lunedì 1 febbraio 2010

La strage di Marzabotto: l' importanza della testimonianza e dei luoghi della memoria



Francesco Pirini è uno dei superstiti della strage di Marzabotto.
Questo video racconta la sua vita e la sua memoria attraverso i luoghi che in questo modo hanno la possibilità di rivivere, dalle case che l’hanno ospitato, alla chiesa nella quale migliaia di persone hanno perso la vita.
L' importanza della testimonianza e dei luoghi della memoria è grandissima, i testimoni delle stragi cominciano a lasciarci ed è essenziale, e nostro dovere, recuperare la loro memoria affinchè essa non vada persa e quegli stessi luoghi tra molti anni non muoiano insieme alle persone ma continuino ad essere testimonianza viva di quello che successe.
Grazie alla collaborazione con Arcoiris TV è stato possibile realizzare questo filmato ricco di ricordi, di vita passata e di memoria.


Di quella che va sotto il nome di strage di Marzabotto avevo 17 anni. Ero già abbastanza grande per cui mi nascosi nel bosco. Vi devo precisare una cosa, che quella che va sotto il nome di strage di Marzabotto non è stata fatta a Marzabotto paese, ma in queste zone che fanno parte del comune di Marzabotto. Quello che diresse il rastrellamento e la strage fu un maggiore della SS che si chiamava Walter Röder; mandava il 16. battaglione della 16. divisione SS. E dopo la strage, quando fecero la strage gli alleati erano lì almeno di cinque chilometri da qui. Una divisione SS si piazzò su questi crinali e fermò l’avanzarsi degli alleati verso Bologna dall`inizio di ottobre 44 fino a metà dell’ Aprile 45. Pronte avevano la sesta divisione corazzata sudafricana e Sudafrica allora era una colonia inglese, per cui assieme ai sudafricani erano soldati inglesi. Vi dirò che Sabato sono venuti un ministro sudafricano, due deputati del Parlamento, alcuni reduci lì alla Scuola di Pace con l`intenzione di piantare tanti alberi per quanti sono stati i caduti alla conquista di Monte Sole. Il cimitero militare tedesco, e sarebbe importante che lo visitaste, è qua al confine tra l`Emiglia e la Toscana, si chiama Passo della Furta e, sapete quanti caduti ci sono? 32600 e rotti; e anche quelli erano un padre e una madre delle famiglie che le avevano aspettate. Per conquistare questa montagna i sudafricani bombardarono con il napalm e sganciarono duecento bombe al napalm dagli aerei credendo di riuscire a togliere la Resistenza tedesca invece quando sono stati prigionieri(?) E invece adesso andiamo avanti…

Qui ci troviamo in un gruppo di case che era chiamata Caprara di sopra e qui incominciano le note dolenti nel senso che il 29. Settembre del 44 i soldati del 16. Battaglione SS arrivarono qui nel pomeriggio. C’erano anche soldati italiani che erano però in divisa da soldati della SS ad arrivare fin qua. Quando arrivarono qui, gli uomini si erano andati tutti a nascondere nei boschi lì sopra, qui erano rimaste donne, vecchi e bambini. Cercarono l`ambiente più grande in grado da poterli contenere ed in quel caso era l’osteria, cioè i bardi allora; e li chiusero dentro, quando li ebbero chiusi tutti dentro, lanciarono all’interno delle bombe a mano per ucciderli. All’interno di questo ambiente c`era anche un mio amico che abitò tutto ora vado allo scoppio delle bombe rimase ferito ad una gamba ed ad un braccio e una scheggia gli colpì un occhio ed adesso porta un occhio di vetro. Aveva nove anni. Ha avuto però la presenza di spirito di saltare da una finestra di vetro. Si è nascosto in una siepe qui sotto. Quando era rannicchiato lì, ha visto ch un soldato l`aveva notato e dice: adesso questo viene e poi mi uccide. E invece no, quel soldato apre la siepe, lo vede, gli fa segno di tacere e rinchiude la siepe e in questo modo si salva. Questo ragazzo che è ormai una persona adulta, si chiama Pino Fabbri e non e`mai più tornato da queste parti, abita qui in fondo, ma è impossibile convincerlo a tornare qui.

E da un censimento recente ci sono una ventina nella zona, di lupi, si, si, e purtroppo sono successe in diversi posti queste cose e non vorrei raccontarlo. 
Una donna incinta di quasi nove mesi fu tenuta da parte e dopo le fu aperto il ventre, tolto il bambino, lanciato in aria come se fosse un bersaglio, gli altri li sparavano. 

