giovedì 11 febbraio 2010

Una Grecia senza precedenti


Ciò che sta succedendo in questi giorni non ha precedenti nella storia recente della Grecia. Congelamento generale dei salari per il 2010, tagli delle indennità del 10% (ministri compresi) ed esteso alle pensioni sopra i 2.000 euro, riforma del sistema fiscale, misure severissime contro gli evasori (fino alla revoca del loro permesso di lavoro e all'arresto), tasse su sigarette, alcool e benzina, aumento del limite dell'età pensionabile ed equiparazione - entro il 2013 - di quella delle donne a quella degli uomini. Le misure draconiane contenute nel piano di risanamento dell'economia greca stanno suscitando mobilitazioni e scioperi a catena, ma anche consensi finora inimmaginabili.
Per far fronte alla crisi martedì scorso il governo di Jorgos Papandreou ha cominciato a mettere a punto provvedimenti che nel passato avrebbero scatenato il conflitto sociale. Questa volta, però, i greci sono completamente disorientati. Perché se, da una parte, secondo tutti i sondaggi, la stragrande maggioranza si rende conto dell'emergenza economica ed è d'accordo con l'austerità imposta, - «è giunto il momento di pagare il conto» è la frase che si sente spesso -, dall'altra c'è il sospetto che «la crisi sarà pagata dai lavoratori e non dal capitale».
Non a caso certe categorie - i liberi professionisti soprattutto - non sono disposte a perdere i loro privilegi e gli evasori, quelli che dopo la vittoria socialista hanno già esportato in banche svizzere la somma di 8,5 miliardi di euro, continuano a mantenere dei forti legami con il mondo politico, nonostante le misure severe preannunciate e l'introduzione di uno scudo fiscale per il rientro dei capitali.
Quello che soprattutto lascia perplessi è il fatto che i primi a pagare la crisi sono i lavoratori del settore pubblico, gonfiatosi a causa del clientelismo, ma anche con gli stipendi più bassi nell'Eurogruppo. «Il governo non può approvare misure salariali, fiscali e pensionistiche che servano a placare gli dei del mercato a danno dei lavoratori» ha sottolineato Spyros Papaspyros, presidente della Confederazione dei Lavoratori del Settore Pubblico (Adey), che ha convocato ieri, insieme al sindacato comunista Pame, uno sciopero generale contro il piano di austerità. I manifestanti scesi in piazza ad Atene e Salonicco erano 10.000, meno di quanto ci si aspettasse, (la Confederazione ha 300.000 iscritti), anche a causa delle cattive condizioni del tempo, ma le due città sono state paralizzate e l'intero paese è stato attraversato da una grande scossa.
Bloccati centinaia di voli da e per la Grecia, ferme le scuole, gli ospedali, i servizi postali, i ministeri, le amministrazioni regionali. Disagi parziali anche nei trasporti ferroviari, nessuno per i collegamenti internazionali, mentre regolari erano i trasporti urbani, visto che i lavoratori di questo settore aderiscono ad un altro sindacato.
Per i dipendenti pubblici la riforma del sistema di aliquote che beneficia chi guadagna meno di 30.000 euro e prevede la crescita delle imposte per i redditi più alti e per le grandi società non garantisce la loro sopravvivenza. «È vero chi più guadagna, deve pagare di più» dicono, ma «i congelamenti e i tagli annunciati significano una riduzione effettiva dei nostri redditi fino al 15%». Sacrifici, insomma, a sentire loro, ingiusti e inutili.
Alla vigilia del summit straordinario di Bruxelles, il premier Jorgos Papandreou si è incontrato ieri a Parigi con il presidente Nicolas Sarkozy per discutere sulla crisi finanziaria e l'acquisto di nuovi armamenti dalla Francia. Papandreou ha chiesto moderazioni ai sindacati, spiegando che il paese non può permettersi scioperi e blocchi stradali, ma non ha voluto rispondere alle voci secondo le quali è già pronto un piano di salvataggio europeo a favore della Grecia sotto la giuda della Germania.
Secondo una fonte citata dall'agenzia Bloomberg, il parlamento tedesco deve appoggiare ogni azione di sostegno alla Grecia, precisando che gli aiuti possono andare oltre il prestito garantito. Perciò la cancelliera tedesca Angela Merkel stava valutando ieri una serie di opzioni dal momento che, secondo la stessa fonte, le regole dell'Ue sugli aiuti sono più flessibili di quanto ritenuto inizialmente da Berlino. Tale questione sarà affrontata oggi nel summit dei 27 a Bruxelles.
Intanto dopo ventiquattro giorni di proteste e di blocchi stradali, la gran parte degli agricoltori per un «senso di responsabilità» ha ritirato martedì scorso i loro trattori, ma oggi tutte le città sono senza taxi a causa dello sciopero nazionale dei tassisti contro le misure fiscali che li riguardano. Inoltre la Confederazione dei Lavoratori Gsee, insieme al settore pubblico hanno già annunciato uno sciopero generale per il 24 febbraio.

