venerdì 12 novembre 2010

In Turchia se parli del Pkk finisci in galera

In Turchia, chi scrive e parla di Partito dei lavoratori del Kurdistan e di “questione kurda” rischia tuttora di essere multato o di finire in galera.

A lanciare l’allarme, nei giorni scorsi, erano stati sia l’Unione europea e che l’ong Reporters sans frontieres, che in due distinti interventi avevano posto l’attenzione sulle gravi limitazioni che subisce la libertà di stampa ad Ankara.

Ma una nuova controprova si è avuta nella giornata di ieri. Prima con la notizia della multa comminata alla rete televisiva Cnn Turk (responsabile di aver trasmesso delle dichiarazioni di un deputato kurdo ritenute “celebrative” del Pkk) e poi con la riapertura del processo di due croniste del quotidiano Taraf (accusate di “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica”).

Questione di definizioni

A intervenire contro la Cnn Turk è stato il Consiglio supremo della radio e della televisione (Rtuk).

L’autorità statale per i media ha comminato alla rete tv una multa da 285mila lire turche (circa 150mila euro) in virtù di un dibattito trasmesso lo scorso 10 agosto e incentrato proprio sulla questione kurda.

Tra i temi affrontati nella puntata vi era la questione dell’insegnamento in lingua kurda, il cessate-il-fuoco proclamato dal Pkk e la richiesta di “autonomia democratica” avanzata dallo stesso Pkk.

Ma a far scattare la multa sarebbero state in particolare le dichiarazioni rilasciate nell’occasione da Osman Ozcelik, deputato kurdo del Partito della pace e della democrazia (Bdp).

“Il termine per definire i soggetti impegnati nella guerra a bassa intensità (combattuta nel sudest turco, ndr) è guerriglia. Non ritengo corretto utilizzare termini come ‘terroristi’ o simili”, ha detto tra le altre cose Ozcelik nel corso della trasmissione incriminata.

Reporter sotto processo

Ieri intanto è iniziato il processo a Nese Duzel, firma storica del quotidiano Taraf, accusata di aver fatto “propaganda a favore di un’organizzazione terroristica”.

La giornalista rischia fino a sette anni e mezzo di carcere per un’intervista fatta a Zübeyir Aydar e Remzi Kartal, due esponenti di spicco del Pkk. Nell’articolo in questione – secondo l’accusa del procuratore Hakan Karaali – Duzel “dà ai lettori l’impressione che la violenza sia necessaria e rappresenti uno strumento giusto”.

La sua collega Sibel Hurtas rischia invece fino a 18 anni di detenzione per due articoli in cui viene narrata la storia dell’attacco compiuto il 21 ottobre 2007 dal Pkk contro il battaglione Daglica dell’esercito turco.

Nell’assalto l’organizzazione turca uccise 13 soldati, ne ferì 16 e ne catturò altri otto.


di Carlo M. Miele

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