giovedì 30 settembre 2010

Ecuador, è stato di emergenza. "Viva Correa!"




Il consigliere giuridico della Presidenza dell'Ecuador, Alexis Mera ha dichiarato lostato d'emergenza in tutto il territorio nazionale a causa di "un fallito colpo di Stato".
Adesso sarà l'esercito ad occuparsi dellasicurezza interna. Lo stato d'emergenzadurerà una settimana.


Alcuni militari dell'Aeronautica (fonti dicono almeno 150 militari) continuano a occuparel'aeroporto internazionale di Quito e hannorifiutato di negoziare con il ministro della Difesa Javier Ponce che aveva offerto la disponibilità a dialogare.
Nel frattempo tutti i paesi dell'area hanno espresso solidarietà al presidente Correa. IlPerù ha chiuso le frontiere e interrotto gli scambi commerciali. Il Presidente Alan Garciaha sottolineato il suo appoggio a Correa e dichiarato: "Quei quattro golpisti che per avere nelle mani un'arma pensano di avere diritto di imporre la loro volontà".

Il Politicantismo meschino dei finiani e la fiducia al "biscione"


 Ieri, l'unica persona vera che è intervenuta in Parlamento dicendo delle cose vere. comprensibili, con un senso, è stato l'Onle Di Pietro, il quale ha trattato il Primo Ministro per quello che è e per l'enorme danno che ha procurato all'Italia nel corso di tutti gli anni in cui ha avuto il potere , invitandolo alle dimissioni.  In Fini e nei finiani ha prevalso il politicantismo, il calcolo di non provocare lo scioglimento anticipato delle Camere al quale non si sentono preparati e forse anche il fatto che non tutti i trentacinque deputati di "futuro e libertà" erano disponibili a negare la fiducia a Berlusconi. Il discorso dell'on.le Bocchino è stato semplicemente meschino! Non ha mai parlato della campagna scandalistica orchestrata ed in corso da mesi contro il Presidente della Camera e la sua famiglia dai giornali del Presidente del Consiglio, nè dell'ingaggio di personaggi incaricati di attingere o creare notizie atte a nuocere.

Marijuana clandestina in Italia, in California se ne discute

Il dibattito sulla legalizzazione delle droghe soffre una fase di stanca, anche se la guerra alla droga è già stata dichiarata un fallimento d qualche anno proprio dai suoi proponenti. La debolezza della posizione dei fautori della guerra alla droga è il motivo principale per il quale qualsiasi tentativo di avviare un dibattito è soffocato nella culla, non esistono più ragioni da opporre alla legalizzazione, le proposte alternative si sono rivelate costose e fallimentari.
In California invece se ne discute moltissimo, perché prossimamente si voterà un referendum che propone la legalizzazione della marijuana, le caratteristiche dello stato americano e il suo assetto legislativo offrono una rara occasione per sbirciare cosa potrebbe succedere se si coagulassero forti movimenti per la legalizzazione in altri paesi.

mercoledì 29 settembre 2010

Storie provenienti dalle Università italiane sulla "ricerca confinata"

Diciottomila studenti, mille docenti, mille tecnici amministrativi, duecentocinquanta milioni di buco nel proprio budget, dottorati dimezzati, l'Università di Siena, famosa per alcuni settori giudicati di eccelsa qualità (Lettere e Filosofia), nei nuovi scenari di finanziamenti privati ipotizzati dalla Riforma universitaria potrebbe contare sponsor come il Monte dei Paschi. Eppure nelle delicate sinergie che devono armonizzare indicazioni centrali e competenze regionali neanche l'impatto economico risulta scontato. Le sole certezze riguardano quello che non si avrà più o si avrà molto meno e che si va irrimediabilmente perdendo. La storia che segue ne è un esempio.

Decontestualizzati il trentaquattenne Lorenzo Costa e i topolini che alleva negli stabulari potrebbero vivere in una favola dei fratelli Grimm. Ma lui è un tecnico di Medicina e il frutto del suo lavoro serve alla ricerca farmacologica e clinica di un'infinità di studiosi senesi. Da quei test si ricavano dati per pubblicazioni e applicazioni che arricchiscono le competenze di trentaquattro dipartimenti e tre facoltà del locale ateneo. "Se però io e i miei colleghi venissimo tagliati, e con la Riforma in atto 
questo è possibile, alcuni ottimi ricercatori non saprebbero se la cavia che hanno di fronte è maschio o femmina". La parabola serve a spiegare i legami strettissimi dei vari componenti del mondo della ricerca, posti sotto l'attacco del progetto Gelmini partorito dalla censura finanziaria del Ministro Tremonti. "La sensibile diminuzione di fondi statali - prosegue Costa - dovrebbe venir compensata dalle risorse che le regioni cercano in loco.

