sabato 31 dicembre 2011

CasaPound, il cantante del gruppo "fascio-rock" alla Farnesina


Figlio d'arte (suo padre, Umberto, ex segretario generale della Farnesina, è il diplomatico più potente d'Italia), Mario Vattani era fino a ieri console in Giappone, amico di Alemanno e consorte, cantante in un gruppo "fascio-rock" vicino a CasaPound.
Chissà se domani tutti faranno finta di non conoscerlo. Per ora è stato deferito alla Commissione di disciplina del Ministero degli esteri. L'inizio della sua "fine" è segnato da un articolo comparso ieri su l'Unità, che ha spinto il ministro Terzi a rimuovere di corsa il console italiano a Osaka.

Guerra nei Balcani, un traffico d'armi di proporzioni enormi e dai profitti immensi


Le guerre nei Balcani sono state alimentate da un traffico d'armi di proporzioni enormi, che ha aggirato senza problemi l'embargo posto dalle Nazioni Unite. Il contrabbando ha avuto conseguenze di lunga durata, condizionando la vita delle nuove repubbliche ex jugoslave.
Mentre quella che un tempo si chiamava Jugoslavia veniva risucchiata in una spirale di morte, il mondo intero rimase in silenzio di fronte ad atrocità inconcepibili: omicidi di massa su base etnica, campi di concentramento e stupri. Il senso comune ha condannato le nazioni balcaniche per la sanguinosa disintegrazione, che provocò più di 130.000 vittime. La principale presa di posizione contro gli orrori perpetrati nella regione fu assunta dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che mise al bando il traffico di armi nell’area. A distanza di quasi vent’anni, però, emergono nuovi particolari destinati a mutare la prospettiva su queste vicende. Molti altri Paesi sembrano essere responsabili per avere alimentato le carneficine che hanno devastato i Balcani.

giovedì 29 dicembre 2011

Le connivenze, la corruzione e la repressione delle forze di polizia honduregne


Nel paese più violento dell’America latina (20 omicidi al giorno) la morte di un giovane porta in luce connivenze, corruzione e repressione. Dopo il golpe del 2009 uccisi 55 contadini, 17 giornalisti, decine di oppositori.

TEGUCIGALPA. Come molti giovani, per lo più poveri, due studenti vengono assassinati dalla polizia a Tegucigalpa, la notte del 22 ottobre scorso. Ma, questa volta, una delle vittime è il figlio della rispettabilissima rettora dell’Università nazionale autonoma dell’Honduras (Unah), Julieta Castellanos. E alla scena hanno assistito dei testimoni. Di fronte all’impossibilità di affossare l’abuso sotto la valanga dei 20 omicidi quotidiani che fanno dell’Honduras il paese più violento dell’America latina, gli alti gradi della polizia rendono pubblici i nomi dei quattro presunti assassini prima che siano indagati, mettendoli così sull’avviso e consentendogli di far perdere le tracce.

Il cesso, l'identikit di un Paese chiamato Italia



 Vi hanno sempre detto che l'Italia era a forma di stivale. Vi hanno mentito!
I microbi che albergano sulle pareti di un water closet probabilmente non se ne rendono conto, ma non fanno una bella vita. Finchè non mettono il naso fuori, però, non lo sanno. Per chi non è abituato, varcare i confini delle gabbie significa cedere allo stupore. Come gli indios abbacinati dalle perline, la prima reazione di un italiano all'estero è di pura meraviglia. E' tutto un "caspita!", "ma guarda...", "non l'avrei mai detto", "ma ti rendi conto?". La vera presa di coscienza arriva al fatidico momento del rientro. E' come tornare a casa dal cinema e realizzare che era solo un film.

lunedì 19 dicembre 2011

La pancia piena non si ribella e la pancia vuota neppure



Davvero non c'è speranza alcuna di rivoluzione, almeno finché non avremo la pancia vuota? Brutte notizie: poche speranze, anche in quel caso.

Gli scenari sul crash prossimo venturo escono dai blog di nicchia e diventano argomento di conversazione sul tram e al bar. Affermazioni come "Zapperemo tutti la terra" e "Vado stare in campagna finché sono in tempo" non sono più appannaggio di cassandre internettiane e pronosticatori di cambiamenti climatici, picchi del petrolio, guerre atomiche e profezie Maya. Le sento dalle mamme a scuola, dagli impiegati, dai negozianti, e vivo una sensazione di straniamento: come se improvvisamente tutto il mondo fosse saltato nel mio, di mondo. Prendo le distanze: ehi mica ci avrete creduto davvero, io scherzavo, cos'è questo catastrofismo, un po' di ottimismo che diamine.

sabato 17 dicembre 2011

Landini: "Pomigliano non assume iscritti Fiom"



Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil ha annunciato un pacchetto di ore di agitazione a livello territoriale e aziendale. L'11 febbraio grande manifestazione nazionale in difesa dei diritti dei lavoratori.



