martedì 30 novembre 2010

Era, E' e Sarà Monicelli

Si è tolto la vita a 95  anni preferendo non convivere con le conseguenze del tumore alla prostata che lo faceva soffrire, lo intristiva e lo umiliava. E' stato grande con il suo cinema come lo furono con la poesia ed il romanzo Leopardi e Manzoni. Rappresentava  una bellissima Italia con il suo Don Chisciotte: Brancaleone e con gli eroi della Grande Guerra e di tutto il suo cinema, Nel film i compagni ci ha insegnato il socialismo come apostolato. . Era persona integerrima che aveva orrore della involuzione nella volgarità della destra dell'Italia berlusconiana. Era stato maestro di cultura civile fino agli ultimi giorni della sua vita condividendo la protesta dei giovani e del mondo della cultura. Da oggi saremo tutti molto più poveri e soli,.

domenica 28 novembre 2010

Brunetta a L'Aquila, quanta bassezza e mediocrità, oltre alla statura, intendiamoci

E’ successo a L’Aquila, nota località colpita, 19 mesi fa,  da un gravissimo terremoto, e poi sfruttata dal governo come vetrina mediatica per vantare opere miracolose fatte di sperperi inaccettabili a beneficio di alcuni prescelti.
Zuppa di legumi, selezioni di salumi e formaggi locali, crespelle di verdure, ravioli al sugo tradizionale, prosciutto affumicato con ananas, bocconcini di vitello al sugo e dolce di mascarpone agli agrumi. Il tutto servito da, tre camerieri qualificati, uno chef della federazione italiana cuochi, e il maitre che segue regolarmente i più importanti eventi dell’ azienda, compreso il G8 aquilano. Questo era il menù del catering del ministro, completamente gratuito, un omaggio (e che omaggio!) al convegno.
Brunetta, non solo si è presentato con un largo ritardo di 30 minuti mettendo in difficoltà tutta l’organizzazione del ristorante, ma si è anche lamentato fomalmente.

venerdì 26 novembre 2010

Lo scudo siciliano


Dal laboratorio politico siciliano è uscito un nuovo prototipo: lo scudo morale.
E così, dopo gli scudi “umano”, “spaziale”, “fiscale”, ecco arrivare questo nuovo prodotto destinato al mercato della (anti)politica, anche a rischio di screditare le istituzioni d’appartenenza di coloro che, anche in buona fede, si prestano al gioco.
L’ha inventato il presidente della Regione, on. Raffaele Lombardo, per difendersi dagli attacchi dei suoi tanti avversari e per meglio affrontare la tempestosa navigazione del suo quarto governo e la grave vicenda giudiziaria che lo sovrasta.
Lo scudo morale del governatore è questa giunta di “tecnici” prestati (d)alla politica, fra i quali spiccano alcuni apprezzati servitori dello Stato e precisamente due magistrati e un ex prefetto.
Senza nulla togliere agli altri assessori, non c’è dubbio che queste tre presenze costituiscono il nucleo duro dello “scudo” siciliano.
Sono, infatti, questi tre assessori, con le loro qualifiche ed esperienze professionali e retaggi familiari, a mettere -come si suole dire- il governatore in una botte di ferro.
Anche se, a ben guardarlo, lo scudo siciliano, per quanto smagliante di luce alchemica, non appare così irresistibile.

martedì 23 novembre 2010

Berlusconi, il mistificatore dei mistificatori telefona a Ballarò e si infuria per il suo fallimento assoluto

Attacco furioso per telefono di Silvio Berlusconi a Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò di Raitre. Il programma parla dell'emergenza rifiuti a Napoli e il premier chiama in diretta. «Lei la deve smettere di interrompere quando si tenta di dare una informazione corretta rispetto a un misfatto - ha detto il Cavaliere, in collegamento telefonico con la trasmissione in onda su Rai Tre e alzando la voce - Lei crede che la Rai sia sua mentre è pagata da tutti i contribuenti. Siete dei mistificatori. Di televisione ne so più di lei». Il conduttore gli ricordava l'accordo fatto per trasmettere la telefonata, ossia che avrebbe risposto alle domande. 

La politica delle balle..."non ecologiche"

Invece di dare risposte sensate, la consorteria che controlla il Pdl campano - e non solo campano - si sta scannando per accaparrarsi i milioni che Berlusconi ha promesso, con un decreto che il presidente Napolitano dovrebbe promulgare senza averlo ancora nemmeno visto. E comunque dobbiamo sapere che la soluzione non verrà certo da lì.

