venerdì 16 aprile 2010

Vera D: richiedenti asilo trasferiti a Brindisi. La denuncia: "Sono minorenni"



Nessun lieto fine per la storia dei 9 ragazzi trovati nascosti sulla Vera D al porto di Napoli. Dopo una lunga trattativa durata una settimana ( come racconta Pina Picierno) i 9 riescono finalmente a sbarcare, ma per poco. La sera stessa infatti, arriva perentorio l'ordine del Ministero: i 9 devono essere trasferiti al Cie di Brindisi, questo nonostante la richiesta avanzata da Pd e Idv locali affinchè si avviasse subito la pratica per la concessione del diritto d'asilo ai sei nigeriani e tre ghanesi presenti sulla nave e la disponibilità manifestata dal Comune di Napoli di accogliere immediatamente i richiedenti asilo. “ Il Servizio Centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ha appena autorizzato il Comune di Napoli ad accogliere i nove cittadini stranieri richiedenti asilo che si trovavano sulla nave Vera D”, aveva dichiarato l'assessore alle politiche sociali Giulio Riccio che si trovava ieri sera dinanzi all'Ufficio Immigrazione assieme ai rappresentanti delle associazioni umanitarie e del forum antirazzista di Napoli per impedire il trasferimento coatto verso il Cie di Brindisi. I manifestanti, una cinquantina in tutto, stando alla cronaca, circondati da un cordone di polizia in assetto anti-sommossa, sarebbero stati manganellati per consentire il passaggio della camionetta con a bordo i 9 migranti. Mentre, racconta Repubblica: “ Altri manifestanti, tra cui il padre comboniano Alex Zanotelli, vengono sollevati di peso o spostati con la forza."
Al di là della decisione che ha lasciato sgomenti associazioni, sindacati e rappresentanti istituzionali che, tutt'al più si aspettavano un trasferimento ai centri di accoglienza per i rifugiati di Napoli e Provincia, rimane controversa la questione della presenza di minorenni. Assenti, secondo la Questura.
“ ... protetti da una doppia squadra di polizia in tenuta antisommossa – denuncia la Uil con una nota diramata ieri- il cellulare con i 9 ragazzi, tra i quali 6 minorenni, e' partito di corsa per Brindisi. La Questura continua a negare che tra loro ci fossero dei minorenni, ma le numerose foto ormai da stamattina in rete e sul sito ANSA, dimostrano il contrario.” E sottolinea: “ Continuare a negare che tra loro ci fossero dei minorenni è cosa grave anche perche' i rilievi densiometrici esprimevano il dubbio sulla maggiore età di molti di loro.” Ulteriori rilievi vengono sollevati da Cristian Valle avvocato del Centro Rifugiati, che ha seguito a livello legale l'intera vicenda: “Senza dubbio – spiega sul sito http://napoli.xcitta.it – vi sono un sacco di incongruenze: oltre alla questione dei minorenni, che se dimostrata avrebbe impedito il trasferimento sulla base delle norme internazionali in materia di tutela dei minori, c’è poi la questione del decreto di respingimento della questura, decreto che nessuno ha visto e che neanche i clandestini avevano ricevuto. Oltretutto in questura nessuno sapeva che lingua parlassero i ragazzi quindi è difficile sapere come abbiano potuto notificare loro il respingimento senza nemmeno parlarci”.
“Un provvedimento grave e illeggitimo- ribatte, in un'altra nota, la rete antirazzista- a maggior ragione perchè tra i deportati ci sono sei minorenni, alcuni davvero piccoli e ridicolmente indicati come maggiorenni dal discutibilissimo test biometrico del polso che ormai sopravvive solo in Italia.”
Test che sarebbe stato effettuato, stando al racconto fatto durante la conferenza stampa tenutasi oggi, soltanto su due dei 9 ragazzi. "...dalle foto in nostro possesso - è stato detto anche- e' evidente che sono dei minori tra i 13 e i 17 anni".
Così una vicenda che sembrava a lieto fine grazie all'impegno degli attivisti della Rete Antirazzista, delle associazioni e dei sindacati ( Uil e Cgil), che martedì notte erano riusciti a salire sulla nave e a fare parlare i nove africani con i loro avvocati, ottenendo così l'avvio della pratica per la richiesta d'asilo, e il successivo sbarco dei migranti, inaugurando una sorta di nuovo corso rispetto alla pratica imperante, si è conclusa con l'ennesima “prova di forza” da parte del Governo: “... una scelta - scrivono ancora gli antirazzisti- triste e violenta sul piano del diritto internazionale di ragazzi che vengono già da settimane nei containers e subiranno altra galera!” .