ROMA - La Fiom ha deciso "un pacchetto di ore di sciopero da fare a gennaio, a livello territoriale e aziendale" per la difesa del contrato nazionale e la rappresentanza sindacale in Fiat, dopo l'intesa siglata tra il Lingotto e i sindacati 1 nei giorni scorsi, senza le tute blu della Cgil. Lo ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. La segreteria della Fiom ha anche deciso "di organizzare per l'11 febbraio una grande manifestazione nazionale in difesa dei diritti dei lavoratori, del contratto nazionale e delle libertà sindacali e per aprire un confronto su un nuovo modello di sviluppo perché vogliamo impedire di trovarci di fronte a fabbriche che chiudono con licenziamenti di massa".

Nelle piantagioni di canna da zucchero del Centroamerica si muore misteriosamente


Si muore di un male silenzioso nelle piantagioni di canna da zucchero del Centroamerica. Nel caldo umido del sole di dicembre, con temperature che superano i trenta gradi, la ¨zafra¨, la raccolta della canna da zucchero si fa ancora in forma tradizionale. Gli uomini, chini e sudati, strappano a colpi di machete le piante alla terra e stanno lì per ore, da mattina a sera, perchè qui non si riceve uno stipendio, ma una paga in relazione alla quantità di canna tagliata. L'attività è febbrile, perchè come in tutti i lavori agricoli, si lotta contro il tempo. Poche settimane per immagazzinare migliaia di tonnellate da inviare alle raffinerie o ai porti, per l'esportazione. El Salvador e il Nicaragua sono i principali produttori di zucchero della regione: quasi un milione di tonnellate dirette all'estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Sudamerica. In Europa no, perchè non c'è mercato: le tasse di importazione sono trecento volte più alte del valore del prodotto, un'esagerazione per proteggere le economie delle ex colonie britanniche e francesi.

Il Governo della classe con i soldi


Quale prova inequivocabile ed esemplare di “equità” e “rigore” offertaci dall’esecutivo in carica, abbiamo assistito all’immediato e prevedibile dietrofront, con la classica coda tra le gambe, in materia di cosiddette “liberalizzazioni”, uno storico cavallo di battaglia esaltato dall’ideologia bocconiana che è ascesa direttamente al governo della nazione.

venerdì 16 dicembre 2011

Pier Paolo Pasolini, il 30 ottobre 1975 a Stoccolma vedeva in grande anticipo l'Italia di oggi, l'Italia di Berlusconi



Il testo che presentiamo è la registrazione, recentemente e avventurosamente ritrovata e inedita in Italia, dell'incontro di Pier Paolo Pasolini, il 30 ottobre 1975 a Stoccolma, con un gruppo di critici cinematografici svedesi. Si comincia con un fuori onda, che serve come prova di microfono. 

Cosa conosce del cinema svedese?
"Come tutti gli altri intellettuali italiani, conosco Bergman. Non conosco gli altri. Conosco i nomi ma non i film".

Mai visti?
"Mai. Perché a Roma è una città terribile. Ci sono cinema d'essai ma le occasione per vederli sono molto rare".

Non avete cinema d'essai?
"Ci sono uno o due cinema d'essai ma non è come a Parigi".

Signori e signore, il signor Pasolini è qui per presentare il suo nuovo film. Lo ha appena terminato, ed è un film su Sodoma... 
"Penso che sia la prima volta che faccio un film di cui non ho avuto un'idea. Era stato proposto a Sergio Citti e come sempre l'ho aiutato a scrivere la sceneggiatura. Ma man mano che andavamo avanti , Citti amava sempre di meno il film e io l'amavo sempre di più e l'ho amato soprattutto nel momento in cui mi è venuta l'idea di ambientarlo nel '45, durante gli ultimi mesi della Repubblica di Salò. D'altra parte Citti ha pensato a un altro soggetto e allora ha abbandonato definitivamente il progetto. E poiché del progetto m'ero innamorato io, l'ho finito io. Questo film, essendo tratto da de Sade, è imperniato sulla rappresentazione del sesso.

mercoledì 14 dicembre 2011

Fuori i fascisti di casapound da tutte le città!



Oggi a Firenze il fascismo ha ucciso con arma da fuoco due venditori ambulanti senegalesi e ne ha feriti altri tre. Ad uccidere come abbiamo detto è stata una mano fascista, del terzo millennio, ma sempre fascista, infatti l’omicida era un "militante" di Casapound, nello specifico della sede Pistoiese.
Partiamo dagli eventi. I primi due omicidi sono avvenuti in piazza Dalmazia, nella periferia nord di Firenze, mentre un terzo ambulante è rimasto ferito. Nel pomeriggio, altri due venditori senegalesi sono stati uccisi nei pressi del mercato di San Lorenzo, in centro. In tutto sono tre i feriti tutti in condizioni gravissime.

domenica 11 dicembre 2011

Uno spettro s’aggira in Europa: la rivolta dei proletari


Il capitale internazionale ha individuato nella Germania il suo punto di forza e di riferimento, il bastione politico dietro cui si riparano gli interessi delle tecnocrazie e delle élite finanziarie mondiali. Se la Germania è l’interlocutore privilegiato del grande capitale all’interno dell’area dell’euro, la conseguenza è esattamente l’imposizione dall’alto di una linea politica di “germanizzazione” di tutti i Paesi che fanno parte dell’euro, perciò chi non si adegua agli “standard” richiesti dai vertici della BCE rischia di essere emarginato dall’euro, oppure di retrocedere in una “categoria” inferiore.

venerdì 9 dicembre 2011

Loro continuano a non fare sacrifici





Riformati? Sì. Ma sempre privilegiati. Ecco la lezione che arriva dal Parlamento costretto, sotto la spinta dei sacrifici imposti dal presidente del Consiglio Mario Monti, a rivedere i trattamenti pensionistici di assoluto vantaggio che deputati e senatori si sono sempre riservati con i loro ricchi vitalizi. Per riscuotere la pensione, a partire dal prossimo gennaio tutti i lavoratori dovranno raggiungere almeno 42 anni di contribuzione. Per le eccellenze parlamentari, invece, nonostante i "tagli" annunciati dai presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani per "mettersi in linea con il resto dei cittadini", continueranno ad essere sufficienti 5 anni di permanenza sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama.

