venerdì 8 ottobre 2010

Rom, il capro espiatorio e la carta per risalire nel consenso

Questo articolo è uscito su “Nigrizia”.

Scrivo nelle ore che precedono il digiuno di Kippur, cioè una giornata di riflessione, pentimento, remissione e espiazione. Mi piacerebbe che Nicolas Sarkozy, memore delle sue lontane origini ebraiche e del suo legame più vivo con la tormentata Ungheria, si fermasse pure lui, in attesa del suono liberatorio dello Shofar, a riflettere sul danno da lui perpetrato per vanità e superbia: cioè all’unico scopo di far risalire il suo deludente indice di popolarità che ne rende problematica la riconferma all’Eliseo.
Il cittadino d’Europa divenuto presidente francese, potrebbe riconoscere il destino beffardo che ha scelto proprio lui, con quelle sue origini, per riproporre al centro della scena europea un popolo colpevole con cui prendersela: i rom. Sempre il medesimo destino beffardo ha voluto che il capro espiatorio prescelto sia un popolo cristiano, e a tutti gli effetti europeo.

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