mercoledì 8 settembre 2010

Primarie subito, Vendola Presidente subito

Il barometro di oggi a Torino prevede forte pioggia. Ma alla vigilia del suo «sbarco» alla festa nazionale del Pd nella città della Fiat, Nichi Vendola ci scherza su: «Anche il centrosinistra ha bisogno di un forte temporale, di bagnarsi un po' senza usare gli ombrelli contro il cambiamento». Il presidente della Puglia ha preparato con cura l'appuntamento torinese alla festa democratica. Se il Pdl è morto anche il Pd non sta tanto bene. E per Vendola l'unico ricostituente possibile sono le primarie: un processo democratico che ritiene una «necessità assoluta e un diritto intoccabile del popolo del centrosinistra».
 
Stasera romperà gli indugi. E chiederà alla sua interlocutrice sul palco di Torino, Rosi Bindi, di convocare formalmente il tavolo per le regole sui gazebo. 
Il governatore pugliese giocherà in casa di un suo sicuro avversario come Sergio Chiamparino: «Alla gente del Pd dirò che non bisogna avere paura di noi stessi e delle nostre idee, e ricorderò ai suoi dirigenti che io sono l'effetto delle primarie, non la causa». A chi gli chiede di un possibile ticket con il sindaco intanto risponde che «noi due insieme dobbiamo batterci per le primarie che non sono un nostro capriccio ma una necessità. Le primarie sono invece un processo di riappropriazione della politica da parte del popolo». Certo, l'abbraccio preventivo di Chiamparino ha infastidito non poco gli uomini del governatore. Ma a unire i due sfidanti c'è di sicuro, oltre alle primarie, anche la sfiducia attuale verso lo stato maggiore del Pd. «La destra crolla, il centro cerca un suo spazio e la sinistra che fa? Dov'è? - si chiede Vendola - rimettere insieme i cocci del passato non significa affatto aprire il cantiere dell'alternativa».
Tonico, pimpante, il presidente pugliese ha concluso una lunga riunione del direttivo di Sinistra e libertà che ha registrato una totale compattezza sulla sua strategia. L'idea dell'alleanza a due cerchi, il «Nuovo Ulivo» targato Bersani, non convince. Anzi, l'entusiasmo con cui Verdi, Prc e Socialisti hanno abbracciato la «cooptazione riformista » per Sel è la riprova che quel progetto ha il fiato corto. «Ma come, prima facevamo tutti schifo e ora va tutto bene?», chiosa Franco Giordano, ex segretario del Prc oggi fuori dai vertici di Sel ma fraterno terminale di collegamento del governatore con i palazzi romani: «I due cerchi di Bersani sono due gabbie per il centrosinistra, quella di chi sta dentro al governo e quella di chi sta fuori. Vecchi recinti che si rompono solo con le primarie». 
Per convocarle veramente, Vendola oggi si appellerà a Bindi ma lo farà parlando più al cuore della base del Pd, perché secondo lui le primarie non sono solo una contesa sul comando di una coalizione (anzi, con Prodi prima e con Veltroni poi su questo sono state un totale fallimento) ma sono l'unico metodo possibile per costruirla, la coalizione. Attorno al suo popolo. Vengono prima. E non dopo come vorrebbe Bersani. Per dirla in vendolese: «Le primarie sono il principio democratico rigeneratore della politica contro il cinismo delle oligarchie. C'è in giro un enorme volontà di cambiamento. La sinistra invece di pensare ad alleanze impossibili con Fini deve fare un discorso all'Italia». 
La scommessa del governatore è ad altissimo rischio. Fuori dal parlamento e in un quadro politico così devastato nulla è scontato. Ma il canovaccio su cui lavora è che, a malincuore, non si cambierà la legge elettorale e si voterà a primavera. Anche Sel, che a fine ottobre celebrerà il suo primo congresso, trasformerà le assise in una serie di iniziative sul territorio: precarietà, scuola, pace le priorità. Tante «onde» locali che, si spera, porteranno al maremoto contro il berlusconismo. 
In sintesi? «Faremo tutto il contrario di quello che ha proposto Asor Rosa sulmanifesto», si sbilancia uno stretto collaboratore di Vendola. All'unione sacra di Palazzo contro Berlusconi si opporrà invece una sfida sui contenuti, nella società. Come in Puglia, il governatore punterà sulla sua differenza, non sulla mimesi con i (presunti) moderati. «Se si vuole parlare all'Italia prima bisogna ascoltarla - dice - in particolare le lettere che vengono da Melfi». Vendola è l'unico rappresentante istituzionale del centrosinistra che ha abbracciato subito i tre operai cacciati dalla Fiat. Una foto che non a caso campeggiava con perfidia su Panorama. 
Come in Puglia, sfida sui contenuti ma anche dialogo e unitarietà della coalizione. Per questo il leader di Sel oltre alle primarie insiste sulla fine dei veti incrociati che fin qui hanno paralizzato l'opposizione: «Non basta fare 'fioretti', promettere di non fare più le sceneggiate del governo Prodi: c'è qualcosa che non ha funzionato - incalza Vendola - il centrosinistra deve dire qualcosa di diverso sulla politica internazionale, sulla società, sul lavoro e sui diritti. Su questa base si potranno costruire le alleanze e non si possono più accettare veti. Nessuno può dire mai con Vendola, con Di Pietro o con Casini».


di Matteo Bartocci

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