martedì 22 giugno 2010

La Corte Costituzionale boccia il nucleare della "cricca"

La Corte Costituzionale ha bocciato la legge che permetteva il ritorno all’energia nucleare nel nostro paese. Questa legge era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall’ex ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Era considerata uno dei fiori all’occhiello del governo nazionale. La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo agli enti locali, ed in particolar modo alle regioni, la facoltà di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell’esecutivo nazionale in materia di energia nucleare. Finisce anche ogni possibilità di commissariamento, essendo stata dichiarate illegittima ogni urgenza in materia.

Pomigliano, un altro tassello verso lo smantellamento dello statuto dei lavoratori

La ricetta imposta stavolta non è molto diversa da quelle del passato, e più che sulla produttività punta sul vecchio ingrediente: lavoro a basso costo.
La questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, al di là delle caratteristiche specifiche e degli esiti che al momento non sono ancora noti, rappresenta un tassello verso lo smantellamento dello statuto dei lavoratori di cui si sono appena celebrati i 40 anni di vita. I diritti dei lavoratori sono ancora una volta messi in discussione.


I termini della proposta Fiat si inseriscono in un clima generale che dà per scontata la necessità di derogare alle regole sancite dal diritto del lavoro per salvaguardare l’occupazione. Non deve stupire che le imprese oggi offrano condizioni di lavoro peggiorative rispetto ai diritti acquisiti. Si sentono legittimate a farlo grazie al clima culturale, all’ideologia neoliberista dominante e alla complicità del governo. È anche vero che se è emersa la proposta Fiat ciò è dovuto allo smembramento della classe operaia, non perché gli operai siano pochi - sono ancora una quota importante della forza lavoro - ma perché sono frammentati e divisi, sia all’interno del paese che a livello internazionale. Una frammentazione dovuta alla fine del modo di produzione fordista, alla deregolamentazione del lavoro, al sopravvento del cosiddetto modello neoliberista, all’enfasi sulla competizione che ha sovrastato l’idea di solidarietà. La globalizzazione poi, con le sue opportunità di delocalizzazione, evidenzia il problema della mancanza di solidarietà internazionale e dell’insufficiente coordinamento dei sindacati anche a livello europeo. Se la scelta Fiat ricadrà su Pomigliano ci saranno operai polacchi che rimarranno senza lavoro; di questo poco o nulla si è detto in questi giorni.

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