sabato 29 maggio 2010

Berlusconi e la sua banda del mattone selvaggio sono di nuovo al lavoro


In ambienti e occasioni internazionali, Berlusconi e il suo governo da sempre cercano spasmodicamente di presentare il nostro sciagurato stivale in una luce che ne esalti l’unicità e l’esclusività. Tolto lo scivolone parigino dell’altro giorno, in cui il premier ha citato i diari di Mussolini per ribadire la sua impotenza nelle decisioni di Stato, ecco che l’entourage di palazzo Chigi tira fuori un asso nella manica che nessun altro governo può vantare di possedere.

“Non saremo il vostro bancomat!!” Stavolta la crisi la devono pagare soltanto i ricchi


E’ efficace, pertinente e socialmente giusta l’affermazione che sta guidando le mobilitazioni dei lavoratori pubblici (e ci auguriamo presto anche quelli del settore privato) contro l’’ultima manovra antisociale del governo. “Noi non siamo e non saremo più il vostro bancomat” hanno scritto sui volantini e sui cartelli, gridato nei megafoni, socializzato nelle strade i lavoratori pubblici che venerdi hanno protestato davanti alle banche in tutta Italia (e alla Banca d’Italia a Roma). La metafora usata dai lavoratori organizzati nei sindacati di base è decisamente pertinente. Ormai da almeno diciotto anni (correva l’anno 1992) che i governi che si sono succeduti - con perfetta convergenza bipartizan di scelte e priorità – hanno saccheggiato i redditi, gli stipendi, i salari, le pensioni dei lavoratori rastrellando imposte, aumentando le tariffe dei servizi pubblici privatizzati, taccheggiato con balzelli palesi e occulti chi – con solo il proprio salario – ha arricchito per quasi venti anni coloro che campano sulla rendita finanziaria che gli deriva dal possesso dei titoli di stato del debito pubblico italiano o dalla sarabanda speculativa nelle Borse. E chi sono costoro?

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