venerdì 9 luglio 2010

Colombia: «Governo, aziende e narcotraffico alleati contro i diritti umani»

COLOMBIA Parla Augustin Jimenez della Coalizione contro la tortura: abusi sistematici, il paese sacrificato sullo scacchiere geopolitico

«Governo, aziende e narcotraffico alleati contro i diritti umani»
Il salone principale della «Nuova Casona», sede del centro di attenzione psicosociale alle vittime della tortura, è dedicato a Leonidas, un leader sindacale ucciso dai paramilitari a Bogotà l'anno scorso. L'inaugurazione del centro, qualche giorno fa, ha rappresentato un'occasione per fare il punto sulla lotta contro la tortura che «in questo paese è una pratica politica quotidiana», come ci ricorda Augustin Jimenez, portavoce della Coalizione Colombiana contro la tortura.

Che significa usare la tortura come strumento politico?
Anzitutto negare che esiste. In questi ultimi anni, a livello internazionale il governo Uribe ha cercato di far passare l'idea che il paese fosse in uno stato di normalità democratica, che non vi fosse alcun uso sistematico della tortura che, in generale, le convenzioni internazionali venissero rispettate. La tortura esiste e viene praticata sistematicamente, a tutti i livelli. Per questo il governo ha rifiutato di ratificare la Convenzione Onu sulla tortura, che gli avrebbe imposto di presentare un rapporto alternativo, redatto dalla nostra rete di organizzazioni.

Possiamo tracciare una mappa della tortura?
Se analizziamo le torture a livello comunitario, la violenza che viene esercitata su intere popolazioni, anche attraverso gli spostamenti forzati o i rapimenti, o l'uccisione dei leader comunitari e sindacali, vediamo come gli interessi del narcotraffico, dell'esecutivo, delle grandi imprese minerarie, siano assolutamente coincidenti. Quando si vuole un territorio, sia per farne altri campi per la coltivazione della coca, o per estrarre il coltan o l'oro, non si esita a organizzare vere e proprie campagne di tortura, minacce, uccisioni, per liberarlo dalle popolazioni.

Cosa cambierà dopo l'arrivo alla presidenza di Santos?
Gli otto anni di Uribe sono stati drammatici per l'aumento della violenza generalizzata nel Paese. La dottrina di Uribe, la cosiddetta «sicurezza democratica», ha massimizzato il controllo militare del territorio attraverso i fondi del «Plan Colombia» e intessuto con il narcotraffico una rete di relazioni a tutti i livelli. Il Paese è stato svenduto alle multinazionali straniere, tutto quello che funzionava è stato privatizzato. Il narcotraffico ha cambiato radicalmente la visione di molti giovani colombiani che, oggi, preferiscono il danaro facile all'impegno quotidiano. Tutto questo difficilmente potrà cambiare con l'elezione di Santos che era, non lo dimentichiamo, il Ministro della difesa del Governo Uribe. Se poi aggiungiamo che ben sette basi militari degli Usa saranno aperte in diverse zone del Paese, i margini della nostra sovranità nazionale, per non parlare di quella popolare, si riducono ancora di più. Questi interessi, e la situazione degli altri stati latino-americani con i quali confiniamo, penso al Venezuela ad esempio, fanno si che la Colombia sia troppo importante nello scenario geopolitico continentale, perché possa nascere un Governo realmente democratico. 


di Raffaele K Salinari 

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