giovedì 30 settembre 2010

Il Politicantismo meschino dei finiani e la fiducia al "biscione"


 Ieri, l'unica persona vera che è intervenuta in Parlamento dicendo delle cose vere. comprensibili, con un senso, è stato l'Onle Di Pietro, il quale ha trattato il Primo Ministro per quello che è e per l'enorme danno che ha procurato all'Italia nel corso di tutti gli anni in cui ha avuto il potere , invitandolo alle dimissioni.  In Fini e nei finiani ha prevalso il politicantismo, il calcolo di non provocare lo scioglimento anticipato delle Camere al quale non si sentono preparati e forse anche il fatto che non tutti i trentacinque deputati di "futuro e libertà" erano disponibili a negare la fiducia a Berlusconi. Il discorso dell'on.le Bocchino è stato semplicemente meschino! Non ha mai parlato della campagna scandalistica orchestrata ed in corso da mesi contro il Presidente della Camera e la sua famiglia dai giornali del Presidente del Consiglio, nè dell'ingaggio di personaggi incaricati di attingere o creare notizie atte a nuocere.
 I giornalisti della stampa estera hanno avuto difficoltà a spiegare nei loro servizi il voto di fiducia dato dai finiani al Presidente del Consiglio. Voto che avrebbe avuto un senso se ci fossero state le scuse di Berlusconi o quanto meno una dichiarazione di stima e di fiducia
per il Presidente della Camera. Non c'è stato niente di tutto questo. Sullo sfondo resta aperta la squallida storia della casa di Montecarlo che doveva fungere come una sorta di
scandalo della collana che squalificò Maria Antonietta ed accelerò la fine dell'ancien regime. Naturalmente non ha destato alcuna emozione  l'uso di società off shore per eludere il fisco italiano e dissimulare le proprietà  al quale un partito politico ha fatto ricorso per la vendita di un suo bene, nè la denunzia in aula  fatta da Di Pietro di ben ottantantaquattro società off shore con le quali il Presidente del Consiglio evade le tasse ed occulta nei paradisi fiscali le sue immense ricchezze. Il Parlamento sembra mitridatizzato alla corruzione e niente lo scuote dal suo tirare a campare.
 Oggi i giornali si affannano tutti a pronosticare imminenti elezioni politiche perchè, fatti i conti, il governo senza i finiani e senza il gruppo di Lombardo non raggiungerebbe più i fatidici 316 voti. Fini avrebbe fatto il capolavoro politico di dimostrare a Berlusconi la sua forza, di essere  essenziale per la sopravvivenza del Governo. La Lega che secondo i suoi calcoli vincerebbe le elezioni si è affrettata a fare sapere addirittura attraverso il Ministro degli Interni che a marzo 2011 si vota.
  Ieri si è scritta una delle pagine più oscure ed inquietanti della morente democrazia italiana. Il calcolo politico dei politicanti  ha avuto la meglio sul dovere di verità e di giustizia.
  Il Presidente della Camera avrebbe avuto il dovere di difendere se stesso e la sua famiglia dagli attacchi del Capo del Governo che, oltretutto, lo ha invitato ripetutamente a sgombrare, a lasciare l'incarico. Ha dato invece la sensazione di possedere un enorme apparato digerente,  di poter ignorare ed inghiottire l'accusa di avere usato per la sua famiglia un bene del suo Partito, accusa mossagli  da un Presidente del Consiglio che mentre la maggioranza degli italiani si impoverisce ha appena acquistato un castello alle porte di Roma e si accinge ad una ulteriore colonizzazione della Sardegna con l'acquisto di una seconda enorme villa da affiancare a Villa Certosa. Intanto un panfilo da venti milioni di euro viene aggiunto da uno dei suoi figli alle altre "barche" di famiglia.
 Ieri Fini avrebbe dato una occasione di recupero alla democrazia italiana , di liberazione
dal dominio berlusconiano e dal suo enorme conflitto di interessi.  Fini ha negato questa occasione forse perchè convinto che non tutti i suoi seguaci lo avrebbero assecondato.
 Del fatto che a conti fatti si sia dimostrato che è determinante per la sopravvivenza del governo non credo possa interessare nessuno. Il calcolo di Palazzo ha preso il sopravvento
sulla etica della politica. Non credo che Fini abbia più nulla da darci.
 Le elezioni anticipate che Fini voleva evitare con il suo furbissimo glissare su tutta la materia da contendere con Berlusconi ci saranno lo stesso. Da qui ad allora la democrazia italiana continuerà ad affondare ed a perdere del tutto l'identità che le era stata data dalla Costituzione.
  
di Pietro Ancona
Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autore Pietro Ancona già membro dell'esecutivo della Cgil e consigliere del CNEL

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