giovedì 24 giugno 2010

Rinasce a Pomigliano l’autonomia di una classe che si dichiarava in via di estinzione ?

Una vittoria del sì al ricatto molto risicata che si evince dalle analisi più attente tra gli operai e gli impiegati, ( SOLO IL 52 % DEGLI OPERAI HA DETTO Sì) cioè tra coloro che direttamente dovranno subire gli effetti del nuovo ciclo produttivo e chi invece dovrà controllare che esso sia sempre ai livelli previsti dai piani padronali , è il dato che ha gettato nel panico alle prime luci dell’alba di oggi sindacalisti asserviti e consenzienti, giornalisti incapaci di comprendere la inumanità della fabbrica a ciclo continuo e della rabbia che cova in ogni singolo schiavo salariato che olia con il suo sudore e il suo sangue lo sferragliare infinito delle macchine e la voglia di dare una scatto di reni, un segnale che il Sud è sempre pronto a fare la sua parte per la rivoluzione sociale.

50 anni fa a Battipaglia , a un centinaio di chilometri da Pomigliano, le operaie , i braccianti, i disoccupati con la loro rivolta diedero fuoco non solo a centinaia di mezzi della polizia e ai simboli di uno Stato che aveva svenduto l’economia meridionale agli interessi del capitale industriale e finanziario del Nord, ma anche all’illusione che l’Italia del modello consumista e dell’industrializzazione di massa, fosse pace sociale ed eliminazione del conflitto di classe.

La desertificazione del cemento

«Secondo i dati Istat, elaborati dal Wwf, in Italia fra il 1990 e il 2005 sono stati divorati dal cemento e dall'asfalto (dunque sterilizzati per sempre) 3,5 milioni di ettari, cioè una regione grande più del Lazio e dell'Abruzzo messi assieme. Il tutto a un ritmo di 244.000 ettari l'anno. In Germania dal '98 il consumo di territorio non può crescere più di 11.000 ettari l'anno». Tutto questo accade in Italia, il Belpaese per antonomasia, la culla del Rinascimento e delle piazze, l'unica nazione al mondo che dei beni artistici e paesaggistici fa la propria risorsa principale. O, almeno, così dovrebbe essere. La realtà, però, è tutt'altra. Ce lo dimostra il dato macroscopico citato in apertura, una delle tante informazioni che è possibile ricavare dalla lettura di La colata , l'ultimo titolo sfornato della prolifica casa editrice chiarelettere (pp. 528, euro 16,60), scritto da un gruppo di giornalisti di diverse testate: Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Marco Preve, Giuseppe Salvaggiulo, Antonio Massari. Sia detto per sgombrare il campo da infingimenti, le più interessanti delle oltre cinquecento pagine del volume non sono quelle che palesemente rientrano in un progetto a tesi. Non sappiamo se - come proclamano gli autori - si possa parlare di un «modello italiano», se gli intrecci tra politica, malaffare e imprenditoria criminale sia un destino incombente sulla testa degli italiani, come se questi avessero qualche colpa antropologica da scontare. Però, se si mettono da parte gli accenti più "travaglisti" degli autori, là dove essi si scagliano contro la politica, indifferentemente di destra o di sinistra, o contro l'onnipresente "casta", rimane una valanga di informazioni interessantissime. Per esempio, su come stanno cambiando le città italiane o sulla realtà sociologica - questa davvero tutta da studiare - delle periferie-satelliti, come il quartiere di Ponte di Nona costruito da Caltagirone a Roma o gli assalti di Ligresti al Parco Sud di Milano. 

Intanto, in vista dell'Expo, i ciellini si mangiavano Milano con un'ingordigia senza confini

Mettere le mani su un patrimonio pubblico da oltre un miliardo e mezzo di euro, gestirne la svendita ai privati senza alcun controllo e finanziare così altri cinque anni di affari milionari dell'edilizia sanitaria lombarda. I magistrati di Firenze e Perugia devono ancora chiudere il menù delle abbuffate della "cricca" e già dalla metropoli milanese sale il crepitio di un'altra orda di mandibole della politica.

I più scandalizzati sono i medici cattolici e i sacerdoti ambrosiani fedeli all'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Sotto accusa c'è l'operazione di "valorizzazione" dell'enorme patrimonio immobiliare dell'Ospedale Maggiore Policlinico, annunciata dal presidente ciellino Giancarlo Cesana: migliaia di case, terreni, abbazie e palazzi monumentali, sparsi in più di cento comuni... che generazioni di cittadini milanesi e lombardi hanno donato, nell'arco di cinque secoli, alla storica struttura sanitaria fondata dal duca Francesco Sforza nel 1456.

IL DOPO VOTO A POMIGLIANO D’ARCO: un fronte padronale assetato di vendetta e di odio di classe

Il risultato del Referendum svoltosi a Pomigliano d’Arco tra i lavoratori dello stabilimento della Fiat chiamati ad “esprimersi” sul famigerato Piano Marchionne, segnala alcune questioni politiche sulle quali vogliamo appuntare l’attenzione dei compagni e dei tanti delegati onesti e combattivi che in questi anni, a vario titolo, hanno animato mobilitazioni e lotte contro la Fiat e contro l’intero padronato.
a) Sui lavoratori di Pomigliano, come hanno evidenziato in tanti, si è abbattuto un autentico tornado i cui obiettivi travalicano la dimensione aziendale e puntano ad un riverbero negativo in tutto il mondo del lavoro in materia di diritti, di salario e di democrazia reale. Non si spiega, altrimenti, il volume di fuoco che la Fiat, la Confindustria, l’insieme dei poteri forti e i sindacati collaborazionisti hanno messo in campo contro gli operai.


Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori