giovedì 18 novembre 2010

Il PD e la caccia al cinghiale

Il PD attraversa una gravissima crisi di identità, che giustifica le contraddizioni della sua classe dirigente.
Cavalcare le elezioni primarie, come ha fatto anche nel giornale di Partito, definirle “sentinelle della democrazia” e poi farsi venire il mal di pancia per i risultati di Milano, fino alle dimissioni dei suoi vertici cittadini, la dice lunga sulla linearità di scelte, che si rivelano evidentemente solo propagandistiche.
La partecipazione evocata con le primarie invece restituisce ai cittadini elettori quanti di energia propositiva e li rende giustamente complanari, almeno sotto il profilo delle proposte, alle organizzazioni partitiche. E’ quello che serve in Italia: la partecipazione della gente, senza la quale i partiti, tutti, sono casse di risonanza di se stessi o meglio delle loro oligarchie.
Ma il problema di una politica chiara, di un indirizzo autentico, facilmente riconoscibile, investe molti altri aspetti di questo Partito Democratico. La stessa sua impreparazione ad affrontare elezioni tradisce le difficoltà di una politica senza forti spinte ideali. La propensione ad avvicinarsi al neonato centro, piuttosto che a serrare le fila con IDV e SEL, potrebbe alla fine dissolverlo. Il Berlusconismo leghista e la destra non si vincono scartando le alleanze più naturali. Con le quali invece dovrebbe essere già predisposto un programma di governo alternativo.
La coerenza paga sempre. Senza riferimenti concreti, punti di repere, si naviga a vista… e al primo scoglio si affonda.

Se il porcellum per fare un esempio, genera in certi casi suidi addomesticati,    “verretti” o “troiette” è anche colpa nostra. Come sappiamo amano rotolarsi nel fango, come certi personaggi di nostra conoscenza. Al tempo di Antioco IV Epifane c’era una legge che obbligava i Giudei dell’epoca maccabaica a mangiare carne di maiale, a infrangere cioè un divieto imposto dalla loro religione. Molti si facevano ammazzare pur di obbedire alla prescrizione levitica e deuteronomica.
Ora, senza raggiungere certi eccessi, bisognerebbe intanto limitare il contagio, procurato dalla peste suina. Per restare nella metafora possiamo concordare con quel rottamatore di Renzi che parlando della legge elettorale della sua regione, la Toscana, l’ha definita un “cinghialum”. La malattia ha  già contagiato anche le regioni “rosse”.
Allora non mi sembra fuori luogo richiamare gli uomini del PD ad una coraggiosa caccia al cinghiale, che sia contestuale al sacrificio del “porcellum”. Per coerenza.  

di Aldo Lobina
Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autore Aldo Lobina

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