lunedì 10 maggio 2010

La tragica fine di Enrico Mattei fu un favore della mafia agli Usa


Palermo. Una nuova pagina del processo per il sequestro e l'uccisione, nel 1970, del giornalista Mauro De Mauro e che vede come unico imputato il boss di Cosa Nostra Salvatore Riina è stata scritta venerdì scorso. Di fronte alla seconda sezione della Corte d’Assise di Palermo ha avuto luogo l'audizione del collaboratore di giustizia gelese Antonio La Perna. Questi ha chiesto di esser sentito dai magistrati rendendo importanti rivelazioni in merito alla tragica fine di Enrico Mattei, morto in un disastro aereo nel 1962 nei pressi di Pavia, per una vicenda che avrebbe ricordato solo nel 2009, leggendo sui giornali la cronaca del processo De Mauro.
Infatti una delle piste investigative seguite per ricostruire movente e mandanti dell'assassinio di De Mauro ruota proprio attorno alla morte di Mattei.
Il giornalista de “L'Ora”, all’epoca della scomparsa, si stava occupando proprio delle circostanze, ancora non del tutto chiarite, che avevano portato alla morte del presidente dell’Eni.
“Enrico Mattei fu ucciso forse perché dava fastidio agli americani che erano i padroni di tutto – ha detto La Perna - o forse perché in questo modo si voleva favorire il suo successore: ma queste sono soltanto ipotesi fatte in un secondo tempo rispetto a quell’avvenimento dagli appartenenti alla famiglia mafiosa gelese”.

La Legge "BAVAGLIO": tutti i pericoli di un testo che infligge un duro colpo alle intercettazioni

ROMA  - Un unico articolo, per 35 commi, ben 23 pagine nel fascicolo del Senato che reca un'intestazione assai indicativa: "Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine". Frutto della fiducia che Berlusconi impose alla Camera l'11 giugno 2009. Un testo che, se sarà effettivamente approvato entro giugno, cambierà la storia delle investigazioni e della cronaca giudiziaria in Italia. È proprio quello che vogliono il premier, il Guardasigilli Angelino Alfano, la maggioranza. Un testo che, a ogni pagina, riserva più di un "veleno" per magistrati e giornalisti.

Cile, i programmi di Enel non promettono sviluppi per le rinnovabili

I programmi di Enel non promettono sviluppi per le rinnovabili, ma solo quotazioni in borsa
Enel, un tempo Ente nazionale elettrico, di totale proprietà pubblica, è diventato una società multinazionale tra le maggiori del settore. Il governo italiano ne è il maggiore azionista. La liberalizzazione del sistema elettrico, fortemente voluta da Bruxelles, è stata risolta - o aggirata - da Enel come dalle imprese sue simili dei paesi vicini, con uno scambio di attività: tu mi dai una cosa a me, io ti do una cosa a te. Così in Italia sono arrivati francesi e tedeschi a prendere centrali già Enel o di autoproduttori; mentre gli italiani, tenuti a forza fuori dalla Francia, sono sbarcati in Spagna, a catturare gran parte di Endesa, già prima tra le imprese spagnole.

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