A sette mesi dalla visita della delegazione del parlamento europeo, che aveva constatato il disastro provocato da 14 anni di gestione commissariale dei rifiuti campani e dai due di gestione Bertolaso, è ora la volta di una delegazione della Commissione europea, il cui responso è molto più gravido di conseguenze; perché non potrà che confermare il blocco dei finanziamenti Ue determinato da una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Il capodelegazione ha già dichiarato che rispetto a due anni fa niente è cambiato (il che non è esatto, perché la situazione si è ulteriormente aggravata) e presto la Commissione europea dovrà prendere atto di quello che si è finora rifiutata di ammettere: e cioè che le numerose denunce dei molti comitati che si sono rivolte a lei e al parlamento europeo sono pienamente fondate; e che le smentite del governo e di Bertolaso, secondo cui tutto era in via di riordino e l'emergenza era stata superata, erano sonore balle.

sabato 20 novembre 2010

Come la mafia è entrata nella finanza (L'Unità, 3 Novembre 1979)

Prendendo spunto dalla violenta, e in gran parte immotivata, polemica scatenata contro Roberto Saviano e il programma di Rai-tre "Vieni via con me" sulla presenza della ndrangheta, e in genere delle mafie, a Milano e in Lombardia, sono andato a rispolverare un mio vecchio articolo  pubblicato su " L'Unità" del 3 novembre 1979 (31 anni fa!) che denuncia l'intreccio mafia-finanza milanese. 
L'articolo è stato inserito nel libro (del 1982) "Per la Sicilia- rendiconto parlamentare agli elettori" che si avvale della presentazione dell'on. Giorgio Napolitano.
   Rilevo anche che oggi le rimostranze contro Saviano provengono dalla Lega nord e dai giornali di Berlusconi, allora, verso di me, sono venute dai circoli dirigenti milanesi del mio partito, il PCI, i quali ritennero infondate, esagerate quelle considerazioni.
   Ovviamente, i dirigenti del Pci milanese non reagirono con l'intento di nascondere la triste realtà che si stava sviluppando, ma per difendere una certa immagine di Milano, capitale morale, capitale operaia e della cultura 'antifascista che allora il PCI, in gran parte, rappresentava. Forse, sottovalutarono certe tentazioni dell' l'altra Milano", quella degli affari facili e non sempre leciti.    
In realtà, ben presto, si sarebbero dovuti accorgere che le cose scritte in quell'articolo erano solo la punta di un iceberg. 



C'è un punto che, seppure già avvertito di più, non viene ancora fuori con la necessaria chiarezza e che potrebbe riassumersi in una domanda ricorrente: quali mutazioni sono avvenute, e in quale direzione, in questi ultimi anni, dentro la mafia?

Artigiani della democrazia

Antonio Di Pietro ha paventato recentemente il pericolo che il mese di  discussione per l’approvazione del patto di stabilità finanziaria sia troppo lungo per non indurre in tentazione qualche parlamentare e fargli cambiare idea circa la fiducia a Berlusconi, posticipata al voto sul Bilancio.
Certo sarebbe immorale e non lecito “tentare di costringere, convincere, magari pagando, senatori e deputati, a dare il voto ad un governo che non ha più la fiducia del parlamento, ma che tenta di comprarla come fosse una merce qualsiasi”.
Di Pietro parla di mercato delle vacche, io parlerei, metafora per metafora, soprattutto in tempi di vacche magre, piuttosto di mercato di porcelli, per maggiore attinenza con la legge elettorale in vigore.
Non che non si possa cambiare idea. Tra l’altro è un segno di intelligenza. A tutti, anche e soprattutto ai parlamentari, è concesso il diritto di scegliere con libertà; la disonestà, il mero tornaconto personale, che inducesse a comportamenti spudorati, altrimenti, farebbe torto al paragone bestiario, facendolo diventare offensivo per gli stessi animali, vacche o maiali che siano. Cosa che potrebbe accadere anche con altri sistemi elettorali diversi dal porcellum, confortati da migliori leggi di selezione della classe politica. Ma sicuramente con incidenza statistica inferiore.

giovedì 18 novembre 2010

Il PD e la caccia al cinghiale

Il PD attraversa una gravissima crisi di identità, che giustifica le contraddizioni della sua classe dirigente.
Cavalcare le elezioni primarie, come ha fatto anche nel giornale di Partito, definirle “sentinelle della democrazia” e poi farsi venire il mal di pancia per i risultati di Milano, fino alle dimissioni dei suoi vertici cittadini, la dice lunga sulla linearità di scelte, che si rivelano evidentemente solo propagandistiche.
La partecipazione evocata con le primarie invece restituisce ai cittadini elettori quanti di energia propositiva e li rende giustamente complanari, almeno sotto il profilo delle proposte, alle organizzazioni partitiche. E’ quello che serve in Italia: la partecipazione della gente, senza la quale i partiti, tutti, sono casse di risonanza di se stessi o meglio delle loro oligarchie.

sabato 13 novembre 2010

Per chi suona la campana?

