giovedì 20 maggio 2010

Il licenziamento orale del Governo criminale

Una volta il padrone che voleva liberarsi di te scriveva nero su bianco e spediva per raccomandata: «Gentile collaboratore, le comunichiamo che non intendiamo avvalerci ulteriormente della Sua prestazione». Troppo freddo, burocratico, e poi «verba volant, scripta manent». Tutto dev'essere più agile, rapido, confidenziale e, soprattutto, inutilizzabile ai fini di eventuali rivalse. Così il governo del fare e dell'amore che ha a cuore l'interesse generale - cioè quello del più forte - ha deciso di risparmiare carta e francobollo semplificando le procedure: per comunicare a un lavoratore con contratto a termine che deve tornarsene a casa basterà una parola, pronunciata magari nello spogliatoio o alla macchinetta del caffè: «licenziato».

L'art. 21 della Costituzione calpestato e il Paese delle barzellette precipitato in un dramma



Questo non è un Paese serio. O meglio, è un Paese delle barzellette che sta precipitando in un dramma. Dopo giorni di inattività del Parlamento annichilito dall’ondata di notizie proveniente dall’inchiesta Grandi Eventi, ora si fanno le ore piccole in commissione giustizia del Senato per approvare il DDL intercettazioni. Blindata, la proposta del governo, punitiva verso i cronisti e cittadini che intendano diffondere notizie. Scandalosamente anticostituzionale (anche il ridicolo emendamento Pd, l’unico infatti a passare, relativo alle registrazioni che solo un giornalista professionista potrebbe fare). Che prevede multe e galera a chi, rispettando la Costituzione e l’articolo 21 della stessa, esercita il proprio diritto di espressione e, nel caso dei giornalisti, di cronaca.

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