma militare a San Pedro (la regione di cui Lugo fu vescovo), hanno piazzato una bomba davanti al palazzo di giustizia nella capitale e hanno sequestrato due terratenientes, obbligandone uno a ripartire carne con i poveri come segno di «cortesia dell'Epp» prima di essere liberato dopo tre mesi di prigionia e il pagamento di un riscatto. Tutte azioni rivendicate da Carmen Villalba, una delle leader del gruppo, dal carcere.
Per quanto in apparenza i «combattenti» dell'Epp provengano da Patria libre (il gruppo a cui apparterrebbero anche i sequestratori della figlia dell'ex-presidente Raúl Cubas Grau, Cecilia, riapparsa assassinata nel 2004), molti sono convinti che agiscano in connivenza con il narco-traffico. In effetti il dipartimento di Concepción è virtualmente occupato dai narcos, e lì si fronteggiano il Pcc, Primeiro comando da capital, e il Comando vermelho, entrambe organizzazioni criminose brasiliane, di San Paolo la prima, di Rio de Janeiro la seconda. «Nel nord del Paraguay la gente ormai non parla più di ganaderos», gli allevatori di bestiame, «ma di narco-ganaderos», dice il sociologo Tomás Palau dal suo ufficio dell'Istituto Base/Investigaciones sociales.
Gran parte delle campagne paraguayane è nelle mani di grandi latifondisti brasiliani e «brasiguayos» dediti alla coltura della soja, un'area in cui da tempo non vigono più le leggi dello stato e neanche, in larga misura, la sovranità paraguayana.
Il Paraguay si ritrova così in uno stato di colonizzazione permanente: dopo l'epoca coloniale vera e propria venne la devastante guerra della Triple Alianza con cui Brasile, Argentina e Uruguay spazzarono via il modello endogeno-autarchico del presidente Gaspar Rodríguez de Francia (l'Io il Supremo di Augusto Roa Bastos) e dei due López (Carlos Antonio e suo figlio Francisco Solano). Una guerra criminale finanziati dalle banche inglesi che ridusse la popolazione del Paraguay dagli 1.5 milioni di abitanti del 1865 ai 250 mila del 1870. Finita la guerra, come ricorda Palau, «il territorio fu spartito fra i vincitori. Le terre migliori finirono nelle mani di compagnie anglo-argentine, portoghesi o miste». Infine l'ultima colonizzazione - quella in cui si ritrova oggi questo paese senza sbocco al mare e a metà strada fra i due oceani - dovuta al boom del nuovo capitalismo agrario della soja. Come dice l'economista Luis Rojas Villagra, il Paraguay produce ed esporta annualmente 6 milioni di tonnellate di soja e importa prodotti elementari come le cipolle, le patate e i pomodori.

L'assedio conservatore
La sopravvivenza politica di Fernando Lugo assomiglia a un miracolo: contro di lui c'è praticamente il Congresso al completo (solo un deputato e due senatori appoggiano il governo); c'è la giustizia, espressione della vecchia politica corrotta e clientelare; c'è la borghesia fraudolenta che, per quanto continui a fare affari, diffida dell'entourage di sinistra del presidente; ci sono i media che non perdono occasione per auspicare l'impeachment e soffiano sul fantasma incombente del venezuelano Hugo Chávez; e c'è perfino lo stesso vice-presidente della repubblica, un esponente del Partido liberal radical auténtico. Con un simile scenario, solo le divisioni interne alla destra e la mobilitazione popolare (o la sua minaccia) consentono all'ex-vescovo che nel 2008 ruppe i 60 anni filati di dominio assoluto del Partido colorado - 35 dei quali sotto la dittatura del generale Alfredo Stroessner - di mantenersi al governo.
La destra accusa Lugo di essere complice dell'Epp e di aver fatto poco o nulla per applicare concretamente lo stato d'eccezione. C'è anche chi si spinge oltre: «Io mi azzardo a dire che il presidente della repubblica Fernando Lugo non solo è complice dell'Epp ma che è il capo del gruppo guerrigliero... i suoi amici dell'Epp non saranno mai presi; discredita le forze armate perché rimanga solo la polizia e possa così creare una Guardia nazionale», ha detto giorni un deputato dell'Unace, uno dei partiti d'opposizione. La polizia, a sua volta, si sente «accusata e provocata» dall'interferenza dei militari nella campagna contro la guerriglia. Il senato ha già approvato una legge anti-terrorista «alla colombiana», che la sinistra confidava potesse essere vetata da Lugo. La cooperazione in campo giudiziario e di intelligence fra Bogotá e Asunción marcia a tutto gas. L'arresto in Paraguay, qualche settimana fa, del colombiano Esney Dier Home Losada, accusato di appartenere alle Farc, è solo l'ultimo anello di una fitta rete di azioni congiunte.

