venerdì 5 febbraio 2010

Capezzone è un robot o esiste davvero?


Ma Capezzone esiste veramente? O è un’immagine virtuale? Sempre uguale, sempre in giacca e cravatta in qualsiasi stagione, sempre con la stessa espressione tra lo sprezzante, lo schifato dell’umanità tutta e sempre con un evidente rigurgito di acido gastrico a fior di labbra. Probabilmente è un’immagine di cartone (come quelle che mettono nelle librerie o nei negozi di musica per pubblicizzare l’autore di un nuovo libro o l’interprete di un nuovo disco) con dietro qualcuno – tipo Cicchitto o Bonaiuti o qualche altro domestico del Capo – che parla al posto suo. E lo spero per lui, sinceramente, perché se invece è “vero” ci fa proprio una ben meschina figura.

Sempre con la sua espressione plastificata e ricoperta dal termoretraibile di rigore, ha tuonato (si fa per dire) contro la scarcerazione del povero Tartaglia, cioè di quel povero demente che ha lanciato la statuetta del Duomo di Milano in faccia al capo del governo del Bel Paese, riuscendo così a farne anche un martire (“anche” nel senso che dopo il Presidente Operaio, Industriale, Marito Perfetto, Canterino, Puttaniere, Imputato e via dicendo, adesso ci troviamo anche un Presidente Martire: complimenti!)

Il povero Tartaglia è stato così trasferito dalle patrie galere ai patri arresti domiciliari in comunità terapeutica (certo non paragonabile a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli, almeno così parrebbe). Apriti Cielo. Ecco dunque l’ira funesta dell’acido Portavoce – come sempre ospitato dall’ineffabile Minzolini – scagliarsi sul Terribile e Pericolosissimo Attentatore Tartaglia. Probabilmente il plastificato Capezzone – dimentico dei suoi trascorsi nel Partito Radicale – lo avrebbe voluto veder marcire in qualche gulag della Brianza, o incatenato a una triremi alla fonda in Sardegna.


di Paolo Collo

Fonte: domani.arcoiris.tv

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