di Pavlos Nerantzis

Corruzione civile


Bertolaso indagato per corruzione, gli uffici della Protezione civile perquisiti, Angelo Balducci arrestato insieme ad altre tre persone. Nell’ordinanza, riferendosi agli arrestati il gip Rosario Lupo parla di «totale e incondizionato asservimento della pubblica funzione» agli interessi dell’imprenditore Diego Anemone (e non solo) e di «sistema non a caso definito ‘gelatinoso’ non dagli investigatori, ma da alcuni degli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare, che ben potrebbe essere ribattezzata ‘Storia di ordinaria corruzione’».
Ricevuto l’avviso di garanzia, Bertolaso ha rimesso l’incarico: «Chiederò al pm – ha dichiarato – di procedere al più presto al mio interrogatorio». Il premier Silvio Berlusconi ha respinto le dimissioni. «Che ci sia una categoria di persone pagata con i soldi dei contribuenti che si esercita a perseguitare con processi sempre e comunque infondati – ha commentato il presidente del Consiglio – è un male italiano che mi sento di denunciare». Una frase che finirà al vaglio del Csm.

L’inchiesta fiorentina verte sulle opere previste per i ‘grandi eventi’: i Mondiali di Nuoto del 2009, il mancato G8 a La Maddalena e le celebrazioni per il 150/o anniversario dell’Unità d’Italia nel 2011, e si basa sugli intrecci di ruoli fra responsabili dei progetti e imprenditori. Balducci e De Santis sono indagati nella qualità di pubblici ufficiali – il primo come direttore del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, e il secondo come alto dirigente della stessa struttura – incaricati della gestione di alcuni grandi eventi e relativi appalti. Nel particolare sono quello per lo svolgimento dei campionati del mondo di nuoto di Roma 2009, quello relativo alla Presidenza italiana del G8 alla Maddalena, sempre nel 2009, quelli riguardanti le celebrazioni del 150/o anniversario dell’Unità d’Italia. Della Giovampaola è invece indagato quale pubblico ufficiale operante all’interno della Struttura di Missione relativa al «Grande Evento – Vertice G8 La Maddalena».

Gli appalti corrotti
Scrive il gip, sulla base di «materiale indiziario imponente» i tre avrebbero ricevuto dall’imprenditore Anemone una lunga serie di utilità «per compiere o per aver compiuto atti contrari ai propri doveri di ufficio connessi all’affidamento e alla gestione degli appalti». Gli appalti finiti nel mirino degli investigatori sono quelli per la ristrutturazione dello stadio centrale del tennis del Foro italico e per la realizzazione del nuovo Museo dello sport italiano di Tor Vergata, entrambi riguardanti i Mondiali di nuoto di Roma: furono assegnati a società riconducibili ad Anemone. Tre altri appalti, sempre assegnati a società di Anemone, sono relativi al G8 a La Maddalena: la realizzazione del palazzo della conferenza e area delegati, la residenza dell’Arsenale, l’area stampa e servizi di supporto. L’ultimo appalto si riferisce all’esecuzione delle opere per il completamento dell’aeroporto internazionale dell’Umbria Sant’Egidio di Perugia, per le celebrazioni per il 150 Anniversario dell’Unità d’Italia. Su Firenze le indagini riguardano un altro progetto per le celebrazioni per i 150 dall’Unità d’Italia, quello del parco della musica, dove deve sorgere il nuovo Teatro del Maggio musicale.

