lunedì 9 agosto 2010

Colombia-Venezuela, l’eredità avvelenata di Álvaro Uribe per Juan Manuel Santos

Oggi Álvaro Uribe lascia la presidenza della Colombia millantando trionfi ma lasciandosi dietro una scia di sangue con pochi precedenti. Il paragone è con il peruviano Alberto Fujimori, poi condannato per corruzione e violazione dei diritti umani. Lascia avvelenando i pozzi del suo successore Juan Manuel Santos, bloccandone il tentativo di migliorare i rapporti con il Venezuela di Hugo Chávez che era deciso a presenziare alla cerimonia di passaggio dei poteri e che comunque sarà rappresentato dal suo ministro degli esteri.
Rispetto all’ennesima crisi gran-colombiana (l’ennesimo déjà vu secondo Uribe Chávez aiuterebbe e ospiterebbe la guerriglia delle FARC) la stampa italiana e il sempre più tendenzioso “El País” di Madrid si sono sforzati di incolpare il Venezuela e dare come credibile la versione uribista dei fatti. Per capirne di più, nel giorno nel quale Uribe esce di scena, è però utile guardare alla stampa colombiana e perfino al settimanale britannico “The Economist”. Quest’ultimo ha addirittura consigliato Santos di mandare il suo predecessore il più lontano possibile da Bogotà, foss’anche come ambasciatore a Pechino. La crisi sulla presunta presenza di santuari delle FARC in territorio venezuelano (2.200 km di in una frontiera porosa e artificiale come poche) è infatti giunta in un momento nel quale Santos (e da Caracas Chávez) compivano il massimo sforzo per ripartire da zero con migliori relazioni. Da un lato la nomina come ministro degli esteri di María Ángela Holguín, ex-uribista ed ex-ambasciatrice prima a Caracas e poi presso l’ONU, poi allontanatasi da questo denunciandone le clientele, dall’altro l’intimare alle FARC da parte di Chávez di deporre le armi e l’annuncio di voler essere presente al passaggio di potere, testimoniavano un atteggiamento positivo.

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