di Bruna Iacopino

Una nuova ordinanza delle Forze di Difesa Israeliane autorizzerà deportazioni di massa dalla West Bank



Questa settimana entrerà in vigore una nuova ordinanza militare il cui intento dovrebbe essere quello di prevenire infiltrazioni, ma la cui conseguenza sarà invece la deportazione di decine di migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania o, in alternativa, il loro rinvio a giudizio per accuse che faranno rischiare loro fino a sette anni di carcere.

Quando questa ordinanza entrerà in vigore, decine di migliaia di palestinesi si trasformeranno automaticamente in criminali a rischio di punizioni severissime.

Se ci basiamo su come le autorità israeliane per la sicurezza hanno agito negli ultimi dieci anni, possiamo facilmente dedurre che i primi ad essere colpiti dalle conseguenze di queste nuove regole, saranno quei palestinesi sui cui documenti di identità è riportato un indirizzo della Striscia di Gaza – persone nate a Gaza con figli nati in Cisgiordania, ad esempio, oppure palestinesi nati in Cisgiordania o all'estero che per vari motivi hanno perso il loro status di residenza. Ed è anche molto probabile che questa nuova ordinanza andrà anche a colpire i coniugi stranieri dei palestinesi.

Fino ad oggi poteva accadere, di tanto i tanto, che i tribunali civili israeliani impedissero l'espulsione dalla Cisgiordania di persone appartenenti a queste tre categorie. La nuova ordinanza, però, le metterà da ora in poi sotto l’esclusiva giurisdizione dei tribunali militari israeliani, definendo chi entra illegalmente in Cisgiordania come uninfiltrato”, cioè "una persona presente in una certa zona senza essere legittimamente in possesso di un permesso". Questa disposizione porta, sostanzialmente, alle sue estreme conseguenze la definizione di “infiltrato” del 1969; questo termine, infatti, originariamente veniva utilizzato soltanto per quelle persone illegalmente residenti in Israele e che vi erano arrivate dopo aver attraversato quei paesi alloraclassificati come stati nemici: Giordania, Egitto, Libano e Siria.

Il modo stesso in cui quest’ordinanza è stata scritta è allo stesso tempo generico e ambiguo; si sostiene, ad esempio, che il termine “infiltrato” sarà applicato anche ai palestinesi residenti a Gerusalemme, a cittadini dei paesi con i quali Israele ha rapporti amichevoli (come, ad esempio, gli Stati Uniti) e ai cittadini israeliani, siano essi arabi o ebrei. E tutto questo dipenderà solo ed esclusivamente dal giudizio e dalle decisioni dei comandanti delle Forze di Difesa Israeliane.

Il Centro Hamoked per la Difesa dell'Individuo è stata la prima associazione israeliana per i diritti umani ad allarmarsi per le conseguenze di questa ordinanza, firmata sei mesi fa da Gadi Shamni, a quell’epoca comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria.

Due settimane fa Dalia Kerstein, direttrice del Centro Hamoked, ha inviato ad Avi Mizrahi, GOC del Comando Centrale, una richiesta per ritardare l’entrata in vigore dell'ordinanza, richiesta giustificata dai "drammatici cambiamenti che l'entrata in vigore di queste nuove regole comporterebbero, in termini di diritti umani, per un enorme numero di persone ".

Secondo le nuove disposizioni, "una persona si presume essere un infiltrato se si trova in una certa zona senza un documento o un permesso che ne attestino la regolare presenza in quell’area". Tale documentazione, si dice, deve essere "rilasciata dal comandante delle forze IDF in Giudea e Samaria o da qualcuno che faccia le sue veci ".

Le istruzioni, però, non chiariscono se le autorizzazioni di cui si parla sono quelle attualmente in vigore o se ci si riferisce a nuove autorizzazioni che i comandanti militari potranno rilasciare in futuro. La disposizione non è chiara neppure riguardo alla situazione delle persone in possesso di permessi di soggiorno in West Bank, negando così l’esistenza stessa dell'Autorità Palestinese e gli accordi firmati da Israele con l'OLP.

