lunedì 4 gennaio 2010

Gaza Freedom March: la “Dichiarazione dal Cairo” per terminare l’Apartheid israeliana



I partecipanti alla Gaza Freedom March hanno redatto la “Dichiarazione dal Cairo” per terminare l’Apartheid israeliana.

Il Cairo. I partecipanti alla Gaza Freedom March hanno approvato oggi (1° gennaio 2010, ndr) una dichiarazione finalizzata ad accelerare la campagna globale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro l’Apartheid israeliana. Per ora, i firmatari della dichiarazione sono circa 130.

Circa 1.400 attivisti da 43 paesi si sono riuniti al Cairo sulla via per Gaza per unirsi ai Palestinesi che marciavano per interrompere l’illegale assedio Israeliano. Le autorità egiziane hanno impedito loro di entrare a Gaza.

Come risultato, i partecipanti alla Gaza Freedom March sono rimasti al Cairo. Hanno dato luogo ad una serie di iniziative non violente finalizzate a far pressione sulla comunità internazionale per porre fine all’assedio come passo iniziale della lotta per rendere giustizia ai Palestinesi sparsi ovunque nella storica Palestina.

Questa dichiarazione deriva dalle seguenti azioni:

Basta con l’Apartheid israeliana

Dichiarazione dal Cairo

1° Gennaio, 2010

Noi, delegati internazionali riuniti al Cairo durante la Gaza Freedom March 2009, come risposta collettiva ad un’iniziativa della delegazione Sudafricana, dichiariamo:

In considerazione di quanto segue:

l’attuale punizione collettiva che Israele infligge ai Palestinesi attraverso l’occupazione e l’assedio illegale di Gaza;

l’occupazione illegale della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e il proseguimento della costruzione illegale del muro dell’Apartheid e delle colonie;

il nuovo muro che stanno costruendo Egitto e Usa che addirittura rafforzerà l’assedio di Gaza;

il disprezzo per la democrazia palestinese mostrato da Israele, Usa, Canada, Unione Europea ed altri dopo le elezioni palestinesi del 2006;

i crimini di guerra commessi da Israele durante l’invasione di Gaza un anno fa;

la continua discriminazione e repressione che i Palestinesi affrontano all’interno di Israele;

la continuazione dell’esilio per milioni di rifugiati palestinesi;

tutti i suddetti atti di oppressione trovano fondamentalmente origine nell’ideologia sionista che è alla base di Israele;

sappiamo che i nostri governi hanno dato ad Israele diretto supporto economico, finanziario, militare e diplomatico, consentendogli di agire con impunità;

e memori della Dichiarazione Onu dei Diritti dei Popoli Indigeni (2007)

Riconfermiamo il nostro impegno per:

l’autodeterminazione dei Palestinesi
la fine dell’Occupazione

pari diritti per tutti all’interno della storica Palestina

il pieno diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi

A tal fine confermiamo il nostro impegno nei confronti della richiesta di United Palestinian, del luglio 2005, di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per costringere Israele a rispettare le leggi internazionali.

Fino a quando ciò non accadrà, noi cerchiamo e speriamo di dar luogo a un movimento globale di massa, democratico, anti-apartheid per lavorare di comune accordo con la società civile palestinese e implementare la richiesta palestinese di BDS.

Consci delle tante e forti similitudini tra l’apartheid praticata da Israele e la precedente apartheid del regime in Sudafrica, proponiamo:

1) Un giro di conferenze nei primi sei mesi del 2010 tenuto da sindacalisti e attivisti delle società civili palestinese e sudafricana, a cui si uniranno sindacalisti e attivisti impegnati in questo progetto all’interno degli stati in cui si andrà, per insegnare a fondo le tecniche BDS direttamente ai sindacati e più largamente a pubblico internazionale;

2) La partecipazione alla Settimana dell’Apartheid israeliana nel marzo 2010;

3) Un approccio sistematico e unitario nel boicottare i prodotti israeliani, coinvolgendo consumatori, lavoratori e sindacati dei settori di commercio, magazzinaggio e trasporto;

4) Lo sviluppo del boicottaggio accademico, culturale e sportivo;

5) Campagne presso i sindacati di settore e fondi pensionistici per incoraggiare il disinvestimento da compagnie direttamente coinvolte nell’Occupazione e/o nelle industrie militari israeliane;

6) Azioni legali contro il reclutamento esterno di soldati posti al servizio delle milizie israeliane, e procedimento penale contro i criminali di guerra del governo israeliano; coordinamento dei Citizen’s Arrest Bureaux per identificare, condurre una campagna per denunciare e procedere contro i criminali di guerra israeliani; sostenere il Rapporto Goldstone e l’implementazione delle raccomandazioni in esso contenute;

7) Campagna contro lo status di “fondazione di beneficienza” del Jewish National Fund (JNF).