domenica 26 settembre 2010

Un PD tutto Chiesa e Confindustria


  Il labour Party  cerca di cambiare strada dopo il decennio di Blair che lo ha sfigurato privandolo dell'anima  e facendone uno strumento docile del capitalismo feroce e asociale. Blair è stato per il socialismo inglese quello che Craxi è stato per l'Italia: una forza devastatrice della sua identità.
 La elezione di Miliband potrebbe ricondurre il Labour alla sua naturale missione politica e storica: rappresentare e difendere le classi lavoratrici in una visione della vita e del mondo
legata alla solidarietà del socialismo.
 In Francia il Partito Socialista è diretto da  Martine  Aubry, l'autrice della legge sulle 35 ore ed è impegnato nelle lotte sindacali per la difesa delle pensioni e della scuola. La tendenza rappresentata da Segolene Rojal è stata messa in minoranza ed il socialismo francese non corre il rischio di deragliare e diventare liberista.
 In Germania la socialdemocrazia si lecca le ferite dopo il governo di unità nazionale con la Merkel, una scelta che le è costata la scissione e la formazione della Linke alla sua sinistra.
 Ma non si può dire che abbia un programma di adulterazione di sè stesso.

giovedì 23 settembre 2010

Parlamento italiano, un covo senza pentiti

Ancora una volta la casta senza vergogna sbatte in faccia ai cittadini i suoi privilegi. Se solo scordi uno scontrino o se, con i tempi che corrono, non arrivi a pagare tutte le bollette di casa entro la scadenza scattano le regole senza pietà, come, per carità, è giusto che sia.
Ma se per caso ti capita di essere intercettato ben 46 volte mentre intrattieni dialoghi di affari e intrallazzi con i casalesi, il più spietato dei clan camorristi responsabile di centinaia di vite umane distrutte tra droga, regolamento di conti e traffici di ogni genere, allora puoi dormire “sonni tranquilli”.

martedì 21 settembre 2010

Cerano, la centrale da 1 tonnellata di Co2 all’anno

A Cerano (Brindisi) sorge la centrale termoelettrica più grande d’Europa. Le emissioni annue di anidride carbonica dell’impianto “Federico II” ammontano ufficialmente a 14,9 milioni di tonnellate. A poca distanza in linea d’aria c’è l’altra centrale di Brindisi, la EdiPower, che emette quasi tre milioni di tonnellate di CO2. Infatti le analisi svolte dalla “Direzione qualità della vita” del ministero dell’Ambiente e convalidate dall’Arpa hanno riscontrato la presenza di pesticidi e metalli pesanti oltre i limiti consentiti nelle coltivazioni di ortaggi destinati alla vendita, nel sottosuolo e nella falda profonda del territorio compreso tra Brindisi e Cerano.

domenica 19 settembre 2010

Un tempo in Francia i Rom eravamo noi

In questi giorni di caccia allo zingaro e pulizia etnica d’oltralpe, viene da parafrasare così il libro, poi opera teatrale, di Gian Antonio Stella: “Quando i Rom eravamo noi”. Già. Fra le rotte più ambite dai milioni d’italiani emigrati tra il 1890 e il secondo conflitto mondiale, v’era stata innanzitutto la vicina Francia dello sceriffo Sarkozy e del suo ministro all’emigrazione Eric Besson.
Dove certamente, anche allora, l’accoglienza non era una specialità della casa. Tornando indietro di un secolo, è pacifico ricordare come la geografia indirizzò la transumanza di molti verso regioni quali laProvence-Alpes-Côte d'Azur e la Rhone Alpes. E pure dalle parti dell’Aquitaine, che a Merignac, vicino Bordeaux, ospitava un vecchio campo di concentramento nazista, trisavolo del moderno Cpt, utilizzato dalle autorità locali per trattenere i nuovi arrivi. La storia si ripete.
Al tempo, molti di noi erano bollati con l’epiteto di français de coni (francesi di Cuneo), italiani che si spacciavano per transalpini; altri con quello di orso per ricordare gli “orsanti”, mendicanti-circensi partiti dall’Appennino parmense, che si esibivano in tutta Europa con scimmie, cammelli e quindi orsi.

