giovedì 9 settembre 2010

LAVORATORI PRESI A CALCI NEGLI STINCHI

La decisione di Federmeccanica di disdettare il Contratto Nazionale dei metalmeccanici è un errore che non aiuterà le imprese, non aiuterà la Fiat né Marchionne.Come è noto c’è una dialettica forte anche all’interno della borghesia d’impresa e le critiche a Marchionne sono giunte, anche aspre, dalle personalità più insospettabili, come Romiti.


Marchionne colloca in Italia una battaglia che ha sempre meno a che fare con gli obiettivi di competitività e produttività ma sembra una battaglia di ridefinizione degli assetti politici e culturali del paese. Tutto questo accade ed è possibile perché c’è un governo che anziché fare l’arbitro è sceso pesantemente in campo prendendo a calci negli stinchi i lavoratori e facendo il tifo per la parte più agguerrita e aggressiva del sistema delle imprese.
Invece di guardare alla politica economica, invece di ripartire dal lavoro, dalle relazioni industriali basate sui diritti sociali, sulle persone, siamo di fronte alla scelta distruttiva di Federmeccanica incoraggiata dal governo di centrodestra.
Il governo ha falsato la dialettica tra imprese e lavoratori scegliendo da che parte stare. Sta addirittura immaginando di privare il mondo del lavoro della 626. Così cadono gli elementi che hanno fondato la civiltà del lavoro su cui si basa la storia della democrazia italiana.
Sul banco degli imputati hanno messo i lavoratori di Melfi, di Pomigliano, di Mirafiori. Il mondo del lavoro è visto come portatore di strane sindromi, come il posto fisso, la volontà di difendere il proprio reddito. Tutti diritti che secondo Tremonti e Sacconi sono incompatibili con la globalizzazione. Intanto in Cina i lavoratori iniziano a protestare per questi diritti.
di Nichi Vendola

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