Sono rintocchi lugubri, terebranti , che incutono tristezza, rabbia e paura per gli uni; suoni di incertezza, ma anche di speranza e non ancora di festa, per gli altri.
La seconda Repubblica ha tirato le cuoia, sepolta, come la prima, da molteplici scandali; ma, diversamente dalla prima Repubblica, se ne va purtroppo senza alcun merito e comunque non per i numerosi episodi torbidi di tipo economico – finanziario, coinvolgenti personaggi di primo piano della compagine governativa; e nemmeno muore per le abitudini sessuali del nostro primo ministro e dei suoi presunti amori venali. Che le fanno da cornice, molto adatta peraltro.
Allora in molti si rimboccarono le maniche, e la classe dirigente – perché esisteva una classe dirigente, politica e non - ricostruì l’Italia, fondandola sui valori della Costituzione. Il Fiume Po scorreva relativamente tranquillo dalla sorgente alla foce, senza che i rituali pagani celebrati da capipopolo improvvisati ne ridicolizzassero i suoi giorni e questo avvenne per molto tempo. Don Camillo e Peppone si fronteggiavano, ma servivano il popolo l’uno e l’altro, a modo loro.

Attaccare la scuola dovrebbe diventare come attaccare Israele: una rogna che nessun politico si vuole accollare

Ogni autunno, piove e c'è lo Sciopero degli Insegnanti.
I genitori vedono un piccolo cartello sul portone.
Aguzzando la vista, leggono qualcosa come, «non sarà garantito il regolare svolgimento...». Sotto, una raccolta impronunciabile di lettere, che si presume siano le sigle di sindacati. Motivazioni comprensibili, nulla.
«Lo fanno apposta a scioperare di venerdì!», bofonchia un genitore, particolarmente arrabbiato perché, dove lavora lui, non può più scioperare. E quindi prova un rancore tutto particolare per chi ha ancora quel diritto. Un altro grugnisce, «c'hanno pure il posto sicuro, bisognerebbe licenziarli in tronco questi lavativi!»

venerdì 12 novembre 2010

In Turchia se parli del Pkk finisci in galera

In Turchia, chi scrive e parla di Partito dei lavoratori del Kurdistan e di “questione kurda” rischia tuttora di essere multato o di finire in galera.

A lanciare l’allarme, nei giorni scorsi, erano stati sia l’Unione europea e che l’ong Reporters sans frontieres, che in due distinti interventi avevano posto l’attenzione sulle gravi limitazioni che subisce la libertà di stampa ad Ankara.

Ma una nuova controprova si è avuta nella giornata di ieri. Prima con la notizia della multa comminata alla rete televisiva Cnn Turk (responsabile di aver trasmesso delle dichiarazioni di un deputato kurdo ritenute “celebrative” del Pkk) e poi con la riapertura del processo di due croniste del quotidiano Taraf (accusate di “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica”).

giovedì 11 novembre 2010

Marocco: riesplode violentissima la battaglia del popolo Saharawi

Le sabbie del Sahara si impregnano di sangue. Dopo vent'anni anni di cessate il fuoco riesplode violentissima la battaglia del popolo Saharawi. Da tre settimane 20mila saharawi hanno lasciato Layoun, la loro antica roccaforte, per accamparsi a 15 chilometri, nella zona di Agdaym Izik. Un modo per ribellarsi alle condizioni di vita dei circa 200 mila profughi che stanno a Tindouf, in Algeria. Ieri notte, però, la protesta è finita nel sangue. Secondo i racconti di alcuni testimoni, centinaia di poliziotti e coloni marocchini avrebbero fatto irruzione nel campo distruggendo tremila tende. Il risultato è una carneficina: 11 morti e oltre 700 i feriti. «Ora è in corso una caccia al saharawi casa per casa» dichiara il leader del Fronte Polisario Mohamed Abdelaziz che ha lanciato un appello all'Onu: «Chiediamo con urgenza l'invio di una missione dell'Onu a Laayoune», la capitale della regione, «per garantire la sicurezza e i diritti dei cittadini sahrawi davanti alla brutalità e violenza delle forze di occupazione marocchine».

martedì 9 novembre 2010

Morto Massera, il torturatore, il sequestratore, il carnefice, il membro della P2 finalmente se ne va..."all'inferno"






La giunta militare dopo il golpe in Argentina del '76


Aveva 85 anni ed era uno dei membri del regime militare che guidò il Paese fino all'83. Guidava la famigerata scuola della marina nella quale vennero torturate e fatte scomparire migliaia di persone. Incriminato anche per il sequestro dei figli dei desaparecidos.



