sabato 11 settembre 2010

Sicilia, la grande isola ridotta in una “magnifica desolazione”

In questa “magnifica desolazione” cui è stata ridotta la Sicilia, sembra che anche il dibattito politico pubblico sia scomparso, inabissatosi in una sorta di nuovo artificio minoico, in un labirinto degli intrighi e delle ambiguità.
Non sappiamo quasi più nulla delle reali intenzioni dei partiti e dei loro esponenti. Tutto avviene in incontri spesso informali, casuali o sui blog.
In realtà, il confronto si svolge nel labirinto sopra accennato, dove, in questi giorni, il presidente Lombardo sta tentando d’inventarsi un governo. Il quarto in poco più di due anni.
Come il solito, egli pensa di cavarsela facendo leva sulle divisioni interne, sulla destrutturazione dei partiti, ad arte incoraggiate, per continuare, col suo 15%, (unico caso in Italia) a fare e disfare i giochi politici e di potere nell’Isola.
E poco importa se, nel frattempo, ai vecchi disastri se ne aggiungono di nuovi. Quotidianamente.
Dopo la decisione di chiudere la Fiat di Termini Imerese, oggi è la volta dello stabilimento Eni di Gela, dove sono stati notificati quattrocento “esuberi” e una riduzione degli investimenti concordati che andranno a colpire fortemente l’occupazione diretta e dell’indotto.

Il PD e la destra

La faccia contratta dall'odio di Enrico Letta, l'aggressione di Bersani ai giovani che hanno contestato Bonanni definiti "squadristi"costituiscono un punto derimente della politica italiana e segnano il definitivo passaggio del PD all'area "moderata" e cioè di destra. L'area che sostiene Marchionne nella sua opera di cancellazione dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche italiane, che non ha alzato un dito per lo storno di otto miliardi di euro dalla istruzione alle spese di guerra, che accetta l'oligarchismo di una classe di politici  gaudente, elegante, frequentatrice di ristoranti di lusso, dedita al consumismo ed appena tornata dalle vacanze tutta pimpante ed abbronzata.
 Bersani ha gettato le carte in tavola. Ha detto chi è e che cosa vuole essere: il suo modello è Blair, il PD dovrà essere come il New Labourist che gettò alle ortiche il socialismo, posò la classe operaia e la sua maledetta abitudine di pretendere il the alle cinque come i gentiluomini inglesi. Speriamo che come Tony Blair non finisca alcoolista per i rimorsi della guerra scatenata in Iraq.

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