venerdì 25 giugno 2010

Gaza, Israele non lascia passare quel che serve davvero

Ketchup, maionese, aghi da cucito e filo sono i prodotti che settimana scorsa Israele ha inserito nella lista dei pochi beni autorizzati a Gaza. A questi si sono aggiunti martedì attrezzi agricoli, pezzi di ricambio per automobili, giocattoli e make-up che sopra 130 camion abbiamo visto entrare all'interno della Striscia.


Prendendo atto della decisione del governo israeliano di "allentare" l'assedio a Gaza concedendo l'immissione di più merce, l'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem ha commentato : "questo è un primo mini passo nella giusta direzione per portare la politica d'Israele in linea con i suoi obblighi".
Passo davvero microscopico, se consideriamo che solo dal valico di Karni, prima dell'inizio dell'assedio, passavano più di diecimila camion al mese e che comunque anche allora eravamo lontani dai 500 camion di merci al giorno, quantitativo minimo necessario stabilito dalle Nazioni Unite per coprire in parte i fabbisogni di un milione e mezzo di persone.

La Bosnia Erzegovina e il suo enorme potenziale energetico

La Bosnia Erzegovina è ricca di acque e ha un enorme potenziale energetico. La sola Federazione bosniaca progetta la costruzione di dodici centrali idroelettriche, termiche ed eoliche nei prossimi dieci anni. Le gare di appalto condotte in questo settore, tuttavia, non sono finora avvenute in maniera trasparente.
Gli investimenti nel settore energetico, in Bosnia Erzegovina, rappresentano una delle principali possibilità di sviluppo per un Paese con mezzo milione di disoccupati. Secondo dati forniti dal ministero dell'Agricoltura, dell'Acqua e delle Foreste, in Bosnia Erzegovina viene attualmente sfruttato solo il 40% del potenziale idrico totale per la produzione di energia elettrica, con una produzione annuale di circa 11.750 Gwh.
Nella Federazione bosniaca, nel 2009 la compagnia energetica “Elektroprivreda BiH“ ha prodotto 6.661 Gwh. Solo 4.095 di questi Gwh sono stati consumati dai cittadini bosniaci e dalle aziende del Paese. L'energia rimanente è stata esportata. La causa di questa eccedenza, attualmente circa il 40% di quanto prodotto, risiede nel fatto che la produzione industriale non ha più raggiunto il livello che esisteva prima della guerra, e che alcuni tra i maggiori consumatori di energia non lavorano più a pieno regime.

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