“Vorremmo chiederle come mai e`riuscito a non amareggiarsi per tutto quello che è accaduto e non covare un astio nei confronti dei tedeschi? “

Prima di tutto, perche`non tutti i tedeschi erano nazisti ed i primi che sono finiti nei campi sono stati proprio gli avversari politici del nazismo e grandi [gruppi] di zingari, capito, per cui li’ devo subito mettere una cosa in chiaro. Seconda cosa è che se io continuassi ad odiare, non andrei ad imparare da nessuna parte. Creerei un terrore di odio e ritengo che sia un mio obbligo preciso, di come avevo detto prima: abbiamo fatto l`Europa. Facciamo il popolo europeo. Quel che è passato non conta piu`.



Questo e`quel che rimane della chiesa di Santa Maria Assunta di Caraglia e che era stata la nostra chiesa parrocchiale nella quale io sono stato battezzato, sono stato cresimato, ho fatto la prima comunione, e tutte le domeniche si veniva alla messa. Qui il parroco, il sacerdote che custodì in questa chiesa era morto nel 42 e dico sempre di essere seppolto la’ El cimitero che ebbe bella fortuna di morire nel 42 per cui non vide quello che successe dopo. Il mattino del 29 Settembre, tutte le persone che abitavano qui in questa zona, si rifugiarono in chiesa, perche`s`accorsero che in fondo alla valle era cominciato un rastrellamento e bruciavano tutte le case; la cosa era abbastanza normale, perche’dove facevano i rastrellamenti , i soldati dell SS bruciavano tutte le abitazioni, le stalle e cosi’ via. Loro pensavano: bruceranno le case, ma non bruceranno mai una chiesa, per cui si erano rifugiati qui 92 persone. Il parroco di San Martino, perche`come ho detto qui il sacerdote non c`era, stava venendo da San Martino verso Cerpiano dove hanno ucciso la mia famiglia, perche`il 29 Settembre e`la festa di San Michele Arcangelo, perche`e`cattolico, non so se e’ per gli altri uguale; e la chiesina che era a Cerpiano era dedicata agli angeli custodi, per cui avevano chiamato il sacerdote per celebrare una messa. Arrivarono gli soldati della SS, la cosa che fecero subito fu di chiudere tutte le porte, però non furono abbastanza veloci nel farlo; dalla porta qua dietro tre persone riuscirono a fuggire e si salvarono. Due si erano rifugiati su un campanile e loro li scoprirono e li uccisero dove li trovarono. Voglio dirvi che qui, quello che vi sto raccontando è quello che ha raccontato a me mia sorella nel dopoguerra, perché fra le persone che erano qui c`era anche mia sorella Lidia che aveva 16 anni e mio cugino Giorgio che ne aveva 15. All’arrivo, quando furono pronti si misero ai lati della porta d`ingresso e dissero che tutti dovevano uscire, compreso il sacerdote che era arrivato; dopo di che, quando tutti furono usciti nell`interno della chiesa circa in quella posizione rimase una donna seduta su una seggiola; ebbene quando videro che quella donna non aveva ubbidito i loro ordini, entrarono in due incavolati e dissero che lei doveva uscire come tutti gli altri, ma loro non lo sapevano che quella donna non aveva l’uso delle gambe, era paralitica. Si chiamava Vittoria Nanni. Quando videro che nonostante gli sforzi che fecero per dire che doveva uscire non si mosse, calciarono la seggiola, cadde in terra, uno estrae la pistola, gli spara e la uccide. Dopo di che fecero entrare il sacerdote Don Marchioni. Don Marchioni arriva sull’altare da solo, arriva sull’altare ed io ho saputo anni dopo che è un obbligo dei sacerdoti in caso di pericolo di consumare le ostie consacrate, se ci sono ostie consacrate nel tabernacolo; lui uscì a accingersi a fare questa cosa, ma gli sparano una raffica e lo uccidono. Un proiettore colpisce pure il vano sacro che le conteneva che è stato trovato 45 anni dopo, quando hanno ripulito le macerie, questo è quello che hanno tovato. Questo è quello che è successo qua dentro; adesso andiamo a vedere dove li hanno portati.

testo trascritto da Julia Stegmüller
curato da M. Stenzenberger

Il filmato è disponibile da una collaborazione con Arcoiris Tv

Contro il vergognoso e incappucciato tetto del 30% di alunni e alunne stranieri, DALLA PARTE DEL FUTURO


La ministra Gelmini ha annunciato in una Nota ministeriale, con ammirevole tempismo rispetto ai tragici fatti di Rosarno, che dal prossimo anno scolastico sarà fissato un tetto del 30% per la presenza di alunni/e stranieri nelle classi delle scuole italiane perché, secondo lei, troppi stranieri/e in classe ritardano il programma che devono seguire gli alunni e le alunne italiani.

