domenica 26 settembre 2010

Un PD tutto Chiesa e Confindustria


  Il labour Party  cerca di cambiare strada dopo il decennio di Blair che lo ha sfigurato privandolo dell'anima  e facendone uno strumento docile del capitalismo feroce e asociale. Blair è stato per il socialismo inglese quello che Craxi è stato per l'Italia: una forza devastatrice della sua identità.
 La elezione di Miliband potrebbe ricondurre il Labour alla sua naturale missione politica e storica: rappresentare e difendere le classi lavoratrici in una visione della vita e del mondo
legata alla solidarietà del socialismo.
 In Francia il Partito Socialista è diretto da  Martine  Aubry, l'autrice della legge sulle 35 ore ed è impegnato nelle lotte sindacali per la difesa delle pensioni e della scuola. La tendenza rappresentata da Segolene Rojal è stata messa in minoranza ed il socialismo francese non corre il rischio di deragliare e diventare liberista.
 In Germania la socialdemocrazia si lecca le ferite dopo il governo di unità nazionale con la Merkel, una scelta che le è costata la scissione e la formazione della Linke alla sua sinistra.
 Ma non si può dire che abbia un programma di adulterazione di sè stesso.

L'Italia vive una condizione anomala: lo spazio parlamentare è occupato dal PD, un partito che non vuole essere di sinistra, non vuole allearsi o essere condizionato dalla sinistra comunista che ha contribuito a lasciare fuori dal Parlamento, ha un programma che potremmo definire tutto Chiesa e Confindustria.
 L'anomalia italiana ha anche un pesantissimo risvolto sociale. La CGIL, da sempre identificata dai lavoratori come il loro sindacato, asseconda la politica del PD di conquista dei ceti imprenditoriali oggi in grande parte radunati attorno a Berlusconi. Nonostante i lavoratori italiani siano i peggio pagati dell'Occidente ed abbiano perso grande parte dei diritti, la CGIL si accinge a cedere ancora alla Confindustria il ccnl, strumento essenziale di difesa specialmente in tutto il Mezzogiorno, la scuola e la sanità, mentre per le pensioni ha già praticamente ceduto tutto specialmente a seguito delle ultime norme sulle "finestre mobili" che hanno alzato l'età pensionabile ad oltre settanta anni..
 Nel PD non esiste una corrente di sinistra. I vari gruppi che si danno battaglia per il controllo del Partito sono tutti di destra e si scavalcano reciprocamente a destra. Il documento dei 75 presentato da Veltroni è ispirato, nella sua parte sociale, da Ichino un giuslavorista che vorrebbe i lavoratori  senza tutele e che teorizza l'abolizione del sussidio di disoccupazione perchè li "impoltronisce"!!! Il gruppo del rampante Enrico Letta ha 
proclamato l'estraneità del PD dai giovani che si battono contro la legge Biagi e che contestano la Cisl di Bonanni. Non c'è una sola  area, un solo uomo nel PD che sia ancora socialista o cattolico progressista. Tutto il gruppo dirigente è liberista e tutte le organizzazioni che un tempo si definivano "democratiche" della cooperazione, dell'agricoltura e dell'artigianato sono ferreamente allineate con la Confindustria e la Confagricoltura. Nel PCI  erano assai importanti gli amministratori locali perchè potevano dar luogo, utilizzando le autonomie territoriali, a modelli di vita sociale più progrediti socialmente di quelli garantiti dal Governo. Ricordiamo l'Emilia per anni simbolo di una idea progressista di pubblica amministrazione. Ebbene, gli amministratori locali hanno attuato programmi di privatizzazione selvaggia dei servizi, propendono financo per la privatizzazione dell'acqua e si sono allineati alla Lega con politiche repressive verso i Rom ed i poveri.
 PD e CGIL non partecipano alle lotte contro lo smantellamento della scuola pubblica
e la sanità. Non si propongono di rimettere in discussione il sistema pensionistico.Teorizzano il precariato in sintonia con la Chiesa che invita i giovani a non
sperare nel posto fisso. In sostanza, rincorrono a destra il Pdl la Cisl e l'Uil.
 La scomparsa del socialismo dal Parlamento italiano, la perdurante divisione dei pochi spezzoni sopravvissuti ma esiliati dalla politica, ha impoverito enormemente le classi lavoratrici e la stessa Italia che è diventata una nazione di infelici sgovernata da una destra corrotta priva financo dell'idea di Stato. Venti milioni di lavoratori italiani vivono, tranne una piccola parte, con un reddito inferiore a mille euro mensili mentre la pensione media non supera i seicento euro. Questo terribile disagio di massa è contrappuntato dagli iperbolici stipendi dei managers e della oligarchia politica. La diseguaglianza sociale è diventata enorme e priva il Paese della coesione necessaria per andare avanti.
  Dagli accordi che saranno stipulati tra il PD e la Confindustria  i lavoratori italiani perderanno ancora, aumenterà la loro povertà e saranno consegnati spogliati da ogni diritto
nelle mani delle classi possidenti. L'Italia diventa come Panama e le Repubbliche povere
del Sud America. Il processo di deindustrializzazione cancellerà gli ultimi nuclei di resistenza. I chimici dell'Isola dei Cassiintegrati dell'Asinara, ricevuti dopo 213 giorni di
autosegregazione da Berlusconi che li accoglie a Palazzo Chigi raccontando barzellette,
difficilmente recupereranno le produzioni che l'ENI ha deciso di comprarsi all'estero. Sembra che il capitalismo italiano non abbia più voglia di investire nelle industrie, almeno in Italia.
 Bisognerà vedere se la gente, da sola, senza guida di sindacati e partiti, riuscirà a reagire a tutto questo, a darsi una alternativa, una prospettiva diversa.
Soltanto la nascita di un grande radicale partito socialista può far risalire  i lavoratori dal pozzo in cui giacciono e restituire prosperità all'Italia.
Ma un partito non un messia o un papa straniero.

di Pietro Ancona
Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autore Pietro Ancona già membro dell'esecutivo della Cgil e consigliere del CNEL
Articolo comparso anche su http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/ 

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