La CNN e il terrorista venezuelano

Durante la notte di Lunedi 13 settembre, la giornalista della CNN spagnola, Patricia Janiot, ha intervistato Raul Diaz Peña, venezuelano condannato nel 2003 per terrorismo, che pochi giorni fa è scappato dalla prigione. Nel 2003, Diaz Peña è stato arrestato dalle autorità venezuelane, in relazione con gli attentati terroristici contro le ambasciate di Spagna e Colombia avvenute a Caracas il 25 febbraio 2003.Pena Diaz fu processato e condannato da un tribunale venezuelano a nove anni e otto mesi di prigione. 
 
L'attentato si è verificato proprio alla fine del sabotaggio economico e sciopero petrolifero promossi da gruppi anti-Chavez in Venezuela, che solo pochi mesi prima avevano eseguito un colpo di stato contro il presidente Chávez, che è durato solo 48 ore. Dal dicembre 2002, organizzazioni e partiti politici dell' opposizione sono riusciti a fermare l'industria petrolifera statale, PDVSA, e i grandi mezzi di produzione nel paese - che erano ancora nelle mani dell'élite politica ed economica - con l'obiettivo di forzare la salita al potere del Presidente Chávez.

sabato 18 settembre 2010

Majes Siguas II, il mega progetto idrogeologico continua a versare sangue in Perù


Un nuovo conflitto socio-ambientale scuote il Perù. I cittadini sfilano per protesta contro un mega progetto idrogeologico e le forze dell'ordine sedano con la forza. Un morto e 17 feriti.
La protesta contro il progetto idrogeologicoMajes Siguas II che da giorni paralizza la provincia di Espinar, a Cusco, ha già il suomorto ammazzato. Durante i duri scontri con le forze dell'ordine Leoncio Fernández Pacheco, che marciava come gli altri in difesa dei suoi diritti, ha ricevuto una pallottola in pieno petto. Con lui altre diciassette persone sono rimaste ferite, anche seriamente. Fra loro due minorenni. Uno è molto grave.

mercoledì 15 settembre 2010

“Prima o poi la verità su Schifani la racconterò tutta fin dal primo giorno in cui l’ho conosciuto”

“Prima o poi la verità su Schifani la racconterò tutta fin dal primo giorno in cui l’ho conosciuto”. È lo sfogo dell’imprenditore siciliano Giovanni Costa, condannato in primo grado a nove anni per riciclaggio, al giornalista de L’Espresso, Lirio Abbate.
E ciò che va in stampa è l’ennesimo scoop sui chiaroscuri della vita del Presidente del Senato Renato Schifani. Costa non è di certo un sant’uomo. Anche se nega i suoi contatti con la mafia, una sentenza di primo grado lo ha condannato a nove anni per aver riciclato una parte del bottino di Giovanni Sucato, conosciuto meglio come il “mago dei soldi”, un personaggio questo sì legato alla mafia di Villabate il quale, attraverso una colossale truffa, nei primissimi anni Novanta, si era intascato indebitamente il denaro di molti mafiosi e siciliani onesti. 
I ricordi di Costa rievocano un passato ingombrante che riaffiora in un autunno che si prospetta ricco di novità sotto il profilo politico ma anche giudiziario. Schifani “era il mio consulente, la persona che mi consigliava, quello che riusciva a mettere le carte a posto controllando i documenti con i quali chiudere affari senza avere problemi”. Dal 1986 il Presidente del Senato sarebbe stato a suo libro paga, due milioni di lire al mese in cambio di un impegno a 360 gradi, per risolvere all’imprenditore tutte le grane amministrative.  Schifani, ha raccontato Costa, “faceva in modo di sistemare i conti e le carte.

martedì 14 settembre 2010

Li fate ignoranti

Primo giorno di scuola. Tullio De Mauro, uno dei più importanti linguisti a livello europeo, ex ministro della pubblica istruzione, preferirebbe sorvolare sulla stretta attualità.
 
Professore, dobbiamo. Che ne pensa della riforma Gelmini e del clima che si è creato attorno alla scuola?
Che il clima sia brutto lo testimoniano le proteste dei precari, ma anche degli insegnati e dei genitori. I motivi sono diversi e strutturali, ma vorrei dire che le responsabilità non sono solo di questo governo. Gli istituti sono fuori norma, nelle scuole non è stato rimosso l'amianto, il numero degli alunni per classe deborda, per non parlare dei problemi mai affrontati, le carriere dei docenti, gli stipendi bassi, l'abbandono scolastico più alto d'Europa...

lunedì 13 settembre 2010

"Signor Ministro mi consenta di dirle che è davvero un grande Paese quello dove il Ministro della Giustizia si preoccupa per l’ansia di un cagnolino e non dei figli dei detenuti che non possono vedere i genitori per anni"

Al presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano
Al ministro della Giustizia on. Angelino Alfano 