Vero che la pensione riformata (con il regime contributivo annunciato) non sarà più quella ricchissima elargita con il sistema in corso e che viene calcolata a seconda delle legislature collezionate in quantità che variano dal 25 all'80 per cento dell'indennnità (oltre 11 mila euro mensili), ma potranno consolarsi con il limite di età più favorevole fissato per riscuoterla.

mercoledì 7 dicembre 2011

Il Partito Comunista Cileno chiede la verità sulla morte del premio Nobel Pablo Neruda



Il premio Nobel Pablo Neruda non sarebbe morto a causa dell'aggravarsi del cancro alla prostata, come fino ad oggi si credeva, ma a causa di un'iniezione di veleno per mano di agenti del regime militare di Pinochet. Questo ciò che afferma Manuel Araya, uno dei maggiori collaboratori e autista personale del poeta cileno fino al giorno della sua morte.

Al fine di far luce sulle reali cause del decesso di Neruda, il Partito Comunista Cileno, attraverso l'avvocato Eduardo Contreres ha richiesto la riesumazione del corpo.  

Il decesso di Neruda avvenne il 23 settembre 1973 nella clinica Santa Maria, a Santiago del Cile. Qui vi fu trasportato in ambulanza il 19 settembre, dalla sua casa nel piccolo villaggio di Isla Negra, per curare l'aggravarsi del cancro alla prostata. Per trentotto anni la causa ufficiale della morte del poeta è stato il cancro, ma dopo le rivelazioni dello scorso maggio ciò è stato messo in discussione.

domenica 4 dicembre 2011

Nei paesi che gli oligarchi della Bce e dell’UE chiamano con disprezzo “Piigs” le forze di classe resistono e cominciano a coordinarsi


Scioperi generali in Grecia e Portogallo, assemblee preparatorie in Italia, movimenti in Spagna. Intervista a Pierpaolo Leonardi (Usb) di ritorno dalla Grecia. Nei paesi che gli oligarchi della Bce e dell’UE chiamano con disprezzo “Piigs” le forze di classe resistono e cominciano a coordinarsi. Riunione il 15 dicembre ad Atene per discutere delle lotte e dell’organizzazione comune nei Piigs.
Giovedì in Grecia c’è stato il settimo sciopero generale di quest’anno. Lavoratori, disoccupati, precari, studenti, artigiani e giornalisti, continuano a resistere e ad opporsi alle sanguinose ricette della Trojka (Fmi, Bce, Ue) che stanno devastando socialmente il paese. A margine dell’assemblea nazionale dei sindacati di base in corso a Roma ci siamo fatti raccontare direttamente come sono andate le cose dal coordinatore nazionale della Usb, Piepaolo Leonardi che era ad Atene durante lo sciopero e la manifestazione del Pame.

venerdì 2 dicembre 2011

Un dibattito sul Mar Mediterraneo


Allo Spazio Europa è di nuovo il Mar Mediterraneo al centro di un dibattito che ha visto contrapposti, da un lato, Rony Hamaui e Luigi Ruggerone, autori de “Il Mediterraneo degli altri. Le rivolte arabe fra sviluppo e democrazia” (Egea) e, dall’altro, Franco Rizzi, che ha scritto “Mediterraneo in rivolta” (Castelvecchi). Il dibattito-presentazione dei due libri, “Il Mediterraneo, nuova sfida per l’Europa”, moderato da Giampiero Gramaglia, si è contraddistinto per la dialettica tra le diverse impostazioni metodologiche e le diverse convinzioni ideologiche degli autori dei due libri. Ruggerone ed Hamaui, professionalmente impegnati nel mondo della finanza e professori a contratto alla Cattolica di Milano, sono partiti da una prospettiva più impostata sull’analisi delle variabili socio-economiche e su uno scenario di lungo periodo.

domenica 27 novembre 2011

La barca della morte incagliata tra gli scogli di Carovigno


L'incidente nei pressi di Carovigno. L'imbarcazione è affondata sugli scogli. Due i corpi recuperati finora. Una quarantina i clandestini tratti in salvo, all'appello ne mancano una trentina.



 BRINDISI - Hanno trovato la morte a pochi metri dalla terra ferma. Sbattuti sugli scogli dal mare in tempesta. Nel mare di Carovigno, una delle spiagge più belle della costa brindisina, si teme la strage di migranti. La barca a vela di quindici metri partita cinque giorni fa dalla Turchia con a bordo una settantina di curdi e afgani e cingalesi, tutti maschi e giovanissimi, si è schiantata verso le 18 sugli scogli a qualche decina di metri dalla riva, in località Mezzaluna. Sono state le grida disperate dei naufraghi a richiamare l'attenzione di un persona che abita nei paraggi che ha poi lanciato l'allarme. 

