domenica 12 dicembre 2010

Berlino: fuoco contro l’integrazione

BERLINO. Giovedì scorso è stata lanciata una bomba incendiaria rudimentale contro il Centro culturale islamico iraniano di Berlino e Brandeburgo, nel quartiere berlinese di Tempelhof. L’attentato non ha prodotto vittime né feriti, ma la tensione rimane alta, perché negli ultimi sei mesi Berlino è stata testimone di sei azioni criminose nei confronti di luoghi di culto islamici; azioni che, secondo gli inquirenti, potrebbero essere collegate fra loro, e quindi organizzate. Non mancano le reazioni dal mondo politico, dove già qualcuno associa gli attentati al dibattito sull’integrazione e sull’immigrazione, tema che sta assorbendo l’attenzione dei tedeschi già da qualche tempo.
La bottiglia contenente il liquido infiammabile è stata lanciata nelle prime ore della mattinata di giovedì. Testimoni, per il momento, non ce ne sono: il luogo di culto islamico si trova alle spalle dell’ex- aeroporto di Tempelhof, in una zona residenziale ormai lontana dal non-stop turistico delle zone centrali della metropoli berlinese. La facciata ha preso subito fuoco, ma l’incendio non ha ferito nessuno: all’interno dell’edificio erano presenti due fedeli che hanno avvisato tempestivamente le forze dell’ordine. La polizia ha spiegato che l’incendio si è spento da sé, lasciandosi dietro soltanto una facciata annerita. Un atto criminoso di bassa entità, in sostanza.

Eppure, Berlino non sembra pronta a lasciar correre, né si dimostra interessata a ridimensionare in alcun modo la faccenda. Perché, a quanto pare, la bomba lanciata contro il Centro culturale di Tempelhof non è un’azione isolata: come si diceva gli inquirenti l’hanno appunto associata ad altri attentati dello stesso tipo avvenuti negli ultimi sei mesi nella capitale tedesca e temono si tratti di una serie di attentati che va oltre il semplice atto vandalico.
Alcuni degli atti criminosi di cui parla la polizia berlinese sono stati compiuti ai danni della moschea Sehitlik, nel quartiere di Neukoelln. Da giugno a novembre la moschea ha subìto ben quattro visite indesiderate, sempre con lo stesso risultato: nessun ferito e fastidiosi danni all’edificio. A fine novembre, inoltre, qualcuno ha cercato di appiccare fuoco alla moschea di Al-Nur, sempre nel quartiere di Neukoelln.
Un quartiere, tra l’altro, che vanta la percentuale più alta di immigrazione a Berlino e che, proprio grazie all’atmosfera “multikulti” (insieme agli affitti bassi) sta diventando una delle zone preferite dai giovani. Molti scommettono che sarà la nuova Kreuzberg, riferendosi all’aura cool del quartiere più in voga della capitale tedescau

Per tutta risposta, ora, le forze dell’ordine berlinesi hanno costituito un gruppo di lavoro speciale che porta avanti le indagini sugli attentati di Tempelhof e Neukoelln. Per il momento non ci sono prove, ha sottolineato la polizia, ma potrebbe trattarsi di una stessa banda criminale: che si tratti di attentatori di estrema destra non è escluso, ma gli inquirenti non hanno voluto commentare. L’ha fatto senza esitazione, invece, l’associazione tedesca “Fermiamo il populismo di destra”, che in serata ha organizzato una manifestazione spontanea in loco per dimostrare la propria solidarietà alla comunità islamica.
Non si sono fatti attendere nemmeno i primi commenti del mondo politico. Klaus Wowereit, il sindaco socialdemocratico di Berlino, si è detto tanto vergognato per l’azione quanto fiducioso nell’azione investigativa delle forze dell’ordine. “La polizia prenderà presto i colpevoli e interromperà questa serie di attentati“, ha commentato Wowereit. Più decisa la reazione di Volker Beck, il rappresentate dei Verdi in Parlamento, che ha inserito la serie criminale contro i luoghi di culto islamici in un contesto molto più ampio e, politicamente parlando, più pericoloso.
Secondo Beck, infatti, alla base degli attentati ci sarebbe il dibattito sull’integrazione esploso la scorsa estate con la pubblicazione del trattato di Thilo Sarrazin contro l’immigrazione, e continuato poi a causa delle reazioni controverse di alcuni politici teutonici. Oltre a Thilo Sarrazin, Beck ha accusato indirettamente la Cancelliera Angela Merkel (CDU) e il bavarese Horst Seehofer (CSU), perché in alcuni loro discorsi avrebbero “messo forfettariamente gli immigrati in relazione con chi rifiuta l’integrazione e con gli islamici anticostituzionali”.
Nessuno mette in dubbio che la prospettiva indicata da Beck sia forse eccessiva, ma la Germania presta comunque un orecchio anche a lui: la propaganda grossolana può fare parecchi danni e non tutti, sembra, sono disposti a sottovalutarli.

di Emanuela Pessina

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