domenica 3 ottobre 2010

LA DROGA E IL PETROLIO USA PASSANO DALL'ECUADOR, COLOMBIA, HONDURAS E MESSICO

Signori, se volete ammazzare il presidente, eccolo qua: uccidetemi se ne avete il coraggio, anzichè stare lì vigliaccamente nascosti nell'ombra.
(Rafael Correa quando, volendo dialogare con i poliziotti, si vede bersagliato dai gas e picchiato)

Volete occupare le caserme, volete abbattere i cittadini indifesi, volete tradire la vostra missione di poliziotti, il vostro giuramento, ma questo presidente e questo governo continueranno a fare quello che ritengono di fare. 
(Correa ai suoi carcerieri mentre era sequestrato nell'ospedale della polizia)

Se intendete distruggere la patria, distruggetela, però questo presidente non farà un passo indietro. Viva la patria.
(Correa ai suoi carcerieri)

Il presidente sta governando la nazione da questo ospedale, da sequestrato. Da qui io esco o come presidente, o come cadavere, ma non mi farete perdere la mia dignità.
(Correa a un'emittente presente al sequestro)

Il coraggio di Correa, la mobilitazione di popolo e la fedeltà dei militari sventano l'ennesimo golpe della Cia in Latinoamerica. (Tra parentesi, uno sghignazzo su Belpietro) 



Gli è andata male stavolta. Avessero fatto in Honduras come le masse ecuadoriane, anzichè affidarsi a sindacalisti concertativi, forse a Tegucigalpa ci sarebbe ancora Mel Zelaya. Dunque, come tutti apprendiamo con grande sollievo e commozione, la gente di Quito e militari che si sentono esercito del popolo, memori di decenni di regimi rapinatori, vendipatria, oligarchici e filoimperialisti conclusisi con l'arrivo, nel 2007, di una presidente democratico, progressista e difensore della sovranità nazionale, hanno liquidato golpe e golpisti. Per ora. Gli Usa e i loro fantocci ladroni interni non demorderanno. Siamo al terzo colpo di Stato in otto anni allestito da Washington nel suo tentativo di tornare a sottomettere e depredare l'America Latina sfuggita al suo controllo: aprile 2002, golpe durato 48 ore contro Chavez, sconfitto dalle masse e dai militari fedeli; giugno 2009, colpo di Stato di militari, Cia, Chiesa e oligarchi in Honduras, deposto e cacciato il presidente Manuel Zelaya, golpe poi legittimato da illegittime elezioni; 30 settembre 2010, tentativo di golpe in Ecuador.

La CIA nel tentativo di golpe in Ecuador

La rivolta di elementi golpisti della polizia ecuadoriana contro il presidente Rafael Correa dà conferma di un rapporto allarmante sull’infiltrazione nella polizia ecuadoriana dei servizi di intelligence statunitensi diffuso nel 2008, in cui si segnalava come molti membri del corpo di polizia fossero in una condizione di “dipendenza” dall’Ambasciata degli Stati Uniti.

La relazione precisava che le unità della polizia “mantengono una dipendenza economica informale con gli Stati Uniti, attraverso il pagamento di informatori, qualifiche, equipaggiamento e operazioni”.

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