venerdì 26 novembre 2010

Lo scudo siciliano


Dal laboratorio politico siciliano è uscito un nuovo prototipo: lo scudo morale.
E così, dopo gli scudi “umano”, “spaziale”, “fiscale”, ecco arrivare questo nuovo prodotto destinato al mercato della (anti)politica, anche a rischio di screditare le istituzioni d’appartenenza di coloro che, anche in buona fede, si prestano al gioco.
L’ha inventato il presidente della Regione, on. Raffaele Lombardo, per difendersi dagli attacchi dei suoi tanti avversari e per meglio affrontare la tempestosa navigazione del suo quarto governo e la grave vicenda giudiziaria che lo sovrasta.
Lo scudo morale del governatore è questa giunta di “tecnici” prestati (d)alla politica, fra i quali spiccano alcuni apprezzati servitori dello Stato e precisamente due magistrati e un ex prefetto.
Senza nulla togliere agli altri assessori, non c’è dubbio che queste tre presenze costituiscono il nucleo duro dello “scudo” siciliano.
Sono, infatti, questi tre assessori, con le loro qualifiche ed esperienze professionali e retaggi familiari, a mettere -come si suole dire- il governatore in una botte di ferro.
Anche se, a ben guardarlo, lo scudo siciliano, per quanto smagliante di luce alchemica, non appare così irresistibile.

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