Le indagini
Per la procura fiorentina le indagini avrebbero rivelato una serie di corruzioni negli appalti, assegnati nel quadro di uno scambio di favori tra dirigenti dello Stato e imprenditori. L’«asservimento» della pubblica funzione di Balducci, De Santis e della Giovampaola «veniva retribuito – scrive il gip – con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale». Si parla anche di mobili, soggiorni in hotel, ristrutturazioni di immobili privati ed anche di cose più banali, come cellulari. Tutto ciò in un contesto di «sistematicità delle condotte illecite e dei rapporti illeciti e di cointeressenza tra gli indagati», provocando «rilevantissime ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni del bilancio dello Stato». I magistrati di Firenze avrebbero anche prove di incontri tra il procuratore aggiunto Achille Toro, Balducci e Anemone.

Le intercettazioni
Vi sarebbero, infine, intercettazioni telefoniche in cui il magistrato metterebbe in guardia i due arrestati dal parlare al cellulare, per scongiurare il rischio di essere ascoltati dagli inquirenti. Toro avrebbe consigliato l’uso di skype, più sicuro delle carte telefoniche. Il procuratore aggiunto di Roma, che risulta essere indagato per «rivelazione del segreto d’ufficio», ha dichiarato: «Non ho violato nessun segreto. Mi difenderò nelle sedi opportune». I pm toscani hanno iniziato a indagare sul G8 alla Maddalena partendo dall’inchiesta sull’urbanizzazione dell’area Castello di Firenze, intercettando uno degli indagati, l’architetto Marco Casamonti. Il 9 agosto 2008 per telefono avrebbe detto, come riportato dall’Espresso: «Ci hanno chiamato per dare una mano per i progetti del G8 alla Maddalena. Perché stanno facendo i lavori e sono nella cacca più nera. Perché hanno dato incarico agli architetti di Berlusconi che non sono in grado». In un’intercettazione relativa a questa nuova inchiesta, riguardo le procedure di aggiudicazione dagli appalti Casamonti sostiene che «l’ingerenza della politica assume toni vergognosi».

Fonte: AMI
Comparso su radiocittaperta.it

Navi dei veleni: il caso è apertissimo, anzi è spalancato


«Basta con le menzogne. Chiedo al Governo in carica di dare risposte urgenti e veritiere sulle sorti dei rifiuti radioattivi che invadono l’Italia e che continuano a sparire senza che se ne conosca la destinazione. Chiedo che si metta fine a questa farsa sulle navi dei veleni che il Governo ha voluto definire un caso chiuso. Il caso è apertissimo, anzi è spalancato. Io ho le prove e le pubblicherò in un dossier che sarà presentato dopo le elezioni regionali presso la sede della Stampa estera in Italia a Roma ed a Strasburgo, perché ai 62 milioni di tonnellate di rifiuti tossici che produce l’Italia si aggiungono quelle dei Paesi europei e non solo, e che hanno abbandonato nelle oltre 180 navi dei veleni nel Mediterraneo sulle quali stava indagando Natale De Grazia che ci sono ancora adesso». Ha esordito così Gianni Lannes, il giornalista investigativo pugliese, sotto scorta per le minacce ricevute a seguito delle sue indagini, giunto a Cosenza ieri mattina per iniziare un breve tour di presentazione del suo libro "Nato: colpito e affondato" (Edizioni la meridiana). Nel corso della conferenza stampa organizzata nella sede della Cgil di Cosenza e promossa dal Forum delle Associazioni, Lannes ha sviscerato i Segreti di Stato che nascondono le vicende più oscure del nostro Paese. Non ha risparmiato fendenti ed ha mostrato documenti che attestano «le menzogne del Governo Berlusconi e del Ministro Prestigiacomo». Introdotto da Massimo Ianni per la Cgil, da Franco Iachetta e Francesco Cirillo del Comitato Beni Comuni, a dare forza alle affermazioni di Lannes c’erano anche Francesca Munno del Comitato Civico “Natale De Grazia” ed Alfonso Senatore e Marcello Nardi del Forum ambientalista. Noi lo abbiamo intervistato.