Nel buio pesto ha visto lo scafo arrugginito e la vela ancora issata. Tra le onde decine di corpi nuotare disperatamente per raggiungere la riva. Due cadaveri sono stati recuperati e giacciono sulla scogliera coperti da teli di fortuna. Verso le 21,30 arriva l'ordine del magistrato della procura brindisina Myriam Iacoviello per la rimozione delle salme.

venerdì 25 novembre 2011

Il programma “neodemocristiano” di Monti


Una volta i colpi di Stato li organizzavano ufficialmente i colonnelli, non a caso si chiamavano (giustamente)“golpe militari”. Oggi li ispirano e li eseguono direttamente i banchieri e i tecnocrati della finanza, affiancati anche da generali, emissari della Confindustria e referenti del Vaticano, ma ipocritamente sono definiti“governi tecnici”.
Non si tratta di analisi dietrologiche o complottiste, ma è la semplice presa d’atto di quanto accade sotto i nostri occhi. Nella migliore delle ipotesi, persino in Parlamento, si osa discutere di “sospensione della democrazia”. Ad insinuare simili accuse, che si preferisce liquidare molto comodamente come “farneticazioni ossessive”, non sono pericolosi sovversivi o bolscevichi, ma giornalisti prezzolati e burocrati al servizio dell’apparato berlusconiano, nonché alti funzionari di partito organicamente inseriti nei Palazzi del potere che agiscono da anni all’interno delle istituzioni rappresentative.

lunedì 14 novembre 2011

Scontri sulla linea del cessate il fuoco rendono difficile la continuazione del dialogo diplomatico sul Nagorno Karabakh


Nel suo discorso alla 66° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 23 settembre scorso, il presidente armeno Sargsyan ha lanciato un atto d'accusa contro l'Azerbaijan: “L’assenza di volontà da parte azera di raggiungere un accordo e la sua posizione 'o tutto o la guerra' impediscono qualsiasi progresso nei negoziati”. Il presidente armeno si è dichiarato inoltre preoccupato per il “diffondersi dell’armenofobia tra le giovani generazioni”, affermando che “dichiarazioni bellicose e minacce di guerra da parte azera si sono intensificate e le violazioni del cessate il fuoco, che continuano a colpire le vite di persone innocenti, sono diventate sempre più frequenti. Qualsiasi avventurismo da parte azera – ha sostenuto Sargsyan – spianerebbe la strada al riconoscimento formale da parte armena dell’indipendenza del Nagorno Karabakh”.

venerdì 11 novembre 2011

Risolvere la crisi dal basso


Il premier greco George Papandreou ha abortito la sua idea. Non a caso, dopo aver dichiarato al mondo l’intenzione di indire un referendum, è stato immediatamente convocato in un incontro a margine del G20, a cui hanno partecipato il cancelliere tedesco Merkel, il presidente francese Sarkozy e i vertici del Fondo Monetario Internazionale. E’ assai probabile che sia stato indotto, se non costretto, a rinunciare alla sua proposta. Risultato: il referendum è annullato ancor prima d’essere proclamato.
Una vicenda surreale, quanto emblematica, che testimonia l’insofferenza dei mercati azionari e delle élite finanziarie verso le regole democratiche e la sovranità popolare.
L’illusione suscitata dalla proposta annunciata e poi ritirata dal premier greco, è svanita troppo presto, nemmeno il tempo sufficiente per godersela. E’ stata una meteora. Alla stregua di altre esperienze effimere che si consumano in un attimo, stile “usa e getta”, tipiche del tempo fugace e della società consumistica di massa in cui siamo cresciuti.

martedì 8 novembre 2011

L’Ottobre ha ancora molto da insegnarci


Ricordiamo il 7 novembre non per un esercizio retorico. Ogni anniversario di quella rivoluzione per i militanti comunisti deve essere occasione di riflessione per l’agire presente.

Il ricordo vivo del grande Ottobre ci dice prima di tutto che la rivoluzione è possibile, che la lotta dei popoli contro il giogo dell’oppressione e dello sfruttamento può essere vittoriosa, che il socialismo, un ordine nuovo antitetico a quello capitalista e imperialista, non è una chimera, ma il reale concreto. Questo ha un valore universale, che travalica le differenze che sono esistite ed esistono tuttora all’interno del movimento operaio. Per il solo fatto di affermare il diritto dei popoli alla rivoluzione, la possibilità concreta della rivoluzione, l’Ottobre dovrebbe essere commemorato e onorato da tutti coloro che si battono contro il capitalismo e l’imperialismo. In questo senso l’Ottobre è di tutti i popoli in lotta.

lunedì 7 novembre 2011

Viva la Rivoluzione d'Ottobre!




Oggi  ricordiamo l' anniversario della Rivoluzione d'Ottobre  per rinnovare la nostra convinzione nei valori che portarono alla liberazione di milioni di uomini e di donne uniti nell'URSS che è stata nazione di nazioni e patria del socialismo rimpianto da quanti lo conobbero e vissero dentro le sue regole. 