BUENOS AIRES - È morto a Buenos Aires l'ex ammiraglio della marina Emilio Eduardo Massera, uno dei membri della giunta militare che rovesciò Isabelita Peron e guidò l'ultima dittatura in Argentina, dal 1976 al 1983, insieme a Jorge Rafael Videla, Leopoldo Galtieri e Orlando Ramón Agosti. Lo ha reso noto l'agenzia Telam, precisando che Massera, che aveva 85 anni, è morto a causa di un ictus presso l'Hospital Naval della capitale. Già nel 2003 era stato colpito da un'emorragia cerebrale che non gli aveva permesso di essere presente in tribunale dove doveva rispondere all'accusa di crimini contro l'umanità.

lunedì 8 novembre 2010

LA SERVITU’ VOLONTARIA

Berlusconi e la Sicilia: un rapporto molto speciale
Il caso e le circostanze hanno voluto che i festini di Berlusconi avessero un risvolto siciliano.
Non quello che il premier vorrebbe spiegare con la sua strampalata teoria secondo cui sarebbe tutta colpa di una perfida vendetta della mafia che gli invierebbe prostitute a ripetizione per comprometterlo.
Una misera frottola dentro un mare di guai, un’aggravante per lui giacché non si capisce come mai- pur nutrendo siffatto sospetto- le ha accolte, a braccia aperte, nelle sue dimore, nelle sue alcove.
Semmai, la connessione siciliana può essere colta nel fatto, meramente casuale, che Ruby, la scandalosa minorenne marocchina, venga da Letojanni, e soprattutto dai contenuti dei verbali della procura palermitana contenenti le dichiarazioni dell'escort, Nadia, che sostiene di avere avuto “incontri” non proprio protocollari col capo del governo della settima potenza industriale del Pianeta.
Vicende squallide, da maneggiare con cura poiché stanno sviando l’attenzione dalle vere difficoltà di Berlusconi provocate dalla crisi politica e del suo sistema di potere.

domenica 7 novembre 2010

"Mi fido di Vendola e dei suoi perché parlano e pensano con le subordinate restituendo così al linguaggio politico la possibilità dell’analisi del periodo..."

Di Vendola mi piacciono l’intelligenza e le parole. Pure i suoi capelli brizzolati. Mi piace perché ha capito, con Deleuze e Guattari che non ci manca la comunicazione, ne abbiamo anche troppa, ci manca la creatività. Ci manca la resistenza al presente. Mi piace, di Vendola e dei suoi, la fiducia nella lingua italiana, nella sua possibilità di dire le cose con un gergo che non sia né calcistico, né da talk show, né d’appendice e che, al contempo, tenga insieme il gioco, la fossa alle grida, i bisogni, gli affetti. Appartengo a una generazione che ha dovuto ingoiare l’intuizione dalemiana per la quale la politica è una questione da tecnici e che ha quindi visto le sezioni ex Pci scolorire per essere rimpiazzate dalle sezioni di partiti di centrosinistra, di “ma anche”, o da quelle della destra, più o meno sociale, più o meno nera.

sabato 6 novembre 2010

“Antropologia del cavaliere”

Un interessante commento di Rodotà da La Repubblica del 5 novembre 2010
Implacabili, si sono via via accumulati nel tempo (si approssima il ventennio) i materiali che ora ci presentano a tutto tondo la figura di chi ha dato il tono a questa fase: Silvio Berlusconi. Con una sorta di irresistibile perentorietà sono sempre più manifesti i tratti di una personalità in qualche modo emblematica di come oggi ci si possa affacciare sulla scena pubblica, conquistarla, segnarne i caratteri. Nasce da qui una nuova antropologia, che non è soltanto la somma e l´esibizione di antichi vizi italiani.
Ma è anche l´effetto di un loro impastarsi con la post-modernità del sistema mediatico, con la cancellazione della distinzione tra sfera pubblica e sfera privata, con la personalizzazione estrema della politica.

Sospesi in cielo

Sono 5 e sono arrampicati e sospesi in cielo, su una gru, ormai da sabato scorso. Il vento gli ha strappato il debole riparo di una tenda e le coperte. Ma vanno avanti, anche se, insieme alla pioggia, la stanchezza s’infila nelle loro ossa. Siamo a Brescia, terra di fatica per tanti e di ricchezze insultanti per qualcuno. Poche le telecamere e i giornalisti mobilitati, non tutti gli immigrati sono uguali. La notizia che tira e che fa vendere i giornali é quella del bunga bunga di casa Arcore e di una giovanissima immigrata che si esibisce in danze pubiche per vivere e che può contare sulla carità ormonale del nostro premier. Non va così per i nostri immigrati in rivolta, esclusi dalla sanatoria.
Aruf, uno di loro, lavora in Italia dal 2006. Anche dieci ore al giorno per 500 Euro. Briciole. Non ha trovato nessun samaritano lungo il suo percorso di schiavitù, ma un datore di lavoro che è scappato e che nullificato così la sua domanda, legittima, di sanatoria. Così per tutti gli altri, per i quali i permessi di soggiorno rischiano di non arrivare mai, per la colpa di esser stati truffati dal cantiere o dalla ditta che li faceva lavorare.

venerdì 5 novembre 2010

...e intanto, i benpensanti a pancia piena erano tutti convinti che i lavoratori dovevano cedere per il bene della Patria...

Marchionne si è incontrato con il neoministro dell'industria ed a quanto pare ne ha ricavato quello che voleva. Uscendo ha avuto la grande generosità di dire che la Fiat non lascerà l'Italia ed ha negato di averlo minacciato  prima . Ha detto che il mercato non deve essere drogato (sic!) dagli incentivi per la rottamazione. Segno evidentissimo che ha ottenuto i soldi in altro modo anche se non sappiamo ancora quale. Ha confermato la scelta dello stabilimento a Pomigliano d'Arco che darà lavoro a cinquemila persone. Naturalmente, per sfuggire ai pochi obblighi di legge che ancora restano in piedi dopo il collegato lavoro, la fabbrica di Pomigliano sarà una Newco, una Fiat che giuridicamente ha un altro vestito per non pagare dazio ed azzerare quanto non le conviene.
 Dopo l'incontro con il Ministro, Marchionne si è riunito con Bonanni ed Angeletti ed hanno confabulato da "complici" come vuole Sacconi su come meglio affrontare il dissenso Fiom visto che i licenziamenti e le tante indimidazioni messe in atto da qualche tempo a questa parte non hanno sortito l'effetto di terrorizzarne i dirigenti operai ed indurli
a più miti consigli.

mercoledì 3 novembre 2010

Vi ricordate Rachel Corrie?

Rete controg8
per la globalizzazione dei diritti
Mercoledì 3 novembre dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di genova, 440°
 ora in silenzio per la pace.


Nel marzo del 2003 l’attivista US-americana Rachel Corrie –nel tentativo di proteggere una casa palestinese dalla demolizione- fu investita e uccisa da una ruspa dell’esercito israeliano.

lunedì 1 novembre 2010

Silvio e l'impunità per manifesta incapacità di intendere e volere

Bossi: Berlusconi doveva essere furbo e far telefonare a un altro  -  (Il Messaggero del 1 novembre.)

Una grande lezione di dignità quella che Bossi impartisce...!!!

Non censura l'abuso di autorità del cavaliere, ma il metodo.... Bene la telefonata per evitare che la minorenne rimanesse nelle mani della polizia, con il rischio che svelasse tutto ciò che il cavaliere vuole mantenere segreto in nome della privacy; tutto bene l'inventata parentela con Mubarak che impone all'Italia una figuraccia internazionale....

Tutto bene madama la marchesa....

Dilma Rousseff, primo capo dello Stato donna del Brasile

Primo capo dello Stato donna del Brasile: e' un risultato storico quello raggiunto da Dilma Rousseff, la 'candidata-erede' di Lula, che al ballottaggio e' diventata il nuovo presidente del paese battendo l'oppositore socialdemocratico Jose' Serra. I dati usciti dall'avveniristico sistema delle urne elettorali del Brasile, alle quali sono stati chiamati a votare 135 milioni di persone, dicono chiaramente che il colosso dell'America Latina ha scelto la continuita' della sinistra progressista rigorosa e senza scossoni incarnata da Lula.

''Sradicare la miseria dal Brasile e dare opportunita' a tutti'': e' l'impegno preso da Dilma Rousseff, che nel suo primo discorso quale presidente eletto del paese ha sottolineato l'importanza del fatto di essere il primo capo dello Stato donna della nazione sudamericana. La Rousseff ha avuto il 56% delle preferenze, pari a 55,5 milioni di voti, a fronte del 44% (43,5 milioni di voti) andato al suo rivale, il socialdemocratico Jose' Serra.

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