mercoledì 15 settembre 2010

“Prima o poi la verità su Schifani la racconterò tutta fin dal primo giorno in cui l’ho conosciuto”

“Prima o poi la verità su Schifani la racconterò tutta fin dal primo giorno in cui l’ho conosciuto”. È lo sfogo dell’imprenditore siciliano Giovanni Costa, condannato in primo grado a nove anni per riciclaggio, al giornalista de L’Espresso, Lirio Abbate.
E ciò che va in stampa è l’ennesimo scoop sui chiaroscuri della vita del Presidente del Senato Renato Schifani. Costa non è di certo un sant’uomo. Anche se nega i suoi contatti con la mafia, una sentenza di primo grado lo ha condannato a nove anni per aver riciclato una parte del bottino di Giovanni Sucato, conosciuto meglio come il “mago dei soldi”, un personaggio questo sì legato alla mafia di Villabate il quale, attraverso una colossale truffa, nei primissimi anni Novanta, si era intascato indebitamente il denaro di molti mafiosi e siciliani onesti. 
I ricordi di Costa rievocano un passato ingombrante che riaffiora in un autunno che si prospetta ricco di novità sotto il profilo politico ma anche giudiziario. Schifani “era il mio consulente, la persona che mi consigliava, quello che riusciva a mettere le carte a posto controllando i documenti con i quali chiudere affari senza avere problemi”. Dal 1986 il Presidente del Senato sarebbe stato a suo libro paga, due milioni di lire al mese in cambio di un impegno a 360 gradi, per risolvere all’imprenditore tutte le grane amministrative.  Schifani, ha raccontato Costa, “faceva in modo di sistemare i conti e le carte.

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