Gianni Lannes, giornalista di testate nazionali e firma storica di importanti inchieste per la Rai con Gianni Minoli. Oggi vive scortato ma non si ferma perché?
Sono giornalista investigativo da oltre venticinque anni e mi considero una specie in via d’estinzione per essere uno dei pochi che ancora vive ed opera sul campo, in prima linea. Non mi fermo perché sono convinto che quando vado alla ricerca di qualcosa poi la trovo, come è successo per la storia delle scorie. Solo sette mesi fa ho accettato di estendere l’inchiesta sulle navi dei veleni ed ho iniziato a condurre ricerche negli archivi storici nella banca dati Lloyd's di Londra, dell’Imo, l’unico strumento che codifica la nave aldilà del nome che porta, e del Ministero della Difesa e della Marina Militare. Mi chiedo con quale coraggio il ministro Prestigiacomo, lo scorso 29 ottobre 2009 ha deciso, insieme al procuratore antimafia Piero Grasso di definire il caso “chiuso”. Il caso è apertissimo, anzi è spalancato ed io ne ho le prove.

Di cosa si tratta?
Queste sono le prove che il Ministro Prestigiacomo ha detto falsità dichiarando che la nave è il Catania silurata nel 1917. Molte di questi atti sono ancora secretati ma io ne sono venuto in possesso semplicemente conducendo una faticosa ricerca negli archivi giusti. Ho in mano il certificato di nascita e di morte del mercantile Catania, matricola 849, che è stato requisito il 3 marzo 1943 dopo essere stato venduto il 29 ottobre 1922 dal Ministero della Marina alla ditta Fratelli Beraldo di Genova per la somma di 927.000 lire. Cosa racconta allora il ministro Prestigiacomo? Dagli atti risulta che la nave Catania era ancora in mare molti anni dopo quelli indicati dal Ministro e la sua “morte” ufficiale è avvenuta nell’agosto del 1943 nella rada di Napoli.

Ed allora qual è la nave al largo di Cetraro?
Bisogna scoprirlo. Io sono un cacciatore di eco mafiosi ma anche di mafiosi che stanno al Governo. Basta con le menzogne ed esorto le Calabria e le regioni del Sud a farsi sentire perché le navi ci sono ma soprattutto ci sono centinaia di container imbottiti di rifiuti radioattivi che da oltre trent’anni escono dall’Eni, dall’Enel, dall’Enea, dalla Montedison e via di seguito. La nave al largo di Cetraro? Le navi là sotto sono almeno due ed il fatto che non si sono voluti i giornalisti a bordo della Mare Oceano, che ancora si aspetta la perizia comparativa dei video richiesta dal Wwf, e che non si conosce il contenuto dei fusti spiaggiati dimostra che il Governo sta mentendo. C’è un’assoluta mancanza di trasparenza dell’indagine investigativa. Nessuno era presente quando i rilievi sono stati spostati di venti miglia e le stesse coordinate mostrano una differenza di 3,2 miglia marine. Personalmente sono stanco delle menzogne dei poteri forti ma soprattutto sono stanco di sentire falsità di fronte alle verità conservate negli archivi degli stessi Ministeri.

Sul suo giornale online è stato costretto a togliere alcune fotografie scattate da lei in alcuni luoghi particolari. Cos’altro ha scoperto?
C’erano foto legate alle inchieste ed anche alcune che riprendevano dei camion con un carico di container scattate da me nella centrale termonucleare di Caorso. Avevo chiesto alla Sogin Spa, la società incaricata per lo smantellamento della centrale di poter effettuare una visita per documentare lo stato dei lavori. Non ho avuta alcuna risposta ed allora sono andato in totale autonomia. Sono entrato nella centrale facilmente, senza essere oggetto di alcun controllo. Potevo essere un kamikaze, avrei potuto mettere dell’esplosivo intorno al reattore, ma mi sono limitato a fare foto e prendere appunti. Lì ho scoperto e documentato che la centrale, grazie ad un contratto di appalto per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi, è in mano alla ditta Ecoge srl dei Mamome di cui abbiamo notizia nel primo rapporto della Dia del 2002 che riferisce i nomi delle famiglie attraverso cui si ramifica la ‘ndrangheta in Lombardia e Liguria. A questo punto chiedo a Silvio Berlusconi, il quale ha recentemente ribadito che occorre “ripristinare in controllo dello Stato sul territorio”, badi bene, ripristinare significa che oggi il controllo è in mano alle mafie, perché la gestione dei rifiuti contaminanti di Caorso è affidata per contratto d’appalto alla ‘ndrangheta? Perché nelle Capitanerie di Porto della Calabria, quali Vibo Valentia, Crotone e Reggio Calabria, uniche in Italia è vietato fotografare e fare riprese in base ad un’ordinanza dei primi di gennaio 2010? Dove vanno a finire le milioni di tonnellate di rifiuti industriali tossici?