In questi giorni sono rimasto sorpreso della sensibilità del nostro Ministro della Giustizia, tanto che ora quando qualcuno dei miei compagni di pena brontola che viviamo in un paese senza giustizia, vado su tutte le furie.
Come si fa a dire sciocchezze del genere, se il nostro Ministro, nel momento in cui è venuto a conoscenza che un cagnolino soffriva d’ansia, perché gli avevano arrestato il proprio padrone, si è impegnato in prima persona perché il padrone ottenesse gli arresti domiciliari e potesse consolare il suo cagnolino.
Onore al cane, onore al suo padrone che ha capito di vivere in un paese in cui i cani hanno più diritti dei figli dei detenuti, onore al Magistrato che gli ha concesso gli arresti domiciliari, onore al Ministro Alfano e alla sua sensibilità, che ha permesso di non mortificare la dignità di un cane che soffriva d’ansia.

domenica 12 settembre 2010

Operaio usa e getta: la sicurezza del lavoro è un lusso che l’Italia non può permettersi!

Ha ragione Tremonti: la sicurezza del lavoro è un lusso che l’Italia non può permettersi! Si tratta naturalmente dell’Italia dei ricconi, di coloro che occultano duecento miliardi nei paradisi fiscali realizzati lesinando salario, diritti e sicurezza. Questi signori, questa Italia, si rifiuta di lucrare di meno. L’indignazione del Presidente della Repubblica per un Paese che marcia a mille e più morti sul lavoro l’anno e quasi un milione di infortuni spesso gravi e con conseguenze di invalidità fisica permanenti non serve a niente se lo stesso Presidente partecipa ogni anno al ricordo dell’ispiratore della legge trenta, scritta in collaborazione tra Sacconi e Bonanni, che introduce innumerevoli possibilità di precarizzare il lavoro. L’operaio è diventato usa e getta e l’organizzazione del lavoro prescinde sempre di più dalla esperienza e dalla competenza. Molte attività vengono subappaltate ed affidate a sub dei sub appaltatori. I quali non hanno alcuna cultura industriale e si servono di disoccupati pronti ad accettare qualsiasi cosa pur di portare cinquanta euro a casa. Per pulire una cisterna chi fa materialmente il lavoro perdendoci magari la vita guadagna una piccola parte di quanto avrà ricevuto il suo datore di lavoro e, spesso, chi assegna e passa il lavoro lucra senza fare materialmente niente. Altre volte ho citato l’esempio della costruzione della Torre Eiffel realizzata nel corso di due anni in condizioni eccezionali al limite di tutto per il caldo, il freddo, l’altezza fino ad oltre trecento metri in cui si lavorava. Non c’è stato un solo infortunio mortale. Se fosse in costruzione oggi chissà quanto sangue e quanto dolore! La sicurezza del lavoro sta nella sua organizzazione e nella competenza dei suoi addetti dall’ingegnere al caposquadra al carpentiere. Sta nell’esperienza maturata, custodita e trasmessa. Sta anche nell’affiatamento della squadra, nella sua coesione. Spesso accade invece che tre o più persone si incontrino per stare insieme un giorno e basta.

sabato 11 settembre 2010

Sicilia, la grande isola ridotta in una “magnifica desolazione”

In questa “magnifica desolazione” cui è stata ridotta la Sicilia, sembra che anche il dibattito politico pubblico sia scomparso, inabissatosi in una sorta di nuovo artificio minoico, in un labirinto degli intrighi e delle ambiguità.
Non sappiamo quasi più nulla delle reali intenzioni dei partiti e dei loro esponenti. Tutto avviene in incontri spesso informali, casuali o sui blog.
In realtà, il confronto si svolge nel labirinto sopra accennato, dove, in questi giorni, il presidente Lombardo sta tentando d’inventarsi un governo. Il quarto in poco più di due anni.
Come il solito, egli pensa di cavarsela facendo leva sulle divisioni interne, sulla destrutturazione dei partiti, ad arte incoraggiate, per continuare, col suo 15%, (unico caso in Italia) a fare e disfare i giochi politici e di potere nell’Isola.
E poco importa se, nel frattempo, ai vecchi disastri se ne aggiungono di nuovi. Quotidianamente.
Dopo la decisione di chiudere la Fiat di Termini Imerese, oggi è la volta dello stabilimento Eni di Gela, dove sono stati notificati quattrocento “esuberi” e una riduzione degli investimenti concordati che andranno a colpire fortemente l’occupazione diretta e dell’indotto.

