lunedì 25 gennaio 2010

Fidel Castro: "Ad Haiti inviamo medici e non soldati!"


50.000 vittime. Questo, per ora, il bilancio del terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio. Intanto più di 600.000 sfollati sono assiepati in oltre 500 campi di fortuna, nella capitale e in varie zone del paese.
“Haiti è un prodotto del sistema coloniale, capitalista e imperialista imposto al mondo. –Scriveva Fidel Castro sabato scorso- Sia la schiavitù sia la povertà sono state imposte a Haiti dall’esterno. Il terribile sisma è avvenuto dopo il vertice di Copenhagen in cui sono stati calpestati i diritti più elementari di 192 Stati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.” “Lì – continua Fidel – come in gran parte dell’Africa e in altre aree del Terzo Mondo, è indispensabile creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile. In soli 40 anni l’umanità arriverà a più di 9 mila milioni di abitanti e dovrà affrontare la sfida di un cambiamento climatico che gli scienziati definiscono ormai come inevitabile.”
“Nel mezzo della tragedia haitiana – conclude Fidel- senza che nessuno sappia il perché, migliaia di soldati degli Stati Uniti, truppe aviotrasportate della 82a divisione e altre forze militari, hanno occupato il territorio di Haiti. E né le Nazioni Unite né il Governo degli Stati Uniti hanno dato una spiegazione all’opinione pubblica mondiale. … Questi fatti, dal mio punto di vista, contribuiranno a complicare e a rendere più caotica la cooperazione internazionale.”
Intanto, più di 20 paesi e organismi internazionali si incontrano in Canada in una riunione dei ‘Paesi amici’ di Haiti. Venezuela, Nicaragua e Bolivia non partecipano all’incontro. E se le organizzazioni non governative rivolgono l’appello a “cogliere il momento” e trasformare la tragedia in un’opportunità per incidere sulla popolazione haitiana che non ha mai ricevuto assistenza medica o diritto all’educazione, viene da chiedersi dove siano state finora.
“Inviamo medici e non soldati” conclude il suo intervento Fidel Castro, ma non è a questo che sono abituati i cosiddetti grandi della Terra.

di Grazia Orsati - Radio Città Aperta

Valanga Nichi


E' un plebiscito per il governatore uscente: circa il 73 percento dei circa 200mila votanti (quasi il triplo rispetto alle primarie del 2005) alle primarie pugliesi hanno optato per Nichi Vendola. Un voto che premia i cinque anni del laboratorio pugliese e che impone un grosso punto interrogativo sul futuro della strategia d'alemiana. "Oggi con questo risultato la Puglia ha il diritto di essere il laboratorio della buona politica". Con queste parole Nichi Vendola affiancato da Francesco Boccia, ha annunciato la sua vittoria alle primarie del centrosinistra.

Taranto, che è il Comune più grande che abbia sinora finito la conta, ha registrato - secondo i dati del comitato vendoliano - una percentuale del 65 per Vendola, contro il 35 del suo sfidante Boccia. Anche a Bari, dove è sindaco il presidente del Pd Michele Emiliano, i primi dati sono a vantaggio del governatore uscente. In provincia di Foggia, in 28 Comuni su 57, si registrano 4097 voti in favore di Vendola, meno di tremila per Boccia. Ma il dato più emblematico arriva da Gallipoli. Persino il collegio storico di Massimo D'Alema ha voltato le spalle al candidato scelto dai democratici: Boccia ha avuto 204 voti, Vendola 684.

"Abbiamo tutti quanti il medesimo obiettivo e tutti quanti spenderemo parole atteggiamenti percorsi per rendere questa alleanza la più larga possibile". Vendola festeggia la vittoria e parla con i giornalisti. "Il profilo riformatore di una alleanza - ha aggiunto - non può che essere arricchito da pluralità di culture".
Il tema, secondo Vendola, "è quello di un compromesso con le forze che si riconoscono a sinistra e coloro che si considerano moderati. Domani mattina - ha aggiunto - partirà un film che molti non si aspettano, che non è un film fatto di rendiconti e di risentimenti: è accaduto un fatto che ha valore per tutti, è accaduto un fatto democratico - ha detto - che rafforza il centrosinistra e da' a tutto il centrosinistra la forza di rivolgersi ai settori più larghi della società pugliese per dire: facciamo un patto, una alleanza insieme per difendere la possibilità di tenere una speranza in questa Italia così cupa, una speranza a difesa del Mezzogiorno d'Italia, a difesa della democrazia".

Come preannunciato, Francesco Boccia si dimostra leale nella sconfitta: "I pugliesi si sono espressi e i numeri sono evidenti, non lasciano spazio ad interpretazioni, toccherà ora al presidente Vendola fare tutti gli sforzi possibili per costruire una coalizione che noi del Pd continuiamo a chiamare alternativa", è il commento a caldo dello sconfitto.
Per Boccia, che ha sempre insistito sulla necessita di allargare la coalizione di centrosinistra a tutte le forze dell'opposizione parlamentare, "da domani mattina questo dovrà essere l'impegno di tutte le forze politiche che hanno a cuore questa prospettiva". "Per quanto mi riguarda - ha detto - io sono convinto che tutti i partiti lavoreranno in questa direzione". "Al presidente Vendola - ha concluso - l'onere di costruire una alternativa che a mio avviso resta l'unica speranza che abbiamo per sconfiggere il centrodestra non solo in Puglia ma anche in Italia nei prossimi anni" .

Salta il laboratorio riformista fortemente voluto da D'Alema e Bersani per varare una nuova stagione di convergenze tra Pd e Udc. Si apre da oggi uno scenario completamente nuovo e in salita: per il Pd, che evidentemente deve costruire un'unità interna ed una nuova connessione con la sua base che ad oggi non esiste, e che deve riscrivere i parametri della sua proposta politica per il paese, e strada in salita anche per l'Udc che con il voto pugliese si vede sfilare sotto il naso una delle regioni chiave della sua politica dei ‘due forni'.
Per ora Casini non commenta Dovremo attendere ancora qualche ora, fino alla conferenza stampa già convocata per la mattinata di oggi.

Il primo a congratularsi con Vendola è Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista e portavoce della Federazione della Sinistra: "La vittoria da parte di Nichi Vendola nelle primarie pugliesi, ci dice come la sinistra unita possa vincere sui ricatti centristi", dice Ferrero. "Questa vittoria va inoltre letta unitamente all'ottimo risultato di Gian Franco Bettin a Venezia. Non male per forze politiche che sono oggi fuori dal parlamento. Voglio sperare che la ritrovata unità che ha reso possibile la vittoria di Vendola e l'ottimo risultato di Bettin possa essere estesa in tutta Italia".

di Red

Fonte: Aprileonline

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