sabato 6 novembre 2010

Sospesi in cielo

Sono 5 e sono arrampicati e sospesi in cielo, su una gru, ormai da sabato scorso. Il vento gli ha strappato il debole riparo di una tenda e le coperte. Ma vanno avanti, anche se, insieme alla pioggia, la stanchezza s’infila nelle loro ossa. Siamo a Brescia, terra di fatica per tanti e di ricchezze insultanti per qualcuno. Poche le telecamere e i giornalisti mobilitati, non tutti gli immigrati sono uguali. La notizia che tira e che fa vendere i giornali é quella del bunga bunga di casa Arcore e di una giovanissima immigrata che si esibisce in danze pubiche per vivere e che può contare sulla carità ormonale del nostro premier. Non va così per i nostri immigrati in rivolta, esclusi dalla sanatoria.
Aruf, uno di loro, lavora in Italia dal 2006. Anche dieci ore al giorno per 500 Euro. Briciole. Non ha trovato nessun samaritano lungo il suo percorso di schiavitù, ma un datore di lavoro che è scappato e che nullificato così la sua domanda, legittima, di sanatoria. Così per tutti gli altri, per i quali i permessi di soggiorno rischiano di non arrivare mai, per la colpa di esser stati truffati dal cantiere o dalla ditta che li faceva lavorare.
Sajad, 27 anni, è un laureato con un master in lingue, Jimi, egiziano, 25 anni  vive nel nostro paese da quando ne aveva 20, lavorava sei ore al giorno per 650 euro come operaio metalmeccanico, Rachid, 35enne marocchino, Singh, 26 anni.
Le storie della truffa sono moltissime. Lavori perduti a un passo dalla domanda per finire di nuovo nel sommerso, italiani che hanno intascato soldi per i contratti e che poi si sono dileguati. La storia della legalità dell’immigrazione è fatta di questa cronaca qui, tutta italiana, che annienta la vita degli immigrati dopo averli spremuti e che li tiene nella schiavitù con la mannaia dell’espulsione. Il mercato delle assunzioni fittizie, generato dalla mitica sanatoria, non è fatto di una manciata di casi isolati, ma di tantissime storie di stranieri finiti sul lastrico e truffati dagli italiani. Spesso fino a 10mila euro per un’assunzione fantasma e senza alcuna possibilità di tutela giuridica.
I 5 sulla gru ne sono la metafora estrema. Soltanto a Milano, la sanatoria di colf e badanti (che lascia a piedi tanti altri lavoratori, va ricordato) ha visto almeno 400 stranieri ingannati che non hanno potuto nemmeno, per non autodenunciare l’assunzione finalizzata alla sanatoria, denunciare gli italiani che, ovviamente, l’hanno fatta franca. Indisturbati.
E come non pensare poi a tutti quei lavoratori che si sono ammalati e che sono rimasti sul lastrico insieme alle loro famiglie. Abbandonati da chi doveva metterli in regola - o così aveva promesso - a prezzo di ore e ore pagate in nero a una manciata di Euro. Dell’illegalità che trae profitto in tutti i modi possibili dalla debolezza degli immigrati non parla nessuno e si preferisce esibire la propaganda della clandestinità, perché questa è lo strumento emotivo più efficace per impedirgli di rivendicare diritti e tutela giuridica, lasciando che la disperazione si trasformi indisturbata e silenziosa in una forma contemporanea di schiavitù, di cui le istituzioni si occupano solo negli spot televisivi.

Ma quando la tv si spegne, questi stranieri tornano ad essere fantasmi. Quando delinquono, ma anche quando lavorano, quando entrano nelle case degli italiani, quando i loro figli vanno a scuola o pregano in una moschea, quando si ammalano o cadono dalle impalcature dei cantieri. Continuano ad essere invisibili.
E’ il caso di Bhuya, un bengalese vittima di una selvaggia aggressione razzista nella città di Roma. Lavorava come ambulante e domestico, ma dopo le ferite e i traumi dell’aggressione non può tornare alla vita di prima. Ha chiesto invano aiuto ai servizi sociali e al sindaco Alemanno. Ed ancora c’è il caso del coraggioso Bilal che ha affrontato un rapinatore durante il colpo alla stazione di benzina in cui lavorava e che come premio ha ricevuto un foglio di via. E’ la violenza confusa con la fermezza della legge il dato distintivo che l’Italia riserva agli stranieri.
Ed è tutta questa cronaca che rende orribile la notizia del giorno sull’escort Ruby, marocchina e minorenne, che dice di aver trovato la Caritas a Villa Certosa. E ancora più ripugnante il viaggio nel mondo delle donne straniere in vendita, trasformato in una commedia irriverente e kitsch da ragazzine a caccia di tv e uomini anziani delle Istituzioni che usano il potere per avere quello che da soli non possono conquistare più.
Dimenticando la politica, le sue ragioni, il contegno delle istituzioni e portando il privato nelle sale delle decisioni politiche. E dimenticando i fantasmi. I cinque disperati che per rendersi visibili si sono rannicchiati nel vuoto, appesi su tubi di ferro. Dovranno buttarli da lassù per farli tacere. Questa è l’unica loro forza. Morire per rivendicare un diritto. Loro non hanno altri mezzi. Non fanno festini, non si offrono al rito del bunga bunga organizzato dal gruppo dei guardoni senili, non vogliono un posto da velina. Non hanno incontrato Silvio Berlusconi. Sono uomini e hanno più di 18 anni.

di Rosa Ana De Santis

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