martedì 4 maggio 2010

Salvatore Mancuso, il paramiltare che ammette quello che Álvaro Uribe ha continuamente negato per anni


Salvatore Mancuso, capo supremo delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) e una delle figure più sinistre di narcotrafficante e paramilitare colombiano, a capo di bande di sicari ai quali si attribuiscono almeno 5.000 omicidi, stretto alleato della ‘ndrangheta calabrese e dal 2008 estradato negli Stati Uniti, dichiara davanti alla Corte Suprema che appoggiò l’elezione di Álvaro Uribe.
“Fin dal 2001 cominciammo [noi capi paramilitari] a tenere riunioni nelle quali decidemmo di appoggiare Álvaro Uribe sia in forma attiva che passiva. Io personalmente ho ricevuto l’ordine di mobilitarmi in favore di Uribe dal mio capo di allora, Carlos Castaño Gil”. È questo il succo delle dichiarazioni rese da Salvatore Mancuso alla Corte Suprema colombiana in collegamento via satellite dagli Stati Uniti dove è recluso. Ammette così quello che Álvaro Uribe ha continuamente negato per anni: la sua organica collaborazione con i paramilitari di ultradestra autori di decine di migliaia di omicidi, che appoggiarono la sua elezioni e che furono in cambio beneficiati con ampie amnistie nello pseudo-processo di smobilitazione nel 2005.

Federalismo fiscale. Ovvero come impoverire i poveri (del Sud) senza arricchire i poveri del Nord



“Federare: unire, unirsi in federazione”. Apri il dizionario italiano e ti chiedi cosa diavolo c’entri il federalismo con lo spezzatino in salsa leghista che che s’apparecchia dalle parti di palazzo Chigi. Eh già, perché con buona pace dei Giobertie dei Cattaneo, il Carroccio s’appresta ad incassare – sub specie fiscale – una vera e propria secessione mascherata, figlia di quella devolution silurata anni fa a suon di referendum.

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