giovedì 23 settembre 2010

Parlamento italiano, un covo senza pentiti

Ancora una volta la casta senza vergogna sbatte in faccia ai cittadini i suoi privilegi. Se solo scordi uno scontrino o se, con i tempi che corrono, non arrivi a pagare tutte le bollette di casa entro la scadenza scattano le regole senza pietà, come, per carità, è giusto che sia.
Ma se per caso ti capita di essere intercettato ben 46 volte mentre intrattieni dialoghi di affari e intrallazzi con i casalesi, il più spietato dei clan camorristi responsabile di centinaia di vite umane distrutte tra droga, regolamento di conti e traffici di ogni genere, allora puoi dormire “sonni tranquilli”.

Con la massima serenità 
Nicola Cosentino si aspettava infatti il verdetto di oggi. L'ex sottosegretario all’Economia, già scampato all’arresto, sempre grazie alla Camera, proprio per i suoi presunti rapporti con i casalesi, era sicuro che i suoi compari non l’avrebbero lasciato.
Infatti anche se la maretta alzata dai finiani nell’ultimo periodo poteva far scorrere qualche brivido lungo la schiena, lo scudo trasversale ad castam non ha tradito le aspettative. Qualche voto in meno, a dire la verità, rispetto al diniego per l’arresto c’è, ma il sistema retto da chissà quanti ricatti incrociati non ha permesso che uno di loro, uno della loro combriccola, venisse ceduto al nemico: la verità, la giustizia e, diciamolo, la decenza.
Gli analisti che da giorni si arrovellano per capire se esista ancora una maggioranza utile per governare hanno fatto la conta dei voti.

Se fossimo in un Paese normale ci sorprenderemmo di sapere che la vera differenza a favore dell’impunità di Cosentino l’avrebbero fatta almeno una decina di deputati del Pd, la cosiddetta opposizione. Franchi tiratori, li chiamano. Semplici collusi, si dovrebbero definire. E vigliacchi pure, che nascondono il loro voto pro-camorra dietro la protezione della segretezza.
I finiani con “altra sensibilità”, come ha cercato di sdrammatizzare la prima sentita delusione 
Fabio Granata sul suo blog, sarebbero in realtà solo 4. Sufficienti però per scaldare gli animi di coloro che avevano fiducia in una destra democratica e legalitaria e che si sentono già traditi.
Insomma tanto rumore per nulla. E’ ormai noto che qualsiasi politico abbia guai con la mafia sappia dove andare a rifugiarsi per sfuggire alla legge uguale per tutti: in parlamento.
Lì non ci sono pentiti.
 
di Anna Petrozzi - Antimafiaduemila
Comparso su 19luglio1992

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