Questo limite, secondo la ministra, sarà superabile solo dagli alunni e dalle alunne migranti che dimostreranno, con un test, di conoscere bene l’italiano.(Ricordate la Mozione Cota?)
In apparenza, sembrerebbe trattarsi di una misura, magari discutibile, ma rivolta al benessere scolastico. Invece questa ministra dimostra ancora una volta di non sapere nulla di scuola quando parla di proposte ad hoc per la formazione linguistica e l’integrazione:taglia risorse, finanziamenti e compresenze mettendo la Scuola Pubblica in ginocchio e limita, se non annulla, la possibilità di attuare percorsi per gli alunni e le alunne in difficoltà, siano essi stranieri o italiani.
Quello da lei proposto è un provvedimento inutile, razzista e ingiusto, che non affronta efficacemente i problemi reali della scuola ma ne crea altri danneggiando tutti e tutte.

QUESTI I MOTIVI:
secondo i dati Caritas le nostre scuole sono frequentate da oltre 600.000 figli/e di genitori stranieri; almeno quattro su dieci sono nati in Italia, sette su dieci frequentano le scuole dell’infanzia. Moltissimi sono perfetti bilingue. Anche alunni e alunne italiani, a volte, hanno difficoltà a scuola con la lingua italiana, ma per loro (giustamente) non si fanno test di ammissione e anzi si prevedono specifiche attività didattiche per aiutarli. La scuola serve proprio a questo.

Cosa succederà nei plessi con una maggioranza di popolazione scolastica non italofona? Gli alunni e le alunne migranti “in esubero” saranno sparpagliati altrove, in una scuola più lontana. Se questa cosa capitasse ad una famiglia italiana (e capiterà in alcuni plessi per compensare il numero delle “deportazioni”) si scatenerebbe un putiferio: la scuola deve esser vicino a casa, perché andare a scuola deve essere agevole e perché la scuola non è solo apprendimento, ma anche socialità.

Contemporaneamente quelle classi divenute meno numerose a causa degli spostamenti forzati, saranno da colmare con il trasferimento di alunni e alunne italiani? Con i recenti tagli agli organici e ai finanziamenti, noi temiamo più semplicemente che verranno chiuse. Questo significherà per tutti, italiani e no, meno classi ma più affollate e con meno risorse, docenti e strumenti per la didattica.

Nelle famiglie migranti spesso i genitori fanno lavori con orari “difficili”. Lo spostamento dei loro figli verso scuole lontane causerà problemi enormi, soprattutto per chi ha bambini e bambine piccoli: questo potrebbe rendere irregolare la frequenza. Gelmini lo sa e minacciosamente ricorda nella Nota che l’istruzione di base è obbligatoria: sta pensando già di mandare la Polizia a fare retate per risolvere con la forza un problema che crea lei?

Così come è stata formulata dalla ministra, la proposta del tetto del 30% sembra una storiella preelettorale che compiace una parte dei propri elettori e crea un problema che in pratica non esiste: lei stessa ammette infatti che i bambini/e non italofoni sono il 4%. Se dunque non esiste un’emergenza, qual è l’obiettivo della Nota? Quello di gettare sui migranti la responsabilità dei problemi della scuola? Provocare un’ ulteriore fuga degli italiani/e dalle scuole pubbliche e facilitare il loro spostamento verso le scuole private?

I genitori degli alunni e delle alunne migranti sono lavoratori e lavoratrici che contribuiscono a far funzionare la nostra economia ed i nostri servizi. I loro figli e le loro figlie sono una ricchezza per la nostra scuola e saranno i cittadini e le cittadine di domani. Alla scuola italiana spetta il compito di costruire cittadinanza nella relazione. Potrebbe farlo, anche bene, se non fosse continuamente colpita da tagli di fondi e personale.

Il tetto del 30% peggiorerà le condizioni di vita degli e delle migranti, già tormentati da leggi ingiuste e vessatorie, come la Bossi-Fini, dal razzismo che ormai è diventato cultura comune e da una informazione che è sempre contro loro.

La società e la scuola devono investire sul futuro, per poter far sentire a casa propria quelli e quelle che saranno gli italiani e le italiane del domani.

NOI STIAMO DALLA PARTE DEL FUTURO

Il Collettivo Studenti per la Scuola Pubblica sottoscrive e inoltra questo comunicato già emesso da ReteScuole.

Vicenza , 25 gennaio ’10

 

Collettivo studenti per la scuola pubblica

Fonte: il PANE e le rose

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