La fine dell'URSS è avvenuta nel 1993 con il colpo di Stato di Eltsin che non incontrò alcuna resistenza a riprova della sua natura profondamente civile e democratica.

Albanesi a Venezia nel ’400: un esempio di integrazione

Francesco Guardi, dipinto della serie: "Le solennità dogali", scena: "Partenza del Bucintoro per san Nicolò di Lido", il giorno dell'Ascensione. Dipinto verso il 1775-1780


A seguito della cessione da parte di Venezia di Scutari all'Impero ottomano ai cittadini della città albanese si è data la possibilità di partire per trasferirsi sotto la protezione del Gonfalone di San Marco. Fu in conseguenza di quell’episodio che si registrò il massimo di emigrazione albanese verso l’altra sponda dell’Adriatico, picco di una parabola che era stata in crescita lungo tutto l’arco del ‘400.
“Migrazioni e integrazione. Il caso degli albanesi a Venezia (1479-1552)” è un saggio di Lucia Nadin, che ha trascorso un lungo periodo di studio e lavoro in Albania – sia presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tirana che all’Università di Tirana – e che apre la collana “Contesti Adriatici” della Casa editrice Bulzoni di Roma.

Romania, la vita avvolta nel silenzio degli orfani bianchi



Una delle maggiori piaghe che affliggono la Romania, e sulla quale è sempre regnato il silenzio, riguarda i cosiddetti "orfani bianchi". Bambini rimasti in patria, privi della presenza dei loro genitori, emigrati alla ricerca di lavoro. 

Sono gli orfani bianchi, il loro numero supera le centinaia di migliaia. Ognuno di loro ha un nome ma i loro genitori non sono lì a chiamarli o abbracciarli forte quando hanno bisogno, quando si interrogano sui problemi della vita, quando non capiscono perché alcune cose devono accadere proprio a loro. E loro, i bambini rimasti soli in Romania perché i genitori sono andati all’estero a lavorare, si addormentano con le lacrime agli occhi, sperando di sognare la mamma ed il papà. Spesso i coetanei li considerano fortunati perché possiedono cose più belle, vestiti, cellulari. Eppure non sono felici. Hanno molto, ma non i loro genitori.

domenica 6 novembre 2011

Indignarsi contro l’ingerenza della finanza non basta


Lo strapotere esercitato dalle cosiddette “agenzie di rating” è il sintomo più inquietante ed evidente di come il capitalismo sia ormai impazzito, ridotto alla mercé di una ristretta oligarchia di stampo mafioso, composta daisignori del denaro e della finanza.
Tali agenzie costituiscono un minaccioso e destabilizzante strumento di dominio e di ricatto, esercitato a livello mondiale, una specie di “arma atomica” di cui dispone una cerchia elitaria di banchieri, uomini d’affari ed esponenti della finanza globale. In altre parole, agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poor’s incarnano la “voce del padrone”. Nell’assalto sferrato contro l’Italia, esse sono state le prime ad avvertire gli ambienti della speculazione internazionale che si poteva e si doveva aggredire l’Italia.
Esse si arrogano il diritto di emettere sentenze sullo “stato di salute” dei vari Paesi, formulando previsioni sinistre sul loro futuro economico, senza che abbiano mai ricevuto alcuna legittimità a svolgere un ruolo tanto decisivo da condizionare e determinare il destino dei popoli, mandando in rovina intere nazioni e addirittura interi continenti.

sabato 5 novembre 2011

America Latina: LA DEMOCRAZIA AI TEMPI DELLA CRISI SISTEMICA


Dal colpo di Stato in Honduras, già più di due anni fa, si sono moltiplicati i segnali del fatto che le élites mondiali tendono ad affrontare la crisi sistemica in forma autoritaria, passando sopra alle forme democratiche che loro stesse prescrissero a suo tempo come modo per risolvere i conflitti sociali e politici. Anche se i colpi di Stato sono per ora un’eccezione, le pratiche autoritarie vanno naturalizzandosi ed estendendosi in un modo che può diventare un accerchiamento poliziesco-militare per le forze antisistema.

Giorni fa l’ufficialista Diario del Pueblo ha riportato l’intervento del presidente della Everbright Bank, Tang Shuangning, al Foro Economico Europa-Asia, che si è svolto a settembre a Xian (Cina nord occidentale), in cui questi elencava “le dieci contraddizioni della crisi del debito in Occidente” (Diario del Pueblo, 27 settembre).

mercoledì 2 novembre 2011

Berlusconismo? Abbiamo già dato!



Il berlusconismo è finito. E' un concetto che ricorre in molti commenti che ritengono ormai finita la stagione politica di Berlusconi. Può essere. E' sperabile. Tuttavia il Governo resta ancora al suo posto. Questo fine stagione rischia di produrre guasti enormi e difficilmente recuperabili per il nostro paese. L'incredibile vicenda del rapporto dell'Italia con l'Europa si inscrive in questa fase tormentata e apparentemente interminabile. La credibilità in Europa del Governo è distrutta. Il nostro paese paga un aggio alla permanenza del Governo che è qualcosa di più grave di uno spread più alto tra i buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi. Paghiamo interessi sul debito pubblico più alti ormai da tempo, ma siamo anche nell'impossibilità di discutere seriamente con l'Europa le misure di risanamento delle finanze pubbliche. 