Facciamo appello ad organizzazioni e ad individui che si riconoscono in questa dichiarazione affinché la firmino e lavorino con noi per realizzarla.

Inviateci una mail a : cairodec@gmail.com

Firme (* affiliazione a solo scopo identificativo):

1. Hedy Epstein, Holocaust Survivor/ Women in Black*, USA

2. Nomthandazo Sikiti, Nehawu, Congress of South African Trade Unions (COSATU), Affiliate International Officer*, South Africa

3. Zico Tamela, Satawu, Congress of South African Trade Unions (COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa

4. Hlokoza Motau, Numsa, Congress of South African Trade Unions (COSATU) Affiliate International Officer*, South Africa

5. George Mahlangu, Congress of South African Trade Unions (COSATU) Campaigns Coordinator*, South Africa

6. Crystal Dicks, Congress of South African Trade Unions (COSATU) Education Secretary*, South Africa

7. Savera Kalideen, SA Palestinian Solidarity Committee*, South Africa

8. Suzanne Hotz, SA Palestinian Solidarity Group*, South Africa

9. Shehnaaz Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa

10. Haroon Wadee, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa

11. Sayeed Dhansey, South Africa

12. Faiza Desai, SA Palestinian Solidarity Alliance*, South Africa

13. Ali Abunimah, Electronic Intifada*, USA

14. Hilary Minch, Ireland Palestine Solidarity Committee*, Ireland

15. Anthony Loewenstein, Australia

16. Sam Perlo-Freeman, United Kingdom

17. Julie Moentk, Pax Christi*, USA

18. Ulf Fogelström, Sweden

19. Ann Polivka, Chico Peace and Justice Center*, USA

20. Mark Johnson, Fellowship of Reconciliation*, USA

21. Elfi Padovan, Munich Peace Committee*/Die Linke*, Germany

22. Elizabeth Barger, Peace Roots Alliance*/Plenty I*, USA

23. Sarah Roche-Mahdi, CodePink*, USA

24. Svetlana Gesheva-Anar, Bulgaria

25. Cristina Ruiz Cortina, Al Quds-Malaga*, Spain

26. Rachel Wyon, Boston Gaza Freedom March*, USA

27. Mary Hughes-Thompson, Women in Black*, USA

28. David Letwin, International Jewish Anti-Zionist Network (IJAN)*, USA

29. Jean Athey, Peace Action Montgomery*, USA

30. Gael Murphy, Gaza Freedom March*/CodePink*, USA

31. Thomas McAfee, Journalist/PC*, USA

32. Jean Louis Faure, International Jewish Anti-Zionist Network (IJAN)*, France

33. Timothy A King, Christians for Peace and Justice in the Middle East*, USA

34. Gail Chalbi, Palestine/Israel Justice Project of the Minnesota United Methodist Church*, USA

35. Ouahib Chalbi, Palestine/Israel Justice Project of the Minnesota United Methodist Church*, USA

36. Greg Dropkin, Liverpool Friends of Palestine*, England

37. Felice Gelman, Wespac Peace and Justice New York*/Gaza Freedom March*, USA

38. Ron Witton, Australian Academic Union*, Australia

39. Hayley Wallace, Palestine Solidarity Committee*, USA

40. Norma Turner, Manchester Palestine Solidarity Campaign*, England

41. Paula Abrams-Hourani, Women in Black (Vienna)*/ Jewish Voice for Just Peace in the Middle East*, Austria

42. Mateo Bernal, Industrial Workers of the World*, USA

43. Mary Mattieu, Collectif Urgence Palestine*, Switzerland

44. Agneta Zuppinger, Collectif Urgence Palestine*, Switzerland

45. Ashley Annis, People for Peace*, Canada

46. Peige Desgarlois, People for Peace*, Canada

47. Hannah Carter, Canadian Friends of Sabeel*, Canada

48. Laura Ashfield, Canadian Friends of Sabeel*, Canada

49. Iman Ghazal, People for Peace*, Canada

50. Filsam Farah, People for Peace*, Canada

51. Awa Allin, People for Peace*, Canada

52. Cleopatra McGovern, USA

53. Miranda Collet, Spain

54. Alison Phillips, Scotland

55. Nicholas Abramson, Middle East Crisis Response Network*/JewsSay No*, USA

56. Tarak Kauff, Middle East Crisis Response Network*/Veterans for Peace*, USA

57. Jesse Meisler-Abramson, USA

58. Hope Mariposa, USA

59. Ivesa Lübben. Bremer Netzwerk fur Gerechten Frieden in Nahost*, Germany

60. Sheila Finan, Mid-Hudson Council MERC*, USA

61. Joanne Lingle, Christians for Peace and Justice in the Middle East (CPJME)*, USA

62. Barbara Lubin, Middle East Children’s Alliance*, USA

63. Josie Shields-Stromsness, Middle East Children’s Alliance*, USA

64. Anna Keuchen, Germany

65. Judith Mahoney Pasternak, WRL* and Indypendent*, USA

66. Ellen Davidson, New York City Indymedia*, WRL*, Indypendent*, USA

67. Ina Kelleher, USA

68. Lee Gargagliano, International Jewish Anti-Zionist Network (Chicago)*, USA

69. Brad Taylor, OUT-FM*, USA

70. Helga Mankovitz, SPHR (Queen’s University)*, Canada

71. Mick Napier, Scottish Palestine Solidarity Campaign*, Scotland

72. Agnes Kueng, Paso Basel*, Switzerland

73. Anne Paxton, Voices of Palestine*, USA

74. Leila El Abtah, The Netherlands

75. Richard, Van der Wouden, The Netherlands

76. Rafiq A. Firis, P.K.R.*/Isra*, The Netherlands

77. Sandra Tamari, USA

78. Alice Azzouzi, Way to Jerusalem*, USA

79. J’Ann Schoonmaker Allen, USA

80. Ruth F. Hooke, Episcopalian Peace Fellowship*, USA

81. Jean E. Lee, Holy Land Awareness Action Task Group of United Church of Canada*, Canada

82. Delphine de Boutray, Association Thèâtre Cine*, France

83. Sylvia Schwarz, USA

84. Alexandra Safi, Germany

85. Abdullah Anar, Green Party – Turkey*, Turkey

86. Ted Auerbach, USA

87. Martha Hennessy, Catholic Worker*, USA

88. Louis Ultale, Interfaile Pace e Bene*, USA

89. Leila Zand, Fellowship of Reconciliation*, USA

90. Emma Grigore, CodePink*, USA

91. Sammer Abdelela, New York Community of Muslim Progressives*, USA

92. Sharat G. Lin, San Jose Peace and Justice Center*, USA

93. Katherine E. Sheetz, Free Gaza*, USA

94. Steve Greaves, Free Gaza*, USA

95. Trevor Baumgartner, Free Gaza*, USA

96. Hanan Tabbara, USA

97. Marina Barakatt, CodePink*, USA

98. Keren Bariyov, USA

99. Ursula Sagmeister, Women in Black – Vienna*, Austria

100. Ann Cunningham, Australia

101. Bill Perry, Delaware Valley Veterans for Peace*, USA

102. Terry Perry, Delaware Valley Veterans for Peace*, USA

103. Athena Viscusi, USA

104. Marco Viscusi, USA

105. Paki Wieland, Northampton Committee*, USA

106. Manijeh Saba, New York / New Jersey, USA

107. Ellen Graves, USA

108. Zoë Lawlor, Ireland – Palestine Solidarity Campaign*, Ireland

109. Miguel García Grassot, Al Quds – Málaga*, Spain

110. Ana Mamora Romero, ASPA-Asociacion Andaluza Solidaridad y Paz*, Spain

111. Ehab Lotayef, CJPP Canada*, Canada

112. David Heap, London Anti-War*, Canada

113. Adie Mormech, Free Gaza* / Action Palestine*, England

114. Aimee Shalan, UK

115. Liliane Cordova, International Jewish Anti-Zionist Network (IJAN)*, Spain

116. Priscilla Lynch, USA

117. Jenna Bitar, USA

118. Deborah Mardon, USA

119. Becky Thompson, USA

120. Diane Hereford, USA

121. David Heap, People for Peace London*, Canada

122. Donah Abdulla, Solidarity for Palestinian Human Rights*, Canada

123. Wendy Goldsmith, People for Peace London*, Canada

124. Abdu Mihirig, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*, Canada

125. Saldibastami, Solidarity for Palestinian Human Rights-UBC*, Canada

126. Abdenahmane Bouaffad, CMF*, France

127. Feroze Mithiborwala, Awami Bharat*, India

128. John Dear, Pax Christi*, USA

129. Ziyaad Lunat, Portugal

130. Michael Letwin, New York City Labor Against the War (NYCLAW)

131. Labor For Palestine

Fonte: InfoPal

Giuseppe Graviano e il dono sotto l'albero


La richiesta risale allo scorso settembre, ma è stata accolta soltanto in questi giorni, in singolare sintonia con il clima natalizio: il boss stragista Giuseppe Graviano...

...detenuto al 41 bis, ha ricevuto in dono la revoca dell'isolamento diurno.
Deciso dalla Corte d'assise d'appello di Palermo dopo il ricorso presentato dal legale del capomafia, Gaetano Giacobbe, in seguito alla notifica di un nuovo periodo di detenzione speciale collegato al passaggio in giudicato di due ergastoli inflitti nell'ambito dei processi “Tempesta” e “per le stragi del '92”. I giudici, in poche parole, hanno stabilito che per i reati commessi nel periodo precedente all'arresto il massimo dell'isolamento diurno era da fissare in tre anni, e che tali tre anni sono stati già scontati nel corso dei sedici passati in carcere.
Ora il capomafia di Brancaccio è tornato quindi alla “vita comune”. E all'interno del carcere di Milano-Opera, dove è recluso, può “socializzare” con i detenuti non condannati per mafia, trascorrere l'ora d'aria e pranzare in compagnia.
Un allentamento che avrà in parte quietato l'animo agitato del boss, che soltanto due settimane prima, in diretta nazionale, aveva lamentato uno stato di salute precario dovuto proprio alle restrizioni carcerarie. E curiosamente, come nella più classica delle tradizioni natalizie, aveva affidato le sue richieste ad una lettera.
L'occasione, si ricorderà, era stata l'udienza dell'11 dicembre scorso al processo contro il senatore Marcello Dell'Utri, dove Graviano, insieme al fratello Filippo, era stato chiamato a confermare o smentire le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Che ripercorrendo gli anni delle stragi aveva raccontato di una “trattativa” in corso tra i boss di Brancaccio e pezzi delle istituzioni identificate dallo stesso Giuseppe Graviano in Silvio Berlusconi e nel “paesano nostro” Marcello Dell'Utri.
La trattativa, aveva spiegato, sarebbe proseguita anche negli anni successivi e almeno fino al 2004 quando all'interno del carcere di Tolmezzo Filippo Graviano gli aveva rivelato: “Dobbiamo far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove arrivare è bene che anche noi cominciamo a trattare con i magistrati”.
Il progetto, però, era stato momentaneamente accantonato quando il senatore Dell'Utri, condannato in primo grado a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, al Corriere della Sera aveva dichiarato che nonostante i suoi guai giudiziari “fino alla fine avrebbe mantenuto gli impegni presi con gli elettori”. Una dichiarazione che in quel mondo di codici e messaggi che è Cosa Nostra era suonata come una rassicurazione: Dell'Utri, ha spiegato ai magistrati Spatuzza, solitamente non è una figura di “prima linea, ma marginale”, “quindi io che sto leggendo quell'articolo e so tutto che c'è dietro, quindi a 'sto punto, con quell'articolo si sta rivolgendo con me”.
Nel corso dell'anomala udienza dell'11 dicembre, seguita agli altrettanto anomali confronti, i fratelli Graviano quelle dichiarazioni non le avevano ovviamente confermate. Ma il loro atteggiamento “affettuoso” nei confronti del pentito non era passato inosservato: niente accuse di infamità, nessuna presa di distanza, ma tanto rispetto nei confronti della scelta del “figlioccio” di passare dalla parte della Giustizia. E quella frase pronunciata da Filippo Graviano, che pur smentendo i fatti specifici raccontati da Spatuzza in riferimento al colloquio nel carcere di Tolmezzo aveva dichiarato: “Non ti dico che stai mentendo”.
Per quella stessa udienza, alla quale era presente l'imputato Dell'Utri, Giuseppe Graviano aveva preparato una lettera nella quale elencava il suo precario stato di salute dovuto ai “16 anni di detenzione al 41bis” e ai “più di 10 di isolamento”. E un messaggio a buon intenditor: “Sarà mio dovere quando il mio stato di salute lo permetterà di informare l'Illustrissima Corte d'Appello per rispondere a tutte le domande che mi verranno poste”.
Forse qualcuno quel messaggio lo ha raccolto e il dono di Natale potrebbe essere la prima risposta.

di Monica Centofante

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