Secondo lei, chi ne è responsabile?
La responsabilità appartiene ai governi sin dai primi anni Settanta fino ai giorni nostri. Faccia il conto di quanti Governi e sottogoverni ci sono stati e che hanno favorito soprattutto i poteri economici, in Italia per esempio, l’Eni, l’ Enel l’Enea, la Montedison, con leggi e normative ad hoc. Siamo al terzo governo Berlusconi perché il primo risale al 1994 ed all’epoca ne hanno affondate di navi, di container e di rifiuti in generale nelle acque italiane ed in quelle internazionali a ridosso dell’Italia. Quindi c’è una responsabilità diretta anche omissiva nei confronti di questo Governo. In questo caso, nella fattispecie, con la nave Catania e le Cunsky. Dov’è la trasparenza in tutto ciò? È molto strano che in Calabria non si facciano indagini epidemiologiche sul campo, che non si facciano ricerche per appurare, non se il mare è inquinato o meno, ma qual è il grado di contaminazione. È un problema che riguarda i politici ed i cittadini e riguarda l’Europa perché i rifiuti sono europei e di grandi multinazionali. Sono rifiuti occultati grazie alla complicità degli Stati, anche nel nostro Paese ed anche grazie ai Governi Italiani. Come mai in Italia non si fanno indagini epidemiologiche? Come mai su 52 aree contaminate pesantemente dall’inquinamento industriale non si fa nessuna bonifica e sono stati addirittura cancellati i finanziamenti previsti?
Sono domande che attendono risposta?
Concretezza! Ghandi diceva che le parole devono diventare azioni. Dobbiamo essere noi stessi il cambiamento. Io esorto i cittadini del Mezzogiorno ad essere il volano del cambiamento ma non domani, ora. Qui è in gioco la vita. Ma se c’è un Presidente del Consiglio che dice che occorre riprendere il controllo del territorio questa è l’ammissione di una sconfitta perché non c’è la lotta alla mafia, seria. È una questione episodica come quando furono uccisi Falcone e Borsellino e le loro scorte si è fatto “qualcosina” poi si sono fatti accordi sotto banco con Cosa Nostra per prenderne qualcuno che era già defunto dal punto di vista politico come Riina e Provenzano.

Lei stesso è sotto scorta perché?
Ho subito tre attentati e minacce di morte per via delle mie inchieste, ma non ci sono solo io in queste condizioni. Devono essere tutelati dallo Stato, dall’Ordine dei Giornalisti e questo non accade. Dov’è l’Ordine Nazionale dei Giornalisti? È assente. È silente. E la Federazione Nazionale della Stampa? Ci vuole una maggiore presenza ed una maggiore incidenza. L’opinione pubblica dov’è? La cosiddetta società civile dov’è finita? L’Italia non è un Paese civile, è un Paese del terzo mondo “mondiale”. Non è tutelata la vita civile, il diritto alla salute, il diritto alla conoscenza che sono diritti fondamentali e vengono continuamente calpestati nel nostro Paese e soprattutto in queste aree periferiche dove non ci sono più gli anticorpi politici, sociali, culturali ed antropologici per combatterli.

Non ha paura?
Non ho nessuna paura. Sono qua da venticinque anni in prima linea. Non ho paura della mafia che non è cosa avulsa dallo Stato. Io non temo la criminalità organizzata che viene usata spesso come manovalanza. Io temo solo quei signori che vestono in doppiopetto e girano magari anche con la scorta.

di Giulia Fresca

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