giovedì 22 aprile 2010

I tre sanitari di Emergency in Italia: "Come è scattata la trappola"?



Arrivano stamane in Italia gli operatori umanitari di Emergency arrestati dieci giorni fa e liberati domenica dalle autorità afgane. Si lasciano alle spalle un ospedale chiuso a Lashkargah e un futuro incerto di cui darà conto l'organizzazione oggi in una conferenza stampa convocata a Milano, sede nazionale della Ong. Ma lasciano alle spalle soprattutto il lungo racconto della trappola ordita alle loro spalle e raccontato in esclusiva in un video apparso ieri sera sul sito di Peacerporter.
Quella mattina comincia male - spiega Marco Garatti - perché il suo volo per Kabul risulta cancellato. Torna a casa e poi in ospedale. «All'una circa Matteo Pagani - dice - ha ricevuto una telefonata in cui si diceva che il personale internazionale doveva allontanarsi dall'ospedale e rifugiarsi a casa», perché un gruppo di terroristi, inseguiti dalla polizia, aveva intenzione di entrare nel nosocomio. «Cinque minuti dopo - continua il racconto di Garatti - la stessa persona ci informa che la situazione è tranquilla e che avremmo potuto tornare in ospedale. Un minuto dopo, un medico dell'ospedale ci chiama dicendo che la polizia, le forze speciali, l'esercito stavano entrando armati. Ci siamo subito mossi». Ma appena si muovono vengono arrestati «...c'erano uomini armati ovunque, e non si riusciva a capire la motivazione dell'arresto». Li conducono all'Investigation department e da lì all'ospedale, dove restano un'altra mezz'ora seduti davanti al pronto soccorso, mentre militari e forze speciali afghane, armati, girano per la struttura. «Poi io e Marco siamo stati portati via, mentre Pagani è rimasto in ospedale. Nei nostri centri non sono mai entrate persone con armi, vederlo è forse stato uno dei momenti più brutti». Poi lo portano nella sala del pronto soccorso e in seguito in un posto dove c'erano molti militari e dei pacchi...poi fuori dall'ospedale. Infine in carcere dove rivede Matteo e Marco. È all'uscita del pronto soccorso che vede i britannici. Il resto è galera, senza sapere le accuse e in celle separate. Il primo interrogatorio due giorni dopo l'arrivo in carcere. «A me - dice Dell'Aira - è stato anche presentato un elenco dettagliato di quello che avevano trovato, e io prima di firmarlo ho scritto in inglese che non sapevo nulla di quel ritrovamento». «Ci è stato detto - dice Garatti - che, secondo la procedura, siamo al 90% liberi, ma è possibile che i giudici afgani possano volerci interrogare». Oggi lo faranno invece i magistrati italiani. A fronte di un quadro sempre più confuso sulla vicenda di Emergency, torna invece il sereno nelle relazioni tra Washington e Kabul. Dopo un periodo di acque agitate, per usare le parole dell'inviato speciale della Casa bianca per la regione, Richard Holbrooke, i rapporti sono così migliorati che viene ormai dato per sicuro il viaggio di Karzai a Washington, dove incontrerà Obama, tra il 10 e il 14 maggio. Il segretario di stato Hillary Clinton inoltre parteciperà alla Conferenza internazionale che si svolgerà in luglio a Kabul dove stanno intanto iniziando le operazioni preparatorie per le elezioni del 18 settembre che dovranno eleggere il nuovo parlamento e che già sono state rinviate di quattro mesi.
È infatti ufficialmente iniziato il processo di registrazione dei candidati una settimana dopo che Karzai ha sostituito il vertice della Commissione elettorale-Iec (Fazel Ahmad Manawi al posto di Azizullah Lodin, agnello sacrificale della bufera seguita alle presidenziali di agosto) mentre resta comunque aperto il problema della composizione della Ecc, la commissione elettorale di monitoraggio, su cui Karzai ha tentato per ora invano di accaparrarsi il diritto di scelta della leadership.
La guerra intanto continua: quattro studenti sono stati uccisi ieri nelle provincia di Khost vittime del tiro incrociato tra truppe Isaf e guerriglia e, sempre ieri, i taleban hanno freddato il vice sindaco di Kandahar, Azizollah Yarmal, mentre era in preghiera in una moschea dell'ex capitale dell'emirato taleban, città ora controllata da Kabul ma praticamente circondata dalla guerriglia. È inoltre nell'area in cui si attende il prossimo operativo militare in grande stile della Nato.

di Emanuele Giordana - Lettera22
Comparso su il manifesto

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