Berlusconi ha capito che accettare senza fiatare le misure chieste all'Italia dalla maggioranza di destra dell'Europa può risultargli utile per restare in carica. La dignità può attendere.

martedì 1 novembre 2011

Libia, Tawergha, la punizione collettiva sulla città dei neri libici



Denunce inascoltate fin da giugno. Gli ex “ribelli” di Misurata hanno espulso, derubato (con molte uccisioni) gli abitanti di un’intera città nera vicino Misurata. E a metà settembre Jibril aveva dato via libera.

Insieme a Sirte assediata e distrutta, Tawergha, la città dei neri libici, diventa il simbolo della Libia “liberata” grazie alla Nato. Situata a qualche decina di chilometri da Misurata, Tawergha contava circa 30mila abitanti, in gran parte libici di pelle nera: nacque nel XIX secolo come città di transito nel traffico degli schiavi. E “schiavi” (abeed) è l’insulto che più ricorre sui muri della città dopo la conquista in agosto da parte delle truppe dei “ribelli della Nato” provenienti da Misurata. Il suo nome è stato cancellato sul cartello stradale e sostituito da “Nuova Misurata”. 

Tawergha è ora disabitata (e molte case incendiate e saccheggiate): i suoi abitanti sono scappati altrove all’avvicinarsi delle forze anti-Gheddafi due mesi fa; le ultime centinaia sono state espulsi in seguito dalle milizie.

domenica 30 ottobre 2011

I lavoratori contestano Renzi


Manifestazione davanti alla ex stazione Leopolda organizzata dai lavoratori e dai delegati della rsu dell'Ataf con l'obiettivo di "chiamare a raccolta tutta l'opposizione cittadina arrabbiata per le politiche del sindaco sui servizi sociali"
Circa 300 persone hanno contestato il sindaco Renzi, organizzatore della convention dei “rottamatori del Pd”. Tra queste, i lavoratori della società di trasporti, molti dei quali, in segno di protesta contro l'ipotesi di cessione a privati dell'azienda, indossano cartelli con la scritta “autista vendesi”, i dipendenti del Maggio musicale, contrari ai tagli che il primo cittadino intende portare alla gestione dell'ente, un presidio di invalidi in carrozzina, vittime - hanno spiegato - delle pedonalizzazioni del sindaco, precari degli asili nido, rappresentanti dei comitati No tunnel Tav e No inceneritore nella Piana. Tra i manifestanti, anche un contestatore con la maschera da orso ed una t-shirt con la scritta “Renzi il sindaco che la destra ci invidia”.

Tolgono reddito alle popolazioni per sostenere le banche


Volatilità alle stelle. Le borse salgono o crollano a ritmi vorticosi, senza una direzione chiara. E nessun "sacrificio umano" - togliere reddito alle popolazioni per sostenere le banche - sembra davvero rovesciare la tendenza.
C'è molto di folle in questa crisi. Un esempio. Il giorno dopo in vertice informale e notturno (due stranezze in una sola volta, ben poco sottolineate) le borse mondiali hanno festeggiato il successo: ancora una volta stati importanti, tutta l'Europa, si impegnavano a coprire perdite private. Non totalmente (il "taglio di capelli" per chi ha titoli greci in cassaforte tocca ora il 50%), ma in misura molto rilevante.

giovedì 27 ottobre 2011

La letterina



L'avventurismo e la mancanza  di senso  della Nazione delle opposizioni italiane  sono davvero stupefacenti! Oggi sono tutti a sfottere il Governo  per la "letterina" di risposta alle ingiunzioni dei mafiosi proprietari della Unione Europea Sarkozy e Merkel, tutti a criticare la mancanza di autorevolezza del Presidente del Consiglio che non sa imporsi alla lega . L'opposizione e i pennivendoli liberisti della stampa italiana sono ben rappresentati da Gramellini che fa una pesante satira sulla irrisolutezza e sulle difficoltà del governo. Avremmo dov uto ubbidire a tamburo battente, cedere subito le pensioni di anzianità, portare il limite magari a 70 anni. L'Italia quindi si trova presa tra due morse: le pedate e le ingiunzioni condite da risolini sarcastici della Francia e della Germania ed una opposizione che attacca da destra il governo per le difficoltà che sta frapponendo a cedere sulle pensioni fino a ieri considerate in equilibrio fino a dopo il 2050.  I  liberisti si sono inventati un altro punto di vista  per  attaccare  le pensioni e cioè  che assorbono il 15 per cento del PIL  che  il padronato, avendo prosciugato tutti i barili, vuole per se, per impadronirsi della grande risorsa INPS. Subito dopo attaccheranno   l'INAIL il cui fondo fa gola alla Confindustria abituata a parassitarsi sulle risorse e sul patrimonio dello Stato ed ansiosa di avere nuova carne da spolpare assieme alle privatizzazioni  dei beni pubblici da svendere. Hanno già l'acqualina in bo cca in molti a fronte della svendita dei terreni dello Stato che valgono otto o nove miliardi di euro. Si venderà anche la tenuta di San Rossore?

