mercoledì 4 agosto 2010

Il coraggio e le armi delle madri di Iraq

RAMADI, Iraq  – Sfoggiando un lungo abito blu e un foulard bianco, Umm Omar quasi non batte ciglio mentre estrae una pistola nel suo giardino. Per lei, l'arma è un male necessario per proteggere la sua giovane famiglia.

"Odio il suono delle sparatorie, ma sono i terroristi ad avermi costretto a maneggiare un'arma per proteggere i miei figli e la mia casa", dice quasi senza scomporsi la 27enne madre di tre figli, mentre maneggia abilmente l'arma.

Umm Omar vive con la famiglia a Ramadi, capitale della provincia occidentale di Anbar, una delle regioni più violente dell'Iraq. Fa parte di un numero di giovani madri che va aumentando che hanno imparato a usare un'arma per respingere gli insorti che prendono di mira le famiglie degli impiegati statali e del personale delle forze di sicurezza.

"Qualche mese fa, un gruppo di uomini armati ha tentato di svaligiare casa nostra", osserva il marito, Ahmed Karim, un sergente di polizia il cui lavoro lo tiene spesso lontano da casa per giorni di fila.

"Io non c'ero, ma le grida di mia moglie hanno allertato i vicini", aggiunge il 32enne, facendo notare che la gang è fuggita prima di portare a termine la propria missione. "Dopo di questo, ho deciso di insegnarle come usare una pistola".

Dopo l'invasione guidata dagli Stati Uniti per cacciare Saddam Hussein del 2003, Anbar divenne il centro di una rivolta brutale, che fu repressa solo dopo che le tribù sunnite e le loro milizie si schierarono con le forze armate Usa contro al-Qaeda.

Oggi, i livelli di violenza sono estremamente più bassi nella provincia, dove la sicurezza è tuttora precaria nonostante notevoli miglioramenti.

Molte mogli di impiegati statali, personale delle forze di sicurezza, funzionari provinciali, e giornalisti avevano cominciato ad armarsi nel giugno 2009, quando alcuni insorti avevano attaccato le abitazioni di notabili del posto o di membri delle forze di polizia.

In questa provincia in gran parte desertica, dove la pianura arida è interrotta da prati e frutteti su entrambe le rive del fiume Eufrate, il fogliame offre un modo efficace di mimetizzarsi agli uomini armati, le cui armi preferite sono le pistole e il fucile d'assalto AK47.

"In quanto mogli di persone responsabili per il mantenimento della sicurezza, dobbiamo proteggere le nostre famiglie quando i nostri uomini sono a proteggere il Paese", dice Ghada Ahmed, 24 anni.

"Sono loro (le mogli) che difendono la casa nelle sere in cui i mariti non ci sono, o quando tornano stanchi dal lavoro", aggiunge la robusta madre di quattro figli, vestita con un abito a fantasia multicolore e un foulard islamico rosa.

"Sono stati i continui attacchi che ci hanno spinto a reagire", aggiunge, riferendosi ai 10.000 fra soldati e ufficiali di polizia uccisi dal 2003 da insorti che li considerano "tirapiedi degli occupanti (americani)".

A metà giugno, un ex membro delle milizie anti al-Qaeda e cinque dei suoi familiari sono stati uccisi in un attacco armato notturno contro la sua abitazione nei pressi di Falluja, un'altra città di Anbar dove la situazione è tesa.

Paradossalmente, in questa regione conservatrice dal punto di vista religioso dove le donne di solito tengono un profilo basso, la polizia e i leader tribali, nonché gli esponenti religiosi di alto livello, hanno un'opinione positiva delle donne che sono pronte a difendere se stesse e le proprie case.

"Questa è un'evoluzione verso la modernità. Non abbiamo alcuna obiezione – proprio il contrario", assicura il Generale Bahaa al-Qaisi, capo della forza di polizia provinciale.

"E' necessario che loro (le donne) ci aiutino, perché non abbiamo abbastanza ufficiali di polizia per proteggere tutti", aggiunge – parlando di una provincia dove una forza di polizia di 24.000 effettivi deve badare a quasi due milioni di abitanti.

Per Adnan Khamis, un leader del clan degli al-Bualwan, il coraggio delle donne evoca ricordi del glorioso passato dell'Islam.

"Vedere le donne che portano le armi è (un segno di) grande nobiltà", dice, aggiungendo che "le donne hanno sempre preso parte alle guerre a fianco degli uomini e ottenuto il loro posto nella storia". 

E' una cosa che perfino i leader religiosi approvano. 

"Per una donna, imparare a maneggiare un'arma per proteggere i suoi figli e la sua casa è scritto nella legge islamica e menzionato nelle parole del Profeta (Maometto)", dice un imam di Ramadi, che non vuole dare il suo nome.




di Bassem al-AnbariAgence France Presse

Traduzione di Ornella Sangiovanni - Osservatorio Iraq

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