giovedì 30 dicembre 2010

Con la Fiom per difendere le libertà e i diritti di tutti

D’Alema ha fatto la sua scelta: con Marchionne e contro la Fiom. Con qualche se e qualche ma, come è nello stile slalomistico della casta Pd, ma la sostanza non cambia. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di fronte, che rischia di “fare epoca” certificando la definitiva morte del Pd, perché l’inciucio con Marchionne nel quale D’Alema trascina il partito (Bersani seguirà?) ha un sapore strategico, molto più grave perfino dei tanti inciuci “tattici” (comunque devastanti) con Berlusconi.

Anche il diktat di Marchionne, servilmente e prontamente firmato da Uil e Fim, certamente farà epoca, come hanno prontamente e servilmente gorgheggiato gli aedi di regime. Si tratta di capire di quale “epoca” si tratti. A giudicare senza pregiudizi, si tratta in campo sociale dell’analogo rappresentato dalle leggi berlusconiane di bavaglio ai giornalisti e camicia di forza ai magistrati, fin qui fermate dalla sollevazione popolare della società civile. Quei disegni di legge, che il governo non ha rinunciato a far approvare, segnano un salto di qualità verso approdi specificamente fascisti dell’attuale regime. Un equivalente funzionale e soft (soft?) di fascismo risulta anche il diktat di Marchionne. Se qualcuno ritiene il rilievo eccessivo, si accomodi a considerare le seguenti e modeste verità di fatto.

La Sicilia e il linguaggio dei dolci

Sicuramente, non vi sarà sfuggita la strana notizia di un fatto accaduto, nei giorni scorsi, all’uscita di un magazzino di Catania, dove un bonario “Babbo Natale” prima offre a un uomo una caramella e poi l’arresta.
Strana, ma non troppo poiché il donatore altro non era che un carabiniere travestito.
Un espediente intelligente che, oltre a rendere giustizia ai militari dell’Arma di certe ingenerose ironie, ha assicurato alla legge un estorsore che aveva appena ritirato la mesata del “pizzo” ossia 260 euro che il titolare del negozio pagava al clan di pertinenza fin dai tempi della lira.
Allora erano 500 mila lire ora sono 260 euro, una somma quasi equivalente al valore ufficiale attribuito all’euro (1.936 lire).
Se non si trattasse di un’estorsione, si potrebbe parlare di un cambio, tutto sommato, onesto. A differenza delle associazioni dei commercianti che, in combutta col governo dell’epoca, hanno attribuito all’euro il valore arbitrario di 1.000 lire, scombussolando i bilanci delle famiglie italiane.

Sicilia e Mediterraneo all’interno dei nuovi scenari della globalizzazione

On. Spataro, ho l’impressione che lei provi imbarazzo nel constatare che, da uomo appartato, ha una grande libertà di parola e di scrittura. Non mi spiegherei altrimenti la sua cortese resistenza a non farsi intervistare.

In verità, durante la mia lunga esperienza politica ho sempre cercato di pensare e di agire da uomo libero; anche da dirigente e deputato nazionale del Pci, partito regolato al suo interno dal “centralismo democratico”.
Il fatto è che mi danno fastidio l’attuale processo di omologazione, verso il basso, del ceto politico, l’asservimento della politica e di certa informazione agli interessi dei grandi gruppi finanziari e economici.
Questa corsa affannata di uomini e donne che per un posto di consigliere o deputato o di assessore sono disposti a rinunciare alla loro libertà e dignità.
La politica, i partiti mi appaiono costruzioni artificiose, ingannevoli, mirate a conseguire obiettivi di affermazione personale. Perciò, cerco di starne alla larga. Anche se, collaborando con “La Repubblica” e con altri giornali e riviste, mi sforzo di continuare a dare un contributo al cambiamento, sempre dalla parte dei lavoratori, dei giovani e della legalità.
Cose che non si possono fare più all’interno dei partiti, anche di sinistra, dove il confronto delle idee è praticamente vicino allo zero.

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