Il PD e la destra

La faccia contratta dall'odio di Enrico Letta, l'aggressione di Bersani ai giovani che hanno contestato Bonanni definiti "squadristi"costituiscono un punto derimente della politica italiana e segnano il definitivo passaggio del PD all'area "moderata" e cioè di destra. L'area che sostiene Marchionne nella sua opera di cancellazione dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche italiane, che non ha alzato un dito per lo storno di otto miliardi di euro dalla istruzione alle spese di guerra, che accetta l'oligarchismo di una classe di politici  gaudente, elegante, frequentatrice di ristoranti di lusso, dedita al consumismo ed appena tornata dalle vacanze tutta pimpante ed abbronzata.
 Bersani ha gettato le carte in tavola. Ha detto chi è e che cosa vuole essere: il suo modello è Blair, il PD dovrà essere come il New Labourist che gettò alle ortiche il socialismo, posò la classe operaia e la sua maledetta abitudine di pretendere il the alle cinque come i gentiluomini inglesi. Speriamo che come Tony Blair non finisca alcoolista per i rimorsi della guerra scatenata in Iraq.

venerdì 10 settembre 2010

Il nipote del Gran Visir di Berlusconi

La cosa che mi ha colpito della contestazione a Bonanni è stata la faccia e la gesticolazione di Enrico Letta, Vice segretario del PD, nipote di Gianni Letta il gran Visir di Berlusconi, una parentela che  è anche politica. Zio e nipote fanno parte dello stesso establishment sebbene dislocati in due partiti diversi ma entrambi di governo ed entrambi saldamente schierati con la borghesia italiana. La faccia di Letta era piena di odio, di rancore, era livida, minacciosa, con gli occhi  lampeggianti pieni di voglia di fare del male. La sua gesticolazione era aggressiva, il braccio era teso e la mano chiusa con un dito puntato sui malcapitati ragazzi del Centro Sociale che avevano avuto l'idea di prendersi la scena nella grande e terribile stagione sociale che si è aperta. Oggi la loro azione è al vaglio della polizia. Non dubito che erano già stati schedati dalla Digos. Penso che il loro centro sociale Ashatasuna sarà proposto per la chiusura e che molti di loro saranno denunziati. Una opera di disinfestazione sociale sarà presto realizzata e questi giovani saranno dispersi e stritolati dalla macchina della repressione e della emarginazione sociale.

giovedì 9 settembre 2010

LAVORATORI PRESI A CALCI NEGLI STINCHI

La decisione di Federmeccanica di disdettare il Contratto Nazionale dei metalmeccanici è un errore che non aiuterà le imprese, non aiuterà la Fiat né Marchionne.Come è noto c’è una dialettica forte anche all’interno della borghesia d’impresa e le critiche a Marchionne sono giunte, anche aspre, dalle personalità più insospettabili, come Romiti.

Eleggere segretario della CGIL il Segretario della Fiom

La federmeccanica ha spiegato molto bene  il senso della invocazione di un nuovo patto sociale chiesto dalla Marcegaglia a Cernobbio.  Un patto sociale in cui industriali e sindacati "complici" azzerino quanto  resta della civiltà giuridica e contrattuale del lavoro abbattendone il pilastro: il contratto collettivo nazionale di lavoro.
 
  Quanto vogliono gli industriali non rientra nella sfera delle cose ragionevoli ed è pericoloso per la coesione e pace sociale del Paese. La Fiom a Pomigliano aveva aderito a tutte le richieste di Marchionne tranne due che, come aveva precisato Epifani, non sono nella disponibilità del sindacato essendo regolate da leggi e non da contratti: il diritto di sciopero e la tutela in caso di malattia. La Fiom non è un sindacato estremista, non aveva fatto barricate, aveva accettato una organizzazione del lavoro  (WMC) che i Cobas hanno denunziato con un esposto alla Magistratura ed all'Inal perchè pericoloso per la salute dei lavoratori. Aveva accettato turni di lavoro di otto ore senza pausa pranzo. Dalle sei del mattino alle due del pomeriggio digiuni davanti alla propria postazione  studiata da un ergonomista padronale  giapponese in modo da fare muovere il meno possibile l'operaio facendone una sorta di macchinario vivente. Vedevo l'altra sera in TV "la patata bollente" in bel film di Steno  con Renato Pozzetto ambientato in una fabbrica  nella quale i lavoratori all'ora di pranzo si ritrovavano in una grande sala per consumare il loro pasto caldo e mi veniva da pensare alla "fabbrica Italia" di Marchionne in cui il lavoratore deve solo stare in silenzio ed accudire la macchina.