martedì 25 ottobre 2011

La morte di Gheddafi segnala la sepoltura delle primavere arabe e un nuovo inizio di un intervento coloniale delle potenze occidentali in Africa





Sono molto legato alla Libia (e un po' lo ero anche a Gheddafi) perché ci sono nato, lì c'è stata la mia prima formazione politica e diventai comunista (clandestino, governava l'amministrazione militare britannica). 
E fu in Libia che entrai nell'Associazione per il Progresso della Libia di cui facevano parte compagni più anziani, come Cibelli, Prestipino, Caruso, Manzani, i fratelli Russo e altri ancora. Il combinato disposto dell'associazione per l'indipendenza della Libia e la clandestinità comunista, nel dicembre del 1951 determinarono l'arresto e l'espulsione dalla Libia mia e di un po' di altri compagni.

domenica 23 ottobre 2011

La violenza del capitale



Negli ultimi tempi, sui principali media ufficiali si paventa con insistenza un’ipotesi di default (cioè fallimento) della Grecia, a cui potrebbe far seguito un allarmante effetto domino che rischierebbe di travolgere drammaticamente altri Paesi che fanno capo all’euro, tra cui l’Italia e la Spagna sembrerebbero i più esposti al contagio della crisi.
In questo periodo sembra che gli Italiani siano diventati esperti nel campo dell’economia politica e non è un caso seIl Sole 24 ore sia uno dei quotidiani più letti e venduti nel nostro Paese. Vocaboli quali “spread” e simili, propri della scienza economica, un tempo ignoti alla massa e appannaggio esclusivo di tecnici e specialisti, sono entrati a far parte del lessico quotidiano che la gente comune adopera incontrandosi al bar o in ufficio.
Ma proviamo a chiarire alcune questioni essenziali della crisi, che è indubbiamente di matrice sistemica. In tal senso, per mettere ordine tra le troppe informazioni, sovente confuse, distorte o manipolate, che ci propinano ogni giorno i mass-media a proposito della situazione economica, ben venga a soccorrerci il vecchio barbuto ebreo di Treviri.

martedì 18 ottobre 2011

A ROMA C'ERAVAMO ANCHE NOI



rete controg8
per la globalizzazione dei diritti
Mercoledì 19 ottobre dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova, 490° ora in silenzio per la pace.
Altre info su www.orainsilenzioperlapace.org
Quello che è stato oscurato dalla gestione dell’ordine pubblico a Roma.
... Si sente spesso ripetere che le azioni degli “incappucciati” di Roma hanno oscurato l’ “allegro serpentone colorato” ( e basta con tutta st'allegria) che intendeva sfilare in modo pacifico.
Le ragioni della manifestazione in realtà non sono state oscurate: tutti sanno ormai che i manifestanti ( e molti non manifestanti che condividono le loro opinioni) vogliono semplicemente un futuro, un lavoro non precario e diritti. Vogliono la loro vita. E non c’è dubbio che l’allegro serpentone, pacifico e colorato, sarebbe stato liquidato dai media con una foto ed un titolo, e basta così.

lunedì 17 ottobre 2011

Quei 500 con la divisa del cretino contro i 500 mila con la divisa del cittadino


Chi fossero non ha molta importanza, quei 500, o poco più, che hanno impedito al corteo dei500 mila di giungere fino a piazza San Giovanni. Di estrema destra, di estrema sinistra, skinhead di ogni colore, giovani semplicemente arrabbiati, pasticcioni borderline con inclinazioni verso la “sindrome di Londra” (sfascio tutto e mi porto a casa l’ iPad), sfondatori di bancomat e di distributori di benzina, incendiari di auto con l’idea che è così che si combattono le multinazionali, provocatori che giocano le loro partite su “suggerimenti” di non sappiamo chi. Insomma tutti abitanti di quella gabbia di matti in cui si sta trasformando questa società malata.

martedì 11 ottobre 2011

La felicità libica ai tempi del colonialismo italiano

A Roma, il centenario dell'occupazione coloniale italiana della Libia è stato ignorato. In compenso è stato celebrato a Tripoli, l'8 ottobre, dal presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil e dal ministro della difesa Ignazio La Russa. Quella del colonialismo italiano, ha dichiarato Jalil, fu per la Libia «un'era di sviluppo». Infatti, «il colonialismo italiano portò strade e palazzi ancora oggi bellissimi a Tripoli, Derna, Bengasi; portò sviluppo agricolo, leggi giuste e processi giusti: i libici questo lo sanno benissimo»«Rilettura storica»altamente apprezzata dal ministro La Russa: «La storia coloniale europea la conosciamo bene, anche con le sue ombre, però l'Italia ha lasciato un segno di amicizia». Si tratta, a questo punto, di riscrivere i nostri libri di storia.

Se nel 1911 l'Italia occupò la Libia con un corpo di spedizione di 100mila uomini, lo fece non per scopi espansionistici ma perché, in quanto nazione civile, voleva aprire al paese africano «un'era di sviluppo». Se poco dopo lo sbarco l'esercito italiano fucilò e impiccò 5mila libici e ne deportò migliaia, soffocando nel sangue la prima rivolta popolare, lo fece per applicare «leggi giuste».

sabato 8 ottobre 2011

Forza gnochi!


