giovedì 29 aprile 2010

Carceri: le parole vuote di Alfano


Era il mese di gennaio quando il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, presentava il Piano carceri per far fronte alla drammatica situazione dei penitenziari italiani. All'epoca il ministro aveva parlato di “quattro pilastri” che consistevano nella dichiarazione dello stato d'emergenza, nello stanziamento di 600 milioni di euro per l'edilizia carceraria, nell'assunzione di nuovi agenti penitenziari e nella presentazione di un disegno di legge contenente due norme. Ed è proprio quest'ultimo, l'aspetto più innovativo del Piano carceri che ha destato l'interesse degli addetti ai lavori, in quanto prevede la concessione dei domiciliari a quanti devono scontare un anno di pena residua e la possibilità della messa alla prova di quei detenuti che hanno compiuto reati punibili fino a tre anni di detenzione.

Chiapas, la vile imboscata dei paramilitari incappucciati




Yyry Jakkola, operatore umanitario di origini finlandesi e Beatriz Cariño Trujillo, direttrice del Centro de Apoyo Comunitario Trabajando Unidos, sono le due vittime dell'imboscata tesa alla carovana di Pace che martedì 27 aprile avrebbe dovuto visitare il municipio autonomo di San Juan Copala, comunità indigena Triqui, stato di Oaxaca, Messico.

La Grecia la prima vittima dell’onda lunga della crisi?


La dirompente crisi della Grecia potrebbe rappresentare un punto di svolta storico per il futuro dell’Europa. Cosa sta succedendo ad Atene? La situazione assomiglia in parte a quella italiana: un’economia guastata da evasione fiscale e lavoro nero, poca flessibilità sociale e grandi diseguaglianze. La crisi internazionale ha colpito molto duramente, devastando i conti pubblici e creando un deficit insostenibile nel breve periodo. Insostenibile per chi?

“Laboratorio pugliese”: coraggiosa e senza compromessi continua la “rivoluzione gentile” di Nichi Vendola nel giorno della scomparsa di Antonio Gramsci

Sono passati 73 anni dalla morte dell’ideologo sardo Antonio Gramsci, uno dei padri fondatori della sinistra italiana; condannato dai fascisti a vent’anni di prigionia ed incarcerato fra il 1926 e il 1937, perché fiero oppositore del regime mussoliniano, Gramsci visse cinque anni di detenzione, dal 1928 al 1933, in una cella del carcere di Turi, in provincia di Bari, dove scrisse i “Quaderni del carcere” prima di spegnersi a Roma, all’età di 46 anni, a causa del deterioramento delle condizioni di salute dovute ai postumi della prolungata e durissima prigionia, alla quale venne sottoposto per non aver abiurato i propri ideali comunisti. Esattamente 73 anni dopo, nasce in Puglia,

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