Fascismo in cammino: uccidere la FIOM

Altro che patto sociale. C'è un piano freddamente studiato a tavolino per uccidere l'ultimo sindacato ancora libero che resta ai lavoratori: la Fiom. Questo piano è condiviso dal Governo, dalla Cisl, dall'UIL ed ignorato dalla CGIL (mi auguro che prenda posizione) Una parte considerevole del PD con D'Alema, Ichino, Letta è per il massacro della Fiom.

Il petardo di Bonanni

Secondo copione  tutto l'establiscement della oligarchia italiana si è radunata attorno a Raffaele Bonanni, vittima della contestazione di un gruppo di giovani durante la Festa del PD di Torino  per stigmatizzare l'accaduto ed invocare un giro di vite poliziesco, addirittura una preventiva (?) repressione del dissenso. Lo stesso Bonanni, dopo una prima reazione abbastanza contenuta, ha aggiunto benzina al fuoco sostenendo che c'era l'intenzione di fargli del male. La studentessa che ha lanciato il pedardo fumogeno è stata subito individuata, non so ancora se arrestata, e già i giornali sanno che "frequenta" il centro sociale "askatasuna"e presto ci diranno vita morte e miracoli della ragazza e dei suoi compagni di contestazione.
 Ho visto la scena in tv. La cosa che mi ha maggiormente colpito è stata l'isterica gesticolazione di Enrico Letta, il suo braccio teso minacciosamente verso i giovani, la sua  pesante ed irresponsabile affermazione: "Noi e voi non abbiamo niente in comune, voi con noi non c'entrate niente", una sorta di scomunica reiterata diverse volte contro giovani che potrebbero anche sbagliare ma non possono essere trattati come delinquenti da un dirigente politico di primo piano, dal vicesegretario nazionale del PD.

mercoledì 8 settembre 2010

Fidel Castro attacca duramente il presidente iraniano Mahmoud Ahmedinejad intimandogli di “smettere di diffamare gli ebrei”

L’ex presidente cubano Fidel Castro, in un’intervista concessa al settimanale statunitense “The Atlantic”, ha attaccato duramente il presidente iraniano Mahmoud Ahmedinejad intimandogli di “smettere di diffamare gli ebrei”.
Secondo Fidel è incomparabile la diffamazione patita dai musulmani rispetto a quella che da 2.000 anni subiscono gli ebrei e nessuna persecuzione è comparabile alla Shoah. Castro ha inoltre elogiato questi ultimi perché, “nonostante tutte le persecuzioni subite sono riusciti a conservarsi come cultura e come nazione”.

Primarie subito, Vendola Presidente subito

Il barometro di oggi a Torino prevede forte pioggia. Ma alla vigilia del suo «sbarco» alla festa nazionale del Pd nella città della Fiat, Nichi Vendola ci scherza su: «Anche il centrosinistra ha bisogno di un forte temporale, di bagnarsi un po' senza usare gli ombrelli contro il cambiamento». Il presidente della Puglia ha preparato con cura l'appuntamento torinese alla festa democratica. Se il Pdl è morto anche il Pd non sta tanto bene. E per Vendola l'unico ricostituente possibile sono le primarie: un processo democratico che ritiene una «necessità assoluta e un diritto intoccabile del popolo del centrosinistra».

Vendola: "L'Ulivo?...In Puglia ci sono 60 milioni di ulivi"

Sono arrivati un’ora prima per essere sicuri di trovare il posto. È l'appuntamento del giorno, il più atteso. Tutti in piazza Castello per ascoltare Nichi Vendola, che già scalda i muscoli in vista delle elezioni e che, ha già fatto sapere dal mattino, proprio da questo palco lancerà la sfida a Rosy Bindi e al Pd: «Primarie subito, ora». 
La sala scoppia, impossibile entrare già alle otto e mezzo di sera. C'è un cartello che campeggia. «Nichi e Rosy oggi sposi». Quando arrivano sul palco lo vedono e sorridono. Sposi proprio no, per ora ci si corteggia. Nichi la star, superacclamato, applaudito, un po’ poeta, un po’ visionario, come si definisce lui stesso, Rosy, concreta, gentile, ma ferma, che alla gara dell'applausometro forse arriva seconda, ma è una bella sfida. «Le primarie per fare il premier si fanno, non ci sono dubbi - risponde infatti quando Vendola rilancia -, abbiamo parlato di primarie di coalizione, lo scelgono i cittadini, gli iscritti. Ho qualche dubbio sulla tua proposta di farle subito: portasse un po’ male, aspettiamo che cada il governo. Noi sappiamo come farle, Nichi sa come vincere ma ogni volta è diverso».

martedì 7 settembre 2010

“MACCHINE TERRORISTE DELLA MORTE” PATTUGLIANO LA FRONTIERA MESSICANA

Gli stessi aerei che rilevano palestinesi, iracheni, afgani o pakistani in modo selettivo con sofisticati equipaggiamenti (per sparare un missile o una bomba detta intelligente) controllano da oggi i messicani olatinoamericani che cercano di entrare negli Stati Uniti illegalmente.

Una flottiglia di sei aerei Predator B (aerei spie o droni) con una capacità di volo di 30 ore consecutive (e capacità per bombe intelligenti) integrerà lo stock, perché"l'obiettivo è di avere una regione di confine sicuro, che si estende dal Texas alla California. In questo caso ci sono ed è su questo che continueremo a lavorare", ha anticipato la segretaria della Sicurezza, Janet Napolitano.

lunedì 6 settembre 2010

Zero in condotta all'avvocatessa somara divenuta fortuitamente ministro

Cinquantamila classi senza docenti, sedicimila istituti senza presidi, centosettantamila lavoratori precari senza una cattedra e ben otto milioni di Euro in meno in tre anni: questa la pubblica istruzione voluta “gagliardamente” - come scrive in tono ammonitorio su Avvenire - da Mariastella Gelmini, che si appresta ad inaugurare il nuovo anno scolastico nella furia delle polemiche.
Nella conferenza stampa indetta per l’imminente ripresa delle lezioni, l’avvocatessa somara divenuta fortuitamente ministro, ha invitato le migliaia di precari che in tutta Italia stanno organizzando proteste e manifestazioni, ad astnersi dallo strumentalizzare il proprio disagio e si è detta “disponibile al confronto sul precariato e con i precari, solo se si tratta di ragionare in un clima costruttivo e su dati veri”.
I dati reali sono quelli sopraccitati, ma evidentemente per la ministra Gelmini i soli numeri che contano, le uniche cifre che hanno un senso nella sua personale idea di scuola, sono quelle dei bilanci. Bilanci sì disastrati, che richiederebbero un ampio e deciso intervento statale per garantire il diritto ad una corretta istruzione e per adempiere al dovere di proteggere la sicurezza degli studenti.

sabato 4 settembre 2010

Obama tra il fascismo israeliano e le divisioni palestinesi

Il grande show di Washington riflette più i problemi e le necessità del Medio oriente che un reale processo di pace.
Dopo essersi guadagnato critiche favorevoli ma forse frettolose quando sembrava interessato a un processo di pace diverso da quello sperimentato in passato, ora il presidente degli Stati uniti Obama sostanzialmente cerca solo di assicurare un periodo di pace per le prossime elezioni americane.
Il primo ministro israeliano Netanyahu ripete un po' ciò che aveva fatto il suo predecessore Barak nel 2000: dimostrare, sforzandosi soltanto un po', che la paralisi del processo di pace è colpa della posizione dei palestinesi.

venerdì 3 settembre 2010

Era il 1991 ...Vent'anni fa c'era chi avrebbe trafficato in rifiuti radioattivi di cui le industrie del nord volevano sbarazzarsi

[In questi giorni, scartabellando in Internet per alcune ricerche su vecchie indagini sui traffici di rifiuti mi sono imbattuta in un articolo agghiacciante del febbraio 1991. Vent'anni fa c'era chi avrebbe trafficato in rifiuti radioattivi di cui le industrie del nord volevano sbarazzarsi. Vent'anni fa, quando gli smaltimenti illegali erano materia di contravvenzioni e i carichi falsi pure; vent'anni fa quando i più (al nord) ignoravano il business, ma questo già sapeva che il nord doveva smaltire tonnellate di rifiuti tossici e si offriva a prezzi di mercato concorrenziali. Anche in questo caso non si sa come sia andata a finire l'inchiesta sui 340 quintali di materiale tossico, ma si sa cosa sia sia diventata la Campania e come sia ricca la Camorra. Della vicenda di Tamburrino, oggetto dell'articolo che segue, ne parleranno anche al Senato il giorno successivo, il 20 febbraio 1991, quando presidente era Giovanni Spadolini (Verbali della seduta pag. 155 sgg. qui). In senatore che solleva il problema in una interrogazione parla di numerosissime discariche abusive nel napoletano che avrebbero reso difficile rintracciare il luogo di smaltimento dei bidoni con sostanze velenose (e sversate) il cui contenuto aveva contaminato un autotrasportatore. E aggiunge: "che l'evento in questione venuto alla luce per impreviste circostanze ha di fatto evidenziato che il trasporto di scorie tossiche dai comuni del Nord per il Sud avviene da diversi anni (...)". ic]



Napoli, Avvelenato dal carico chimico che stava nascondendo 



Repubblica — 19 febbraio 1991   pagina 24   sezione: CRONACA



NAPOLI Caccia in elicottero a trecento fusti di metallo zeppi di veleno, sepolti a dodici metri di profondità in una delle cinquanta discariche clandestine fra la zona orientale della città e l' area di Lago Patria.