    
Ma vi pare che basti cambiar nome ad un partito per connotarlo in modo diverso?
Che senso ha?
Corre voce che  la ragione di questo fatto sia maturata perché    il capo discusso del Popolo delle libertà si sarebbe preso troppe licenze e che per questo, chiuso il negozio delle libertà (altrui), abbia deciso di vendere altro al suo popolo. Ottimo imbonitore sarebbe capace di vendere di tutto: dalla pubblicità.. che so.. alla camicie, ai bavagli.  Camicie? Perché no? Nere, camicie nere, per i nostalgici che militano nelle sue file o in file parallele, verdi per gli amici padani di Trota, ma soprattutto di forza, avendo saputo utilizzare più di tutti la prepotente carica suggestiva contenuta nella parola “forza”. Mutuata dal tifo sportivo egli ne aveva fatto una bandiera di partito, che si chiamava “Forza Italia”.   La fusione con Alleanza Nazionale lo   aveva costretto a ribattezzare la sua creatura, che ora, dopo il divorzio di Fini e dei suoi amici, cambierà denominazione.  Non ricordo bene il nuovo nome, quello che gira (si tratta di giri di prova) nei corridoi della politica. “Forza gno..mo? No, non mi pare. Anche se almeno  uno dei suoi amici è piccolo di statura. La gnome (intelligenza)  greca c’entra anche poco nel caso particolare. “Forza gno..cco”, mi pare, ma non ne sono molto sicuro.

venerdì 30 settembre 2011

Lampedusa, tutto insabbiato dal "regime"

Un ragazzo al sit in del 21 settembre a Lampedusa prima del pestaggio, foto Alessio Genovese



Sapevate che alcuni agenti della Guardia di Finanza a Lampedusa andavano a caccia dei tunisini indossando maglietta con su scritto “G8 2001, IO C'ERO"? E che tra i poliziotti c'era chi sotto l'uniforme indossava la maglietta con l'aquila nera e la scritta “MERCENARI”? Qualcuno penserà che siano dettagli. Secondo me invece dà la misura di dove siamo arrivati. La frontiera è ormai fuori controllo. Senza legge e senza informazione. Affidata a squadre di picchiatori esaltati. Gli stessi torturatori responsabili del macello di Genova, delle continue morti sospette in carcere e nei commissariati (vedi Cucchi, Uva, Aldrovandi...), e dei sempre più frequenti pestaggi nei centri di identificazione e espulsione (Cie). Anche se poi va detto che nei giorni della reconquistalampedusana gli agenti non erano gli unici a picchiare. Perché con le spranghe in mano c'erano anche gli operatori della "Lampedusa accoglienza".

domenica 18 settembre 2011

A Lampedusa non sbarca nessuno. Vi ostinate a chiamarli sbarchi, ma è soccorso in mare

A Lampedusa non sbarca nessuno. I migranti non arrivano nell`isola da soli, ma accompagnati dalle unità di Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza. Le azioni di soccorso hanno salvato migliaia di vite ma restano sconosciute. “Applichiamo solo la legge del mare, quella dell`aiuto reciproco”. Lo specchio d`acqua tra Lampedusa, Tunisia e Libia è pattugliato ogni giorno. Non è protezione dei confini ma emergenza umanitaria. E non ci sono neanche gli scafisti.


LAMPEDUSA (AG) - “In asperitate maris pro humanitate`. E` il motto della Capitaneria di Porto, un pugno di uomini che con i colleghi della Guardia di Finanza pattuglia le acque territoriali e trascina i barconi al molo Favarolo. Spesso salvando uomini, donne e bambini da natanti che imbarcano acqua, che hanno finito la nafta, che hanno perso la rotta e vanno alla deriva. Migliaia di persone sottratte al naufragio.

sabato 17 settembre 2011

L’ITALIA RICONOSCA LO STATO PALESTINESE



(Yasser Arafat, riceve Agostino Spataro, Hotel Excelsior, Roma, 1988)
1.. Mentre ri-esplodono gli scandali delle frequentazioni notturne e diurne di Silvio Berlusconi, permettetemi di ricordare che il suo governo si è assunto la grave responsabilità di votare contro la richiesta, avanzata all’Onu da Abu Mazen, per il riconoscimento pieno dello Stato del popolo martire di Palestina entro i territori del 1967 assegnati dall’Onu del 1947 e confermati dalla risoluzione n. 242/1967 del CdS dell’Onu che chiedeva l’immediato ritiro dai territori palestinesi delle forze d’occupazione israeliane.
Credo che il “no” detto da Berlusconi ai palestinesi sia molto più grave di quello che egli avrebbe ricevuto da Emanuela Arcuri.
Perciò, parliamone e soprattutto agiscano i responsabili politici e parlamentari per evitare questo nuovo errore che sbilancia, pesantemente, la posizione dell’Italia a favore della parte occupante.
Chiarendo che l’errore non è quello che- secondo il ministro Frattini- commetterebbero i rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese nel chiedere per il loro Paese il riconoscimento quale 194° membro della Nazioni Unite, ma quello commesso dal governo italiano di negare tale riconoscimento, senza portare motivazioni convincenti.

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori