giovedì 25 febbraio 2010

CUBA: cosa cerca il governo Usa attraverso l'IRI? Un altro Iraq? Un'altra Grenada? Un altro Honduras?


L'IRI è l'Instituto Republicano Internacional creato nel 1983, ed è una ONG nonpartisan, cioè non è affiliata al partito repubblicano . È impegnata nella “libertà e la democrazia” tramite il rafforzamento dei partiti politici, delle istituzioni civiche, delle elezioni aperte, della good governance e della legge. È finanziata per il 99.85% con denaro del Governo statunitense, vale a dire, dai contribuenti. Il Dipartimento di Stato (57%), USAID (33%) ed il National Endowment for Democracy (11 %) costituiscono quasi il totale dei finanziatori.

Solo lo 0.15% viene da donazioni private. Essenzialmente l'IRI è un'agenzia politica del governo degli Stati Uniti che realizza operazioni internazionali. Lavora in 65 paesi ed aveva cominciato nel 1964 in Bolivia (il governo del paese cadde nel maggio di quell'anno), Colombia (predecessore diretto del Plan Colombia), Granada (dopo l'invasione statunitense), Guatemala (nel periodo dei massacri) e Portogallo. Secondo molti, quello che legalmente fa oggi l'IRI attraverso le ONG, è ciò che prima faceva di nascosto la CIA.

Nello specifico, in Honduras ha un programma attivo e la responsabile a Washington di tale piano ha annunciato nell'aprile 2009 che sarebbe stato un banco di prova per portare avanti un cambio di governo data l'impopolarità del presidente Zelaya, avvertendo che ciò sarebbe stato fatto tramite un colpo di stato. È molto interessante vederla ridere mentre dice che, essendo un paese piccolo in una regione poco interessante del pianeta, ciò non importerà a nessuno.

È la stessa logica sottostante l'invasione di Grenada nel 1983 da parte di 10.000 soldati dell'esercito statunitense. Troppo piccola perché qualcuno protestasse. È come l'arrivo dei 16.000 soldati ad Haiti che adesso controllano i porti e l'aeroporto. Troppo piccoli e critici perché qualcuno se ne renda conto.

Tre settimane dopo il golpe in Honduras hanno chiesto al portavoce del Dipartimento di Stato Crowley un'opinione su questo piccolo particolare e lui ha risposto così:

DOMANDA: Il governo (degli Stati Uniti) ha realizzato un colpo di stato legale (in Honduras) ?

CROWLEY: No .

Questo fine settimana due noti leader sociali sono stati assassinati dalle forze golpiste. Roger Bados, leader del Bloque Popular e del Frente de Resistencia Nacional contro il golpe, ha trovato la morte nella città settentrionale di San Pedro Sula. Quest'uomo era anche membro del partito di sinistra , Unidad Democràtica, nonché presidente di un sindacato che rappresenta i lavoratori di una fabbrica di cemento. La sua morte è stata annunciata come parte delle azioni repressive prese dal governo golpista per zittire l'opposizione. Anche Ramòn Gracìa, un altro leader sociale hondureño, è stato ucciso quello stesso sabato pomeriggio dalle forze militari che, salite sull'autobus dove viaggiava, lo hanno fatto scendere uccidendolo e ferendo la sorella.

La logica dell'IRI è quella del Dipartimento di Stato: se sono a favore degli Stati Uniti sono democratici, se sono contro, un golpe destinato a rimuoverli dal potere, è irrilevante, morto più morto meno. È la stessa logica applicata in Iraq, dove sono arrivati nel maggio 2003, appena tre mesi dopo l'invasione anglo americana per “rafforzare la democrazia”. Nel caso dell'Honduras, dove il presidente è stato tirato giù dal letto ed esiliato, non ci troviamo di fronte ad un golpe né secondo il Dipartimento di Stato né secondo l'IRI, la sua agenzia. Il fatto che solo il 35% della popolazione abbia votato è un'inezia per questi agenti della democrazia.

Si è tornati alla logica del “sarà anche un figlio di puttana, ma ricordatevi che è il nostro figlio di puttana” di Eisenhower, (detto di Somoza), ai tempi della dottrina della sicurezza e sviluppo. La differenza è che oggi cambiano il regime mettendo al potere qualcuno che abbia la parvenza di democratico, e ciò che ora fa apparire l'Honduras democratico, è il fatto di non essere allineato con Venezuela e Cuba. È un “buon golpe”, o meglio, “non è un golpe”, come ha detto Crowley. Strictu sensu è un cambio di regime. L'invasione dell'Iraq non è stata un'invasione, ma un “cambio di regime”, un attacco preventivo, ecc. Un “cambio di regime” non è un “golpe”. La carta democratica dell'OSA non permetterebbe un golpe. Si è dato il via alla stagione dei golpe buoni, che in realtà sono cambi di regime, buoni perché sono contro Venezuela e Cuba, come ha sostenuto Fernando Mires nei suoi lavori sull'Honduras.

