lunedì 6 settembre 2010

Zero in condotta all'avvocatessa somara divenuta fortuitamente ministro

Cinquantamila classi senza docenti, sedicimila istituti senza presidi, centosettantamila lavoratori precari senza una cattedra e ben otto milioni di Euro in meno in tre anni: questa la pubblica istruzione voluta “gagliardamente” - come scrive in tono ammonitorio su Avvenire - da Mariastella Gelmini, che si appresta ad inaugurare il nuovo anno scolastico nella furia delle polemiche.
Nella conferenza stampa indetta per l’imminente ripresa delle lezioni, l’avvocatessa somara divenuta fortuitamente ministro, ha invitato le migliaia di precari che in tutta Italia stanno organizzando proteste e manifestazioni, ad astnersi dallo strumentalizzare il proprio disagio e si è detta “disponibile al confronto sul precariato e con i precari, solo se si tratta di ragionare in un clima costruttivo e su dati veri”.
I dati reali sono quelli sopraccitati, ma evidentemente per la ministra Gelmini i soli numeri che contano, le uniche cifre che hanno un senso nella sua personale idea di scuola, sono quelle dei bilanci. Bilanci sì disastrati, che richiederebbero un ampio e deciso intervento statale per garantire il diritto ad una corretta istruzione e per adempiere al dovere di proteggere la sicurezza degli studenti.

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