L'ordinanza stabilisce che se un comandante scopre un infiltrato recentemente entrato in una determinata zona, "può ordinarne l'espulsione entro 72 ore a decorrere dal momento in cui viene emesso l'ordine di espulsione, a condizione che il deportato venga rimpatriato nel paese o nella zona da cui si era infiltrato ".

Il decreto autorizza anche procedimenti penali contro presunti infiltrati che possono portare a condanne con pene fino ad un massimo di sette anni di reclusione.Saranno anche processate quelle persone in grado di dimostrare di essere entrate in Cisgiordania legalmente, ma senza un permesso per rimanervi, e rischieranno pene fino a tre anni. (Secondo l'attuale legge israeliana, la pena per persone illegalmente residenti è mediamente di un anno).

Le nuove disposizioni autorizzano anche il comandante delle Forze di Difesa israeliane di esigere chel’infiltrato paghi per il costo della sua detenzione, della sua custodia e della sua espulsione, fino a un totale di NIS 7500.

Il timore che i palestinesi con gli indirizzi di Gaza sui documenti di identità saranno i primi ad essereperseguiti da questa ordinanza, si basa sull’analisi di tutte quelle misure che Israele ha preso negli ultimianni per limitare il loro diritto a vivere, lavorare, studiare o anche solo di visitare la West Bankl. Misure che, lo ricordiamo, violano gli accordi di Oslo.

Secondo una decisione del comandante in carica in West Bank e non sostenuta dalla legislazione militare, i palestinesi con indirizzi di Gaza sui documenti, dal 2007 devono richiedere un permesso di soggiorno per la Cisgiordania. E dal 2000 sono stati definiti come residenti illegali esattamente come se fossero cittadini di uno stato straniero. Molti di loro sono stati deportati a Gaza, compresi quelli nati in Cisgiordania.

Attualmente i palestinesi hanno bisogno di permessi speciali per entrare nelle aree in prossimità del muro di separazione, anche se le loro case si trovano proprio lì e i palestinesi siano stati a lungo esclusi dalla valle del Giordano senza alcuna speciale autorizzazione. Fino al 2009 gli abitanti di Gerusalemme Est avevano bisogno di un permesso per entrare nell'area A, territorio sottoil pieno controllo della PA.

Un’altra categoria che sarà particolarmente danneggiata da queste nuove norme sarà quella dei Palestinesi emigrati in Cisgiordania grazie alle disposizioni per il ricongiungimento familiare, la concessione delle quali è stata poi interrotta da Israele per diversi anni.

Nel 2007, tra una moltitudine di petizioni del Centro Hamoked e come gesto di buona volontà nei confronti del presidente palestinese Mahmoud Abbas, decine di migliaia di palestinesi hanno ricevuto permessi di soggiorno. La PA distribuiva i permessi, ma era Israele ad avere ilcontrollo esclusivo su chi poteva o non poteve riceverli.Migliaia di palestinesi, tuttavia, sono rimasti classificati come "residenti illegali", molti dei qualinon sono cittadini di altri paesi.

Questa nuova disposizione è solo l'ultimo di molti passi compiuti dal governo israeliano negli ultimi anniper generare permessi che limitino la libertà di movimento e residenza che in passato era stata garantita dai documenti d'identità palestinesi. I nuovi regolamenti sono stati concepiti per fare piazza pulita, autorizzando vere e proprie azioni criminali e l'espulsione di massadelle persone dalle loro case.

Il portavoce dell’Ufficio dell'IDF ha replicato: "Le rettifiche all'ordinanza sulla prevenzione all'infiltrazione, firmata dal Comando Centrale GOC, sono state emesse nell'ambito di una serie di manifesti, disposizioni ed incontri, pensati sia in ebraico che in arabo, in Giudea e Samaria, e saranno pubblicate negli uffici dell’amministrazione civile e degli avvocati difensori dei tribunali militari in Giudea e Samaria.L'IDF è pronta ad attuare l'ordinanza, che non è destinata ad essere applicata agli israeliani, ma solo a persone presenti illegalmente in Giudea e Samaria ".


di Amira Hass

Traduzione di Guerrilla Nenna per http://guerrillaradio.iobloggo.com/


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