La domanda è: cosa fa l'IRI a Cuba mentre realizza sondaggi nelle province? Perché il Dipartimento di Stato di Obama va a realizzare inchieste sul cambio di regime a Cuba? Un golpe? Poco probabile. Un'invasione, visto che siamo nelle vicinanze? Controllano gli aeroporti di tutte le coste circostanti, dalla vicinissima Haiti alla Florida, da Palmerola in Honduras a Panama e Colombia. Un'invasione con sbarco di marines? Sembrerebbe assurdo ma l'IRI continua a realizzare diversi sondaggi a Cuba.

Un'inchiesta riportata sul portale dell'IRI dice che dal 12 marzo al 14 aprile 2008, alcuni intervistatori di paesi latinoamericani hanno preso contatti, discretamente, con cubani attivi in aree pubbliche. I questionari sono stati sottoposto ad un totale di 587 cubani adulti e riguardavano i limiti e le prospettive dell'economia ed il funzionamento attuale del regime di Castro. La cosa importante è che il sondaggio rappresentava adulti provenienti da tutta l'isola, divisi per provincia, sesso ed età. È stata realizzata con questionari faccia a faccia e quindi dovrebbe essere un lavoro statistico significativo.

http://www.iri.org/sites/default/files/2008June
5 Survey of Cuban Public Opinion, March 14-April 12,2008—Spanish version.pdf).


Il risultato mostra come poco più del 61% dei cubani voterebbe contro candidati esponenti del Partito Comunista se a Cuba si tenessero elezioni libere e giuste. Più dell'82% dei cubani non crede che le cose vadano bene a Cuba e questo numero è cresciuto di quasi il 10% rispetto allo studio che l'IRI aveva condotto nell'ottobre 2007.

http://www.iri.org/news-events-press-center/news/iri-survey-shows-more-60-percent-cubans-want-democratic-change.

Sono sondaggi quasi semestrali realizzati alla luce del giorno.

Il sondaggio seguente, secondo quanto dicono, è stato realizzato dal 4 luglio al 1 agosto 2009. Un totale di 432 adulti cubani sono stati intervistati sullo stesso tema. La revisione ha un margine di errore di un 5% in più o in meno, ed un livello del 95% di fiducia. L'inchiesta è stata condotta in 12 province cubane. I risultati esprimono che “i cittadini cubani sono sempre più preoccupati dalla situazione economica, più della metà (52%) sono preoccupati per i salari bassi, l'alto costo della vita e le sfide che presenta il doppio sistema monetario dell'isola”. “ Quasi i due terzi (66%) dei cubani non crede che il governo riuscirà a trovare una soluzione ai problemi più pressanti dell'isola”. In materia di diritti di proprietà, “nove su dieci” (il 91%) appoggia la possibilità di comprare e vendere liberamente le case, cosa che ora non è possibile.

http://www.iri.org/news-events-press-center/news/iri-poll-cubans%E2%80%99-confidence-government-continues-fall


Tralasciando il fatto se questi sondaggi siano degni di fede o meno, la domanda è: cosa cerca il governo Usa attraverso l'IRI? Un altro Iraq? Un'altra Grenada? Un altro Honduras? È questo ciò che vuole il contribuente nordamericano durante la crisi? Può un paese nel bel mezzo di una crisi economica della grandezza di quella statunitense darsi il lusso di andare a piazzare degli intervistatori a Cuba per sapere se il mercato dei cellulari crescerà? O forse hanno altri scopi. Possibile che con gli USA che sventolano la bandiera del 13% del PIL di deficit fiscale (del budget pubblico), finanziato dal resto del mondo, possibile che nessuno stato del G20 o del G77, che compra i buoni del Tesoro per avere delle riserve, voglia richiamarli al buon senso? Possibile che non ci sia nessun movimento sociale interno che ne parli? Gli Usa si trovano forse davanti ad un cambio di regime appoggiato dall'interno? È credibile che la cittadinanza cubana appoggi una situazione tanto assurda? O forse è proprio a causa della crisi statunitense che è necessario fare questi sondaggi per sapere quando fare cosa. Come ultima espressione di libertà e democrazia, il link della conferenza stampa in cui la donna responsabile dell'IRI per l'Honduras ride mentre parla del colpo di stato, è stato delicatamente soppresso.

Un'ipotesi

La guerra è il motore dell'economia statunitense che non prende il volo neanche con il 13% del PIL di deficit fiscale. La voce delle spese militari è cresciuta nella prima decade del XXI secolo, mentre la voce riguardante la sicurezza interna si mantiene stabile e quella delle spese generali cala. La guerra non è più una questione di prestigio e potere bensì un affare. Questa è una caratteristica della loro decadenza. È un affare che puntella la politica estera. Alla perdita di leadership, o di egemonia, si accompagna l'uso della forza. Come dice lo scudo cileno: “Con la ragione o con la forza”.

La militarizzazione della politica estera del governo Obama, ad esempio ad Haiti, in Honduras, Colombia e Messico, genera introiti per le imprese vincolate con il settore della difesa. Ma militarizzare il budget conviene in toto. Oggi si è alla ricerca non tanto di vincere le guerre quanto di cambiare i regimi, come in Iraq, e di condurre guerre di logoramento. Un tempo i morti erano prima di tutto gli invasi e poi i soldati invasori.

Oggi, invece, nel mondo del business della guerra, le imprese di sicurezza contrattano mercenari, come è successo ad un ex portiere del mio palazzo a Lima, di nome Moisès, che è andato insieme a peruviani e ad altri reclutati tra gli eserciti di tutto il mondo, in Medio Oriente o dove serve. Moisès è in Iraq. O era. Le reclute sono preparate nei loro paesi d'origine, ma non hanno uno sbocco nel mercato del lavoro dell'economia odierna. Sono carne da cannone. Non c'è un registro dei mercenari, che tra l'altro costano poco ai Blackwaters, oggi Xe Services LLC. In questo modo poi non si hanno le brutte immagini dei soldati statunitensi morti e sepolti con la bandiera che avvolge il feretro. “ Blackwater è un'impresa privata militare. Blackwater Worldwide utilizza grandi istallazioni di formazione e training per fornire soluzioni adatte ai clienti”. Oltre ad avere un esercito, è dotata di una flotta aerea da guerra.

http://www.xomba.com/www_blackwaterusa_com_official_website_blackwater_usa_blackwater_worldwide.


É Blackwater ad incaricarsi della guerra sporca, per esempio.

http://online.wsj.com/article/SB124272991586734137. Blackwater lavora a stretto contatto con il Dipartimento della Difesa (html.http://online.wsj.com/article/SB124272991586734137.html).Sono i paramilitari del Dipartimento della Difesa, sullo stile colombiano, ma legalizzati. Sono definiti come consulenti di sicurezza, benché abbiano aerei da guerra e almeno 20.000 soldati.

http://www.radiocable.com/mayor-ejercito-mercenarios-al-descubierto654.html.


Blackwater, che ha cambiato nome in Xe LLC nel 2007, è o è stata di Carlyle. Carlyle appare nella pagina
http://www.privatemilitary.org/conglomerates.html e, tra gli altri, è di proprietà della famiglia Bush. Così come Arinc che è nello stesso giro e fornisce equipaggiamento http://www.arinc.com/ ed è di Carlyle.

Una guerra di logoramento coinvolge soprattutto i mercenari che la fanno e fa fare utili alle imprese statunitensi che li contrattano. Non bisogna perdere la guerra ma nemmeno vincerla. Se si riesce a controllare il territorio si entra nella seconda fase dell'affare che prevede l'assessoramento alle riforme economiche da parte della Banca Mondiale e la consolidazione democratica. Se si riesce a trionfare, si entra nella fase di ricostruzione, come in Iraq.

Il Premio Nobel per la Pace Henry Kissinger, per giustificare l'intervento criminale in Cile nel 1973, disse “se non controlliamo il nostro cortile di casa, come possiamo controllare il mondo”, solo che oggi non siamo nel 1973 anche se il governo di Piñera in Cile sa di Pinochet. Ci aspettiamo di più dal nuovo Premio Nobel per la Pace anche se la debolezza mostrata finora lascia poche speranze.


di Oscar Ugarteche
Comparso su A SUD

Lambro, il vile attentato incontra il Po


Milano. La vicenda del fiume Lambro, dove ieri ignoti hanno sversato oltre 600 mila litri di gasolio e olii combustibili, aprendo i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda Petroli a Villasanta, rappresenta "un gravissimo attentato all'ambiente ed alla salute pubblica".

Lo sottolinea in una nota Stefania Prestigiacomo, ministro dell' Ambiente, annunciando che il Ministero si costituirà parte civile contro i responsabili: "Confidiamo - dice - che le indagini in corso conducano rapidamente all'individuazione dei responsabili contro i quali il Ministero dell'Ambiente si costituirà parte civile".

In questo momento le istituzioni competenti, Regioni, Comuni, Protezione Civile, Autorità di bacino "si stanno prodigando con ogni mezzo in una lotta contro il tempo per cercare di limitare i danni delle centinaia di migliaia di litri di sostanze inquinanti che hanno ormai invaso il Po". Il Ministero dell'Ambiente "segue costantemente" con i suoi tecnici ed il personale del'autorità di bacino l'andamento dell'onda nera che sta inquinando le acque della pianura padana.

"Sosterremo quindi incondizionatamente - conclude - la richiesta di dichiarazione di stato di emergenza, una emergenza che del resto è già in atto. Superata la fase emergenziale il Ministero interverrà per valutare i danni ambientali causati da questo gesto criminale e quindi si procederà rapidamente a disporre gli interventi di bonifica".

E' stato aperto presso la Procura del Tribunale di Monza un fascicolo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque per l'inquinamento del Lambro provocato dalla fuoriuscita di oli combustibili dai depositi avvenuta ieri.

FOTOGALLERY da Corriere.it: Clicca!

Tratto da: rainews24.it
Comparso su AntimafiaDuemila

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