"Dobbiamo smetterla di pensare che la politica sia sempre “sporca”. Sporca è l’anti-politica. Sporche sono certe persone. Basta non votarle. Basta non eleggerle. Basta avere il coraggio di non votare neppure il nostro partito se propone in quel LISTONE BLINDATO, persone che non sono uno specchio di onestà"

Dopo Mani Pulite e il fiume di illegalità scoperto dall’allora Magistrato Antonio Di Pietro, ci troviamo oggi davanti ad una serie infinita di attacchi alla Costituzione portati avanti da chi invece è chiamato a proteggerla e ha giurato di farlo nelle mani del Presidente della Repubblica. Non solo. Il nostro Paese è in mano alla Lega. E’ in mano a Ministri che non troppo tempo fa bruciavano la bandiera italiana nelle piazze o ancora alla festa del Po (e non solo lì) gridavano a squarciagola ROMA LADRONA!

mercoledì 1 settembre 2010

Nichi Vendola: "INIZIA LA STAGIONE DEL DOLORE SOCIALE"

Penso che quella che comincia è la stagione dei rendiconti, la fine delle favole e l’inizio di un confronto anche molto duro con la realtà. La realtà è che una parte dei mass-media e una parte della politica cerca quotidianamente di edulcorare, di esorcizzare, di occultare. Ma la realtà del dolore sociale prima o poi bussa alla porta della politica.
Quelli che non intendono aprire quella porta sono destinati a perdere. Penso che in Puglia, nel Sud, in Italia sia necessario aprire la stagione della verità.

Gheddafi, ieri "uomo del socialismo arabo”, oggi “uomo di sponda dell’affarismo berlusconiano"

L’Italia è governata da un cavaliere, com’è noto. I cavalieri cavalcano: per farlo, hanno bisogno di cavalli. Quelli arabi sono senza dubbio i migliori. Ed ecco che, nel migliore stile alla Buffalo Bill ( anche William Frederick Cody era colonnello…), arriva a Roma il Premiato Circo Gheddafi, con le sue torme di nobili equini, il suo balletto di bellezze guerriere – un altro genere che dovrebbe interessare alquanto il nostro premier, com’è noto infaticabile amatore – e il suo corredo di tende beduine, di uniformi da domatore di leoni e di esotici kaftan. 

Muammar Gheddafi era un giovane e interessante uomo politico un quarantennio fa, quando era uno snello ed elegante colonnello dell’armata libica che, ad appena ventisette anni divenne reis del suo paese, dopo aver rovesciato re Idris I e instaurato una repubblica ispirata ai principi del “socialismo arabo” di Gamal Abdel Nasser. Erano i tempi in cui il sogno della Repubblica araba unita, per quanto già naufragato, suscitava ancora entusiasmi e speranze. Da allora, il colonnello libico è passato di “rivoluzione” in “rivoluzione”: e le ha provate tutte.

Boom di aiuti militari americani a Israele


Intervista a cura di Soroor Coliai IRIB Italia (Iran Italia Radio)con il dott. Alberto Terenzi, giornalista e collaboratore della testata elettronica Clarissa.it sulle recenti notizie riguardanti il boom di aiuti militari americani a Israele e gli ultimi sviluppi nello scenario mediorientale determinati dal rapporto tra Usa e Israele da un lato e il tentativo di creare un arco di contenimento tra Iran, Turchia, Siria dall'altro. 
Un recente articolo di Haaretz dà la notizia di un notevole aumento nei finanziamenti militari da parte degli Stati Uniti verso Israele. A che cosa servono? Potrebbe dirci qualcosa di più su questa notizia?
La notizia è estremamente autorevole perché si basa su un discorso che è stato fatto da un'assistente ministro degli esteri americano, J. Shapiro, parlando ad un'istituzione americano che si occupa di Medio Oriente la Brookings Saban Center for Middle East Policy di Washington, in un ambiente quindi altamente qualificato. Nell'ambito di questo discorso appunto quest'importante funzionario statunitense ha ricordato che l'amministrazione Obama intende a approvare un'aiuto militare allo stato ebraico di 2,775 milioni di dollari per il 2010.

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