Una sinistra emergente
Come accade in altri governi progressisti della regione, nel governo Lugo l'economia la dirige la destra e la politica sociale la sinistra. Sono di dominio pubblico le tensioni fra il segretario generale della presidenza, Miguel Ángel López Perito, e il ministro delle finanze Dionisio Borda. Nonostante tutto, però, la riforma della sanità consente, per la prima volta, l'attendimento medico universale e gratuito e, per quanto le infrastrutture sanitarie non siano all'altezza dell'obiettivo, si tratta senza dubbio di un passo enorme per il Paraguay, per decenni - e ancora oggi - uno stato mafioso e clientelare. La grandiosa sede della Asociación nacional republicana (il partito colorado) campeggia sempre, minacciosa, e aspetta l'occasione per restaurare il vecchio ordine che per quanto con crepe sopravvive in tutti i le istituzioni della repubblica. I problemi non non vengono solo dalla mancanza di unità interna del governo. Intorno a Lugo siedono allo stesso tavolo «obbedienti discepoli del neo-liberismo alle finanze e vecchi repressori agli interni, ignoranti assoluti in materia di agricoltura o ex-militanti in incarichi sociali. Così si è arrivati dove si doveva arrivare: sconcerto prima, disincanto poi», scrive Palau nel suo libro sul governo di Lugo. Tuttavia lo stesso sociologo rileva che si è creata la Coordinadora ejecutiva para la réforma agraria, si è riusciti a redigere un rapporto della Comisión verdad y justicia ed è nato l'Instituto nacional de desarrollo rural de la tierra sulle terre di dubbia acquisizione (non meno di 8 milioni di ettari).
«Il governo Lugo non può essere qualificato di sinistra, però con Lugo la sinistra ha avuto uno spazio di crescita e di influenza politica mai avuti prima in tutta la storia paraguayana», dice il deirigente del Frente Guazú (Fronte grande), Hugo Richer, una fresca alleanza che va dalla social-democrazia fino alla sinistra marxista.
Le attese ora guardano alle elezioni municipali del 7 novembre, dove il Frente Guazú cercherà di costruire una base politico-istituzionale per il cambio. E vedere se si arriva a migliorare i rapporti di forze e a dare impulso alla convocazione di una assemblea costituente. Come dimostra purtroppo il caso dell'Honduras, non basta l'appoggio esterno alla legittimità istituzionale - per quanto importante com'è stato quello dato dall'Unasur che si è rifiutata di riconoscere la legittimità del post-golpista Porfirio Lobos -: è necessario costruire forze interne consistenti. La destra più bruta dell'ex-generale Lino Oviedo e la destra «civilizzata» del partito Patria querida non aspettano altro che passi falsi.
Lento, ma qualche progresso si vede. «Per decenni la lotta politica in Paraguay è stata fra colorados e liberali. Ora è fra sinistra e destra. Nonostante la legge anti-terrorista, il processo non è andato a destra. L'esigenza di cambio è sempre forte a livello sociale», dice Richer. Non è poco, visto che per decenni, il leader anti-comunista cinese Chiang Kai Shek ha continuato a vigilare dall'alto del suo monumento a Asunción che il Paraguay fosse sempre - come disse una volta al suo amico Stroessner - «il paese più anti-comunista del mondo».


di Pablo